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Orgosolo rilancia la lotta contro la quarta colonizzazione: “approvare la Pratobello 24”

Dopo i fogaronis di Sant’Antoni, la parola alla terra: assemblea decoloniale contro l’estrattivismo energetico.
A Orgosolo, appena spenti i fuochi di Sant’Antonio, si è riacceso ciò che il colonialismo tenta da sempre di spegnere: la parola collettiva dei sardi. Nell’auditorium comunale, gremito e vigile, il comitato Ventu Hontrariu ha promosso una grande assemblea popolare alla presenza di alcuni comitati storici di Pratobello 24, segnando un passaggio politico di rilievo nella lunga resistenza contro la trasformazione della Sardegna in piattaforma energetica di sacrificio.
Non un incontro rituale, ma un momento di contro-narrazione decoloniale, in cui l’isola ha parlato di sé, contro chi la riduce a spazio vuoto, colonia interna, serbatoio di risorse da mettere a valore per interessi esterni.

Colonizzazione energetica e vuoto di protezione
A nome del comitato del centro da cui tutto è partito, Mario Rubanu ha messo subito a fuoco il nodo centrale: la bocciatura della legge 20 era prevista perché in Sardegna, oggi, non esiste alcuna reale protezione del territorio. Il DL 175 rappresenta un salto di qualità nell’aggressione: se il decreto Draghi aveva aperto la strada, questo la spalanca definitivamente.
Il paradosso politico è solo apparente. A Roma il “campo largo” vota contro il decreto e la destra a favore; in Sardegna accade l’inverso. Ma non è schizofrenia: è il segno di una classe politica regionale priva di sovranità, che agisce dentro un perimetro coloniale dove le decisioni reali vengono prese altrove.
Rubanu lo dice senza infingimenti: dopo quindici mesi dalla consegna della Pratobello, è il tempo della scelta di campo: “O si sta con lo Stato che espropria e saccheggia, o si sta con la Sardegna“.
In questo quadro, l’esperienza della comunità energetica di Orgosolo rappresenta un atto di autodeterminazione concreta: produzione dal basso, controllo comunitario, partecipazione popolare. Non una bandiera ideologica, ma una pratica di lotta del popolo sardo!“.

Il DL 175 come dispositivo di genocidio territoriale
Maria Grazia Demontis del Coordinamento Gallura ha chiamato le cose con il loro nome. “Il DL 175 è un’aberrazione, estranea a qualsiasi idea autentica di transizione ecologica. È una legge che sancisce l’attacco sistemico alla terra, al punto da configurare il rischio di un vero e proprio “genocidio bianco” come è stato giustamente definito: non sterminio fisico, ma svuotamento sociale, economico e culturale dei territori“.
Il decreto risponde alla terza direttiva europea post guerra in Ucraina, la più radicale, in cui le rinnovabili diventano funzionali non alla giustizia climatica, ma alle esigenze del riarmo e della competizione geopolitica. La Sardegna viene così inscritta in una catena di comando che la vuole periferia energetica militarizzata, non comunità vivente“.
Tre anni di lotta – con il corpo e con la penna – testimoniano una scelta di campo netta: democrazia contro decisionismo coloniale. Se la Regione non impugnerà il decreto, ha detto Demontis, la fine della nostra terra non sarà una metafora.
Particolarmente rivelatrice la clausola di salvaguardia, vero cavallo di Troia imposto dalle multinazionali: tutti i progetti già in istruttoria continueranno indisturbati il loro iter. Non a caso, il decreto è stato blindato con il voto di fiducia. La forma autoritaria è coerente con la sostanza coloniale.
L’appello non è contro la Regione, ma è chiarissimo: salviamoci insieme contro uno Stato che ci sacrifica sull’altare della speculazione.

La truffa tecnica come arma coloniale

Agostino Conti, tecnico del Coordinamento Gallura, ha smontato uno dei pilastri “scientifici” della colonizzazione energetica: la menzogna della producibilità. Gli espropri vengono giustificati in nome della pubblica utilità sulla base di analisi della ventosità profondamente inattendibili.
Le torri anemometriche spesso non vengono installate o non rispettano i tempi minimi di rilevazione. Gli speculatori non possono attendere: il tempo della finanza è incompatibile con quello della conoscenza. Così si ricorre a dati satellitari e simulazioni, economici, rapidi, manipolabili.
Nel progetto Poseidon (Olbia) – come in molti altri – coesistono modelli contrastanti, scelti non per attendibilità ma per convenienza autorizzativa. L’obiettivo reale non è produrre energia, ma produrre titoli, permessi, valorizzazioni finanziarie. La tecnica diventa così uno strumento di dominio, non di verità.

