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La Pratobello24 nelle commissioni, trappola o sceneggiata?

Le prossime audizioni davanti alla IV e alla V Commissione del Consiglio Regionale della Sardegna sull’avvio della discussione della Legge di iniziativa popolare Pratobello24 sono un banco di prova, per capire se questa Regione intende finalmente comportarsi come una comunità politica che ascolta il proprio popolo o come una periferia amministrativa incaricata di tradurre in atti locali decisioni già prese altrove. Perché diciamolo subito, senza giri di parole:
la tentazione, fortissima, sarà quella di trasformare le audizioni in un rituale di neutralizzazione. Funziona così da decenni.
E alla fine la legge di iniziativa popolare diventa una raccomandazione, una mozione mascherata, un dispositivo che non disturba nessuno dei grandi interessi che hanno già deciso dove passeranno i cavidotti, dove sorgeranno le torri, dove si sacrificheranno le coste.
Le audizioni non devono essere questo.

Chi siederà davanti alla IV Commissione (governo del territorio) e alla V (attività produttive) non rappresenta un portatore d’interesse come un altro.
Sono i comitati che hanno raccolto oltre duecentomila firme.
Sono comunità che hanno difeso i propri territori mentre la pianificazione veniva svuotata da deroghe, commissariamenti, procedure accelerate.
Sono cittadini che hanno studiato norme, letto VIA, mentre la politica spesso arrivava dopo, quando arrivava.

Delegittimare Pratobello24 in nome del “realismo istituzionale” significherebbe una cosa sola, conformarsi a una grammatica coloniale che assegna alla Sardegna il ruolo di piattaforma energetica, spazio di compensazione, zona di sacrificio.
Non è un’accusa ideologica, è la fotografia di un modello decisionale in cui la pianificazione si subordina all’urgenza industriale, l’interesse nazionale si sovrappone sistematicamente a quello territoriale e la partecipazione pubblica è ridotta a consultazione non vincolante. E allora l’audizione, da sola, non basta. Se Pratobello24 deve essere discussa, lo sia con i comitati dentro il processo, non davanti al processo.

Coinvolgimento attivo significa, tavoli permanenti di co-redazione degli emendamenti; accesso pieno agli atti istruttori; possibilità di replica tecnica durante l’iter; partecipazione alla definizione dei criteri localizzativi e delle clausole di salvaguardia. Significa riconoscere che la sovranità urbanistica e territoriale non è un orpello formale ma l’ultima linea di difesa di un popolo che non vuole essere pianificato da remoto.
Le Commissioni possono scegliere.

Possono trattare Pratobello24 come una pratica da smaltire, limandola fino a renderla innocua per non disturbare l’architettura energetica disegnata a Roma.
Oppure possono inaugurare un metodo nuovo, in cui l’iniziativa popolare non è l’inizio di un percorso di addomesticamento ma l’avvio di una co-decisione reale.
Le audizioni diranno molto.
Ma ciò che accadrà dopo dirà tutto.


Immagine: newsarde.it

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Un commento

  1. Grazie Michele Zuddas, maturare una nuova idea è sempre utile almeno per alimentare un dibattito positivo, non stai dicendo tutto, perché la modalità innovativa che proponi non vede quanto debba intromettersi nelle questioni statutarie, e nel caso in che modo. A mio parere, senza per questo aprire un nuovo fronte. Rimane aperta la democratizzazione della rappresentanza dei comitati davanti agli organi istituzionali.
    Chi rappresenta più di altri, per quanto mi riguarda, nessuno. Perciò un tavolo fisico, chiamalo pure paritetico, come personalmente lo chiamai a Oristano, sarebbe senz’altro di maggiore garanzia, per necessità di guida e confronto alla pari, del variegato mondo dei comitati. Il tutto, se si mantiene alto il dibattito è la mobilitazione vera linfa
    delle strategie politiche, quando oltretutto sono o sembrano, piuttosto innovative.
    Agostino Atzeni
    Saludi et trigu

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