Il Dramma nella struttura CPR di Macomer continua…

Sono anni ormai che il Comitato NO CPR Macomer e l’Associazione LasciateCIEntrare seguono e denunciano le condizioni in cui vivono le persone “internate” nella fatiscente struttura al centro della Sardegna, senza che le istituzioni si adoperino per verificare cosa succede all’interno. L’ultimo allarme è visibile nelle foto che sono filtrate all’esterno e che mostrano “ferite che potrebbero essere compatibili con la scabbia o simili, niente di sorprendente viste le condizioni igieniche dei materassi e del centro in generale. Intanto in seguito all’incendio di lunedì il blocco incendiato è stato chiuso e i prigionieri trasferiti: una parte nei due restanti blocchi, mentre 9 di loro sono stati portati oggi nel Cpr in Albania” scrivono nell’ultimo comunicato del 30 aprile i comitati.
Ma denunce e testimonianze ancora più gravi risalgono a giorni e settimane di poco precedenti. Infatti, a seguito delle condizioni disumane in cui vivono, o meglio sopravvivono, ricordiamolo, persone che hanno la sola colpa di essere etichettate come “clandestini”, il 30 aprile è riuscito a passare fuori da quelle orribili mura, ex carcere, una sorta di appello, caduto nel silenzio delle autorità competenti, di cui riportiamo una sintesi: “Siamo 20 persone e siamo nella peggiore condizione perché il trattamento qui è pessimo. Per favore, aiutateci. Non possiamo sopportare qui ogni giorno la gente vuole suicidarsi. Oggi sembra un anno [i giorni scorrono tanto lenti da sembrare lunghi come un anno]. Anche il nostro stato psicologico è pessimo. Anche il cibo non è buono e qui non tutto è buono, ci sono otto persone gravemente malate e non c’è personale medico. Hanno bisogno di cure il prima possibile. C’è molto razzismo, persone che non hanno fatto nulla di male sono qui nelle loro condizioni peggiori. Sono state portate qui direttamente dal mare. Non hanno fatto nulla di male. Non c’è personale medico e c’è molto razzismo, vogliamo cambiare questo centro. Vogliamo andare in un altro centro. Per favore e grazie mille.”
La lettera di denuncia è stata indirizzata all’Assemblea No CPR Macomer, collettivo informale parte della Rete No Cpr, e alla campagna contro la detenzione amministrativa delle persone migranti LasciateCIEntrare, forse ritenuti gli unici soggetti che avrebbero potuto recepire il loro grido di dolore. Possibile che nessun partito, tranne interventi individuali come diremo in seguito, sindacato, ente di tutela dei fragili, possa entrare nella struttura, verificare se sono rispettate le condizioni almeno minime di tutela, salute e dignità delle persone e di conseguenza segnalarne le violazioni? Intervenire pubblicamente di conseguenza con atti concreti? Come sottolineano le due realtà destinatarie in data 19 marzo “i fatti riportati sono noti: cibo “pessimo”, tutela sanitaria e giuridica carente, deprivazione, disorientamento, disperazione spinta fino all’autolesionismo. “Sappiamo – scrivono ancora dall’Assemblea No CPR Macomer e LasciateCIEntrare – che si trattengono persone contro i regolamenti stessi dei CPR e si ostacolano gli accertamenti medici delle condizioni degli internati”. A luglio 2025 anche un’ispezione (l’ennesima) della deputata sarda di Alleanza Verdi e Sinistra Francesca Ghirra aveva evidenziato lo stato di una struttura definita “il nostro terribile lager di Stato”. Ancora prima, a gennaio 2025 sempre l’onorevole Ghirra aveva deciso di depositare un esposto alla Procura della Repubblica per verificare la corretta attuazione dell’appalto da parte dell’ente gestore; il tutto dopo una ulteriore ispezione al CPR di Macomer durata 9 ore in cui erano state rilevate “condizioni di trattenimento del tutto insostenibili per i migranti trattenuti.” Dal 24 Aprile gli stessi “prigionieri” hanno fatto trapelare la notizia che nel blocco C è appena iniziato uno sciopero della fame e della sete, per protestare contro le condizioni invivibili del centro, che si concretizzano nella mancanza di vestiti e beni di prima necessità, nel vitto scarso e di bassa qualità, nel mancato accesso a cure mediche specialistiche, mancati colloqui con avvocati oltre che nelle condizioni di estremo degrado dei locali.
