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Economia della Sardegna vista dal CRENoS

Il Rapporto Economia della Sardegna 2026 e riflessioni

In  base ai dati riportati da CRENoS, il Pil della Sardegna nel 2024  è pari 38,9 miliardi di euro e una crescita dell’1,3% rispetto al 2023 superando per qualche decimale il dato statale.

«Si tratta della seconda migliore performance dopo la Sicilia – dice Giacomo Spissu, Presidente della Fondazione di Sardegna – ma il risultato deve essere valutato tenendo conto  del fatto che circa il 40% del volume d’affari nell’Isola è determinato dalla Saras S.p.a e dalla sua controllata Sarlux. Il resto è ripartito tra le oltre 140 mila aziende che per il 95% hanno meno di dieci addetti».

Anche nel 2025 il turismo è il settore trainante con 4 milioni di arrivi e 17 milioni di presenze, in crescita rispettivamente del 13%  e  12% a fronte dei risultati raggiunti nel 2024. I dati sono al di sopra della media statale e europea con flussi concentrati nel poli turistici di Alghero, Cagliari e Olbia. Cresce l’interesse verso alcune zone interne che si accompagna a un rafforzamento delle forme di ospitalità non tradizionali. Per ogni soggiorno la spesa media è circa 610 euro mentre quella giornaliera è 73 euro.

L’industria alimentare ha subito una inflessione a seguito della introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti con una riduzione della domanda di – 3,1% nel comparto lattiero caseario, di -29,7% in quello  delle bevande e -10,3% dei prodotti da forno La limitata diversificazione dei mercati di sbocco – i principali importatori sono Stati Uniti e Germania – rende il settore  particolarmente esposto alle oscillazioni della domanda.

Da quest’anno il Rapporto, oltre a delineare un quadro d’insieme aggiornato sull’andamento del sistema economico, dedicherà particolare attenzione ad un argomento che rappresenti una carenza strutturale dell’economia sarda. «L’intento – spiega Anna Maria Pinna, Direttore di CRENoS – è di fornire indicazioni utili ai decisori di politica economica in virtù della variabile incertezza legata ai cambiamenti nell’ordine internazionale e che rappresenta un costo per tutti gli attori economici a seguito della difficoltà di prendere decisioni».

Cuore della 33° edizione è il tema del capitale umano e l’immigrazione: l’assetto demografico rappresenta uno dei principali elementi di vulnerabilità costitutiva dell’economia sarda. La popolazione residente, pari a 1.544.490, registra dal 2011 un calo senza soluzione di continuità a causa del saldo negativo tra  nascite e decessi, che il flusso positivo  di immigrazione  non riesce a compensare. Il tasso di mortalità è il più alto tra le regioni italiane, (+11.4%) a fronte di valori più contenuti del Mezzogiorno (+0,7%) e del Nord (+1,1). Il tasso di natalità, invece, è tra i più bassi della Penisola. L’analisi della struttura demografica mostra che la popolazione sarda sta invecchiando con un tasso più elevato rispetto all’Italia. «Quest’ultimo dato – spiega Spissu – ha conseguenze importanti sullo spopolamento dei centri abitati e  sul carico posto alla popolazione in età attiva per il soddisfacimento dei bisogni economici e sociali. Si pensi,ad esempio, alla Sanità».

Tra le varie politiche che potrebbero essere messe in campo per realizzare un cambio di tendenza rispetto allo spopolamento quelle volte a migliorare il saldo migratorio sembrano essere le più efficaci. E’ stata svolta un indagine i cui risultati mostrano come i residenti attribuiscano un valore alto alla permanenza e che la qualità dei servizi, in primis la sanità, sarebbe uno dei fattori principali per emigrare. Giocano un ruolo primario verso una propensione al rientro tra i non residenti  politiche di sostegno alla collocazione lavorativa del partner mentre  assumono un ruolo marginale interventi sui trasporti e [sic!] sanità. 

Nel complesso la regione è attraversata da una moderata tendenza verso l’espansione, ma gravata da squilibri sul piano demografico e da tratti di debolezza del tessuto produttivo  reso più fragile dal costo dell’incertezza sopra richiamata. Sorge spontanea la domanda su quale sarà il costo per le imprese sarde, forse l’esilio, legato all’instabilità creata da quella che sempre più appare come la  perniciosa decisione politica a livello statale e regionale  di fare della Sardegna una piattaforma  energetica. Si pensi  alle pale sui tacchi dell’Ogliastra, lo scempio a Ittiri, e, indirettamente, l’invereconda decisione di privatizzare gli aeroporti che fa il paio con la delibera del C.d.M. del 4 giugno riguardante Cala Finanza – Porto San Paolo.


Immagine: crenos.unica

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