Pratobello 24 come atto di autodeterminazione
A questo punto il sindaco di Orgosolo Pasquale Mereu ha restituito alla Pratobello 24 la sua vera natura: non una proposta tra le altre, ma un atto politico costituente. È l’unica alternativa solida perché nasce da una adesione popolare storica, da una mobilitazione trasversale che rappresenta la più grande esperienza di democrazia diretta mai conosciuta in Sardegna.
“Rispettare questa legge di iniziativa popolare è un dovere costituzionale, prima ancora che politico”. L’appello ai consiglieri regionali è netto: il tempo è finito: “Tra quindici giorni saranno resi noti gli esiti, e ciascuno dovrà assumersi la propria responsabilità storica”.
Gli strumenti giuridici esistono:
ricorso alla Corte Costituzionale contro il DL 175; ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE, perché lo Stato italiano viola le direttive europee che parlano di rispetto del territorio e consumo di prossimità.
“Se il decreto diventasse operativo, la Sardegna passerebbe da 6 a oltre 50 GW di produzione, con nuovi cavidotti e ulteriore devastazione. Altro che prossimità: colonialismo energetico puro”.

La truffa dentro il DL 175
L’avvocato Michele Zuddas ha chiarito il cuore giuridico dell’inganno: “la legge di conversione del DL 175 è una furbata normativa. La clausola di salvaguardia rende valutabili – e potenzialmente approvabili – tutti i progetti in istruttoria al 22 novembre 2025, proprio mentre la legge 20 viene svuotata per via giudiziaria”.
“La Regione ha avuto tre finestre temporali per approvare la Pratobello. Le ha lasciate passare tutte. Non per distrazione, ma per scelta politica”.

I territori parlano
Il sindaco di Genoni, Gianluca Serra, ha portato la voce dei comuni: la transizione così impostata non ha favorito i territori, ha prodotto solo abbandono e marginalizzazione. I sindaci sono “allo scoperto”, senza protezioni, mentre lo Stato avanza. Ma in questa situazione si è creato un fronte popolare senza crepe: “sostengo il lavoro dei comitati, il particolare dei più attivi del Sarcidano e della Gallura e sono al fianco di Pasquale Mereu che ha messo anima e corpo in questa lotta. Mi auguro che il suo appello non cada nel vuoto. La Sardegna ha bisogno di essere protetta!
Emilio Demuro del Comitato Sarcidano ha smascherato l’ipocrisia della narrazione dominante: prima siamo stati accusati di essere “strumentalizzati dalla destra” perché abbiamo criticato la Giunta Todde e la sua inerzia davanti alla colonizzazione. Poi di essere “comunisti” se si critica la destra di governo. La risposta è semplice e definitiva:
noi siamo per la Sardegna.

Le minacce di querele non intimoriscono chi difende la propria terra.

La Sardegna non è terra di nessuno
Pasquale Mereu ha chiuso l’assemblea con un’affermazione che è insieme promessa e avvertimento: la Sardegna non sarà terra di nessuno. Tutti i sardi sono chiamati a una mobilitazione comune, oltre i colori politici, contro un modello che riproduce in forme nuove la vecchia logica coloniale.
Orgosolo, ancora una volta, non è periferia ma centro politico e roccaforte di resistenza. Spenti i fuochi di S. Antonio si riaccende il focolaio della ribellione popolare.


Foto: Cristiano Sabino

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4 commenti

  1. Come SAPER, Sardi per le Rinnovabili, attendiamo sempre che la Vs. redazione ci conceda un’intervista – sempre negata-, affinché chi vi legge possa sentire anche l’altra versione di tutto il dibattito. Vi facciamo presente che coloro che lavorano nel settore delle Rinnovabili e sono ambientalisti da oltre 30 anni, non sono una manica di “corrotti”, “cani di ishstegliu”, distruttori dell’Ambiente”, “mafiosi” ecc. ecc. Vogliamo auguraci che il Vs. voglia essere un giornalismo di qualità e non solo un microfono di parte e delle “opinioni”, che negano i 15 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 che la Sardegna deve abbattere in 5 anni. Rimaniamo in attesa. Roberto Schirru. 3467134865

  2. Come FIMSER e SAPER (Sardi per le Rinnovabili), attendiamo sempre che la Vs. redazione ci conceda un’intervista – sempre negata-, affinché chi vi legge possa sentire anche l’altra versione di tutto il dibattito. Vi facciamo presente che coloro che lavorano nel settore delle Rinnovabili e sono ambientalisti da oltre 30 anni, non sono una manica di “corrotti”, “cani di ishstegliu”, distruttori dell’Ambiente”, “mafiosi” ecc. ecc. Vogliamo auguraci che il Vs. voglia essere un giornalismo di qualità e non solo un microfono di parte e delle “opinioni”, che negano i 15 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 che la Sardegna deve abbattere in 5 anni. Rimaniamo in attesa. Roberto Schirru. 3467134865

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