Insomma parliamo di un’ area off limits al centro della Sardegna dove sembrano essere sospesi i minimi diritti umani. Cosa fanno i gestori della struttura? Cosa fa la prefettura di Nuoro da cui ne dipende il controllo? Oltretutto il disagio e le tensioni riguardano anche chi lavora dentro il CPR. “Il personale infermieristico svolge turni massacranti, spesso saltano i turni di assistenza, gli stipendi pare siano in arretrato di due mesi. Il medico si presenta per mezz’ora al giorno e la psicologa non fa colloqui con nessuno. È difficilissimo parlare con la direttrice e ottenere ascolto per far valere i propri diritti fondamentali. Queste sono solo le ultime testimonianze che abbiamo ricevuto”, così scrivono le due realtà al fianco delle persone internate.
Ricordiamo che I CPR formalmente non sono carceri, eppure vi si trovano rinchiuse quelle persone straniere provenienti dai Paesi non UE e sprovviste di documenti di soggiorno, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione. Non sono persone che hanno commesso un reato penale, ma un illecito amministrativo. Eppure, a differenza dei comuni detenuti, non hanno modo di comunicare liberamente con l’esterno e dal momento che la permanenza dovrebbe essere temporanea, non esistono percorsi ricreativi strutturali. Dunque come passano il tempo infinito dietro quelle mura? Come possono non cadere in depressione o avere crolli psicologici e di conseguenza compiere azioni clamorose come buttarsi dal tetto o appiccare un incendio?
Dal sito di Actio Aid Italia riportiamo “All’inizio del 2025 è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Nuoro, depositato dalla deputata sarda di Alleanza Verdi e Sinistra, in merito alla gestione del centro, con particolare riferimento alle condizioni della struttura, gravemente compromesse dallo stato fatiscente dei locali, al rispetto del capitolato da parte dell’ente gestore e alla garanzia dei diritti delle persone detenute. A questo proposito, sono stati segnalati diversi casi critici: un primo detenuto con una frattura alla caviglia a cui non è stato consentito l’uso delle stampelle; un secondo con il braccio ingessato e la mano gonfia che non ha avuto accesso a un medico; un terzo, affetto da asma e reazioni allergiche, costretto a dormire con la testa nel corridoio; e un quarto con problematiche di natura psicologica, anch’egli privo di adeguata assistenza. Il 2 luglio 2025 Hassan, trattenuto marocchino con una gamba ingessata, è stato soccorso per aver ingerito due pile di telecomando e una lametta. Dai racconti risulta che in risposta alle sue richieste di essere visitato da un medico per la gamba dolorante, l’uomo sia stato sedato e lasciato in cella in isolamento, dove ha portato avanti uno sciopero della fame e della sete.”.
Ricordiamo che il Centro è stato aperto nel 2020 e ha già avuto tre, compreso l’attuale, Enti di gestione, tutti privati e diciamo pure con trascorsi di esperienze discutibili (il gruppo ORS oggetto di rapporto da parte di Amnesty international, e la società Ekene del gruppo Edeco, conosciuta per una mala gestione dei CIA in Veneto)che per legge ricevono fondi pubblici in funzione del numero dei detenuti e dunque della durata del soggiorno. Dal 2024 l’ente di gestione è la Cooperativa siciliana Officine Sociali.
Zona Franca dunque? Oppure segno inequivocabile di un ennesimo uso coloniale della Sardegna dove i sardi non possono mettere becco?
CHIUDIAMO IL CPR DI MACOMER!
Immagine: leggiscomodo.org















