Ambiente

144 Articoli

Architettura

3 Articoli

Cinema

8 Articoli

Cultura

170 Articoli

Economia

12 Articoli

Giustizia

9 Articoli

Interviste

54 Articoli

Lingua

56 Articoli

Mondo

37 Articoli

Musica

5 Articoli

Notizie

63 Articoli

Persone

24 Articoli

Politica

291 Articoli

S'Imprenta

167 Articoli

Sanità

14 Articoli

Senza Categoria

2 Articoli

Società

22 Articoli

Sport

5 Articoli

Storia

105 Articoli

Trasporti

5 Articoli

Non perdere le ultime da S'Indipendente!

“Nessuna infiltrazione della criminalità organizzata ad Alghero”: le dichiarazioni della Prefetta gelano chi si confronta con minacce e attentati

A pochi giorni da un doppio attentato incendiario che ha scosso la cittadina di Alghero solo gli ultimi di una lunghissima serie che va avanti da anni ai danni di imprenditori e proprietari di locali – le parole della prefetta di Sassari Grazia La Fauci, rilasciate ai microfoni della Rai in seguito alla riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica avvenuto in Prefettura a Sassari, sono come una doccia gelata: “non emergono elementi che possano far pensare a infiltrazioni della criminalità organizzata”.

Queste parole mi hanno lasciato di stucco: ho provato a immaginare cosa possano provare le vittime di attentati e minacce nel sentire il rappresentante dello Stato, che dovrebbe tutelarli e difenderli, negare l’esistenza di ciò contro cui combattono, di ciò che ad Alghero tutti sanno e che, da qualche tempo a questa parte, non si ha più paura di dire apertamente.

Allora è tutto frutto dell’immaginazione degli algheresi? Allora le dichiarazioni del Procuratore Generale di Cagliari Luigi Patronaggio secondo cui ad Alghero “elementi della malavita campana hanno occupato ampi settori dell’economia cittadina” sono una falsità? Le sempre più insistenti denunce di quotidiani locali e italiani sono tutte delle menzogne? Le automobili dei proprietari di locali legati al turismo e appetibili alla criminalità organizzata sono particolarmente suscettibili ai cortocircuiti?

Ad Alghero la Camorra non esiste

È vero, da un punto di vista giuridico la Camorra ad Alghero non esiste. Non c’è stata, ad oggi, alcuna condanna per associazione mafiosa in città. Tuttavia, a ciò che dicono gli algheresi la realtà è ben diversa: basta fare un giro in città e parlare con i suoi abitanti per sapere che per loro, nonostante il fatto non sia certificato da condanne, non c’è alcun dubbio: la presenza della camorra è un dato di fatto. Sarebbero capaci perfino di indicare con una buona dose di sicurezza i locali sotto il suo controllo, le attività utilizzate per riciclare denaro.

Certo, fino a che non vi saranno delle prove concrete, un processo, delle condanne a certificare queste dichiarazioni, non sono altro che dicerie, supposizioni. Sembra tuttavia azzardato dichiarare pubblicamente e a favore di telecamere che “non emergono elementi che possano far pensare a infiltrazioni della criminalità organizzata”. Le auto e i locali incendiati, le minacce di morte, le certezze della popolazione sarebbero già degli elementi, se non per una conferma, quantomeno per un sospetto.

Ancora Patronaggio, in una intervista a Sassari Today dello scorso anno dichiarava: “Già da tempo le Procure competenti stanno attenzionando il fenomeno degli investimenti della ‘camorra’ in Alghero, come peraltro in altre parti del Nord Sardegna, specie nei settori turistico-alberghiero e della ristorazione.” Dichiarazioni che contraddicono nettamente quelle di La Fauci.

É davvero opportuno, in un contesto di tensione, rabbia e paura che un rappresentante dello Stato dichiari che un fenomeno di cui tanti cittadini si sono ormai stufi – e contro il quale sembrerebbe stiano iniziando ad acquisire il coraggio per ribellarsi – non esiste? Non sarebbe più opportuno, piuttosto, dare forza a chi si ribella e incoraggiare a denunciare e non stare in silenzio?

Certo, come indipendentisti non abbiamo grande fiducia nel ruolo dello Stato Italiano in Sardegna, anzi, proprio lo scorso anno un articolo pubblicato su questa testata ripercorreva le vicende che indicano proprio lo Stato Italiano quale probabile causa delle infiltrazioni criminali sulla nostra isola, ma dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito la scorsa settimana sbalordiscono ugualmente.

La camorra parla napoletano

Negli scorsi giorni, in seguito all’indignazione e alla rabbia scatenata dal doppio attentato, sui social ha avuto ampia diffusione un video in cui si parla di “mafia” ad Alghero e, suggerendo un legame tra origine delle persone e appartenenza alla criminalità organizzata l’autore del video sosteneva, tra le altre cose, che ad Alghero anche “il corallo parla napoletano”. Come se, il problema di Alghero, fosse chi parla napoletano. Gli autori del video diventato virale hanno dimenticato – forse strategicamente, già che l’individuazione di un nemico facile paga in termini di visibilità – che Alghero da decenni ha uno stretto legame con la Campania proprio per via della tradizione condivisa della lavorazione del corallo. Negli anni dell’apice di questi scambi, quando ancora le auto non bruciavano e gli imprenditori non subivano minacce, numerosi campani si sono trasferiti nella cittadina costiera: le persone di origine campana, ad Alghero, sono tante, e insinuare collegamento diretto tra loro e la criminalità organizzata è pericoloso, oltre che falso.

Ma allora che lingua parlano questi supposti camorristi? Voglio raccontare un episodio al quale ho assistito la scorsa estate, quando per motivi di lavoro mi trovavo ad Alghero: i collettivi Dignitat e Alghero Antifascista, che per primi hanno avuto il coraggio di parlare apertamente e pubblicamente del problema, avevano organizzato una “assemblea contro la camorra”, aperta a tutti, in una piazza del centro storico di Alghero. Sono andato. Mentre gli attivisti denunciavano al megafono quel che tutti sanno, ma pochi dicono ad alta voce, attorno ai ragazzi riuniti si muovevano alcune figure che osservavano con sguardo minaccioso: chiacchieravano tra loro, ogni tanto intervenivano in tono provocatorio o attraversavano l’assemblea durante gli interventi per disturbarne lo svolgimento, nel passare qualcuno di loro dava spallate ai partecipanti.

Uno dei ragazzi dei collettivi mi dice: “vedi, quello è l’uomo che controlla un gran numero di locali del centro storico”. Quella stessa persona chiacchierava con chi cercava di ostacolare l’assemblea, si confrontava con loro, ogni tanto ridacchiava. Non tutte le persone con cui parlava avevano un accento campano: alcuni di loro avevano un marcato accento sardo, alcuni, tra loro, parlavano in sardo.

È questa una prova del legame tra queste persone e la criminalità organizzata? No. È questa una prova che elementi della criminalità organizzata siano anche autoctoni? No. È questa una prova della presenza della camorra ad Alghero? No. Questo è solo un racconto che non prova assolutamente nulla, questa è soltanto una storiella, perché, come dice chiaramente la Prefetta, ad Alghero non c’è alcun elemento che possa far pensare a infiltrazioni della criminalità organizzata.


Immagine: Sassaritoday.it

Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...