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Donna Marianna Serra, un’angioyana militante

È ormai accertato che le donne, pur non essendo ricordate dalla storia, fornirono generosamente il proprio contributo alla causa della Sarda rivoluzione. Fra loro se ne distinse una, donna Marianna Serra di Ittiri, figlia di don Vincenzo Serra e sposa di don Gavino Serra, anch’egli implicato nei moti antifeudali promossi da Angioy.

In una lettera al viceré del 1° gennaio 1798, il giudice don Giuseppe Valentino, spietato carnefice dei patrioti sardi, espresse parole di scandalizzato spregio nei confronti di quest’unica donna che nel 1796 ‘’non cessava di applaudire ed encomiare le massime ed operazioni di esso Angioy : fu l’unica Signora, che venne dal medesimo visitata e che andò con esso lui al passeggio nei pubblici stradoni, senza aver rossore di propalare la prava sua opinione, con dire che era più vantaggioso a questo regno l’essere retto in Repubblica’’.

Facciamo quindi un passo indietro per seguirne le tracce che, nell’ottobre del 1795, da Sassari la condussero a Ittiri e in seguito a Santu Lussurgiu ‘’a casa del sumentovato don Michele Obino suo cortigiano’’e con lui e i fratelli Obino, a visitare diversi villaggi per svolgere propaganda antifeudale.

Nel marzo del 1797, quando Quirico Marogna, un seguace angioyano, svela l’organizzazione di una insurrezione a Sassari, viene segnalata in città la presenza di un ‘’sedicente commissario francese’’Ortigoni, considerato sospetto e implicato nella preparazione della rivolta. Per perorare tale ipotesi, viene detto che la signora donna Mariana Serra era emigrata col Porcu Scolopio per sfuggire agli orrori del massacro, forse avvertita dallo stesso francese, visto più volte trattare in luoghi sospetti con don Gavino Serra, suo marito, prima di scappare egli stesso.

In una lettera anonima viene scritta una dichiarazione di Ortigoni che aveva assicurato che se fosse stato ucciso, la repubblica avrebbe vendicato la sua morte, come quella di Basville a Roma.

Il 1° gennaio del 1798, il giudice Giuseppe Valentino definisce i coniugi Serra ‘’apertamente aderenti e partitanti dell’Angioy, con cui…avevano molta familiarità e intrinsichezza: intervenivano ai privati congressi e colloqui che si tenevano con gli altri soggetti…disseminandovi in seguito delli scritti incendiari ed eccitanti i popoli alla rivolta’’, e facevano sperare inoltre in un prossimo ritorno di Giovanni Maria Angioy ‘’con forza estera’’ (francese n.d.r.).

Il 3 gennaio del 1798, donna Marianna Serra riceve dal viceré l’ordine di recarsi a Sassari dove il giudice Giuseppe Valentino le ‘’fa subire gli arresti in casa’’.

Il 5 gennaio del medesimo anno, il marito viene confinato a Castelsardo e in seguito arrestato.

Notizie di donna Marianna Serra chiederà don Michele Obino in una lettera alla madre scritta a Parigi nel 1805. Nonostante l’esilio, il sacerdote non aveva dimenticato l’amica e, avendo saputo che la donna si era recata a Pisa ‘’col prete arcivescovo’’ne chiedeva conferma e dettagli alla madre.

Nel 1811, ritroviamo le tracce di donna Marianna e del marito a Sassari, dove si sono stabiliti. Qui, ‘’venerata e riverita dal Conte Revel’’, governatore di Sassari, Marianna promette a Vincenzo Sulis, altro angioyano condannato con l’accusa di aver tramato contro la monarchia, di fargli ottenere la grazia dal re in cambio di 1500 scudi. Il Sulis, tuttavia, che aveva già sborsato 500 scudi al nipote del conte Revel, l’abate Trincheri, teme un nuovo inganno e decide di evadere.


Immagine: S’Indipendente

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