Ambiente

133 Articoli

Architettura

3 Articoli

Cinema

8 Articoli

Cultura

149 Articoli

Economia

11 Articoli

Giustizia

8 Articoli

Interviste

50 Articoli

Lingua

48 Articoli

Mondo

31 Articoli

Musica

4 Articoli

Notizie

61 Articoli

Persone

16 Articoli

Politica

238 Articoli

S'Imprenta

143 Articoli

Sanità

13 Articoli

Senza Categoria

1 Articoli

Società

17 Articoli

Sport

5 Articoli

Storia

93 Articoli

Trasporti

3 Articoli

Non perdere le ultime da S'Indipendente!

Cantano vittoria per un piatto di lenticchie. La truffa della “chiusura” della vertenza entrate

La claque coloniale festeggia: “storico accordo con lo Stato, spillati 1,39 miliardi di euro per la Sardegna!”. Applausi, selfie e comunicati trionfali. Ma dietro l’ennesimo annuncio celebrativo della Giunta guidata da Alessandra Todde si cela la solita, vecchia fregatura coloniale: la pseudo soluzione della Vertenza Entrate – narrata come una vittoria epocale – è in realtà l’ennesima operazione di maquillage istituzionale, che pretende di nascondere l’invisibile con il fumo negli occhi.

Il teatro delle illusioni

Le cronache ufficiali raccontano di un accordo con Roma su un “credito” di circa 1,4 miliardi di euro da versare nei prossimi quattro anni alla Regione Sardegna. Un risultato tropppo frettolosamente definito “storico” – secondo le veline di Palazzo – che chiuderebbe finalmente una vertenza aperta dal 2010.
Peccato che chi conosce davvero la vertenza – e soprattutto chi ne ha seguito con rigore storico le origini, i numeri reali e le dinamiche – sappia che questa cifra è una frazione infinitesimale di ciò che la Sardegna è stata costretta a lasciare nelle casse statali. La stima vera del debito di Roma verso l’Isola non si misura negli spiccioli racimolati dalla Giunta Todde, ma in decine di miliardi accumulati nel corso di decenni di depredazione fiscale.

Una vertenza che non nasce nel 2010

Chi pensa che la vertenza sia una “questione recente” commette un errore storico grave. I rapporti tra Sardegna e Stato sul capitolo fiscale affondano le radici agli anni ’90, con studi e stime della Fondazione Agnelli e fonti ministeriali che già allora quantificavano in circa 10 miliardi di euro il credito non versato dallo Stato, derivante dalle quote di IRPEF e IVA che spetterebbero alla Sardegna in base al proprio Statuto speciale.
Spesso si dimentica – per convenienza politica – che già negli anni successivi movimenti indipendentisti e forze critiche avevano indicato la strada della sovranità fiscale attraverso la trasformazione dell’Agenzia Sarda delle Entrate in un ente di riscossione autonomo, in modo che il denaro prodotto in Sardegna restasse in Sardegna. Nessuna di queste proposte è mai stata seriamente presa in considerazione dalle classi dirigenti istituzionali subalterne al di là di roboanti nomi attribuiti ad inutili e costosi carrozzoni regionali.

Il trucco retorico della «chiusura della vertenza»

Definire “chiusa” la vertenza significa accettare un compromesso che svende gli interessi dei sardi in cambio di briciole. La cifra concordata copre solo le annualità dal 2010 al 2024, lasciando nel dimenticatoio le somme pregresse accumulate per oltre un decennio – quelle vere, quelle che avrebbero potuto fare la differenza nel finanziare sviluppo, servizi pubblici e infrastrutture.
Nonostante qualche vecchia gloria dell’ “indipendentismo moderno” celermente riciclatosi in consulente coloniale canti vittoria, non tutti gli indipendentisti hanno ceduto alle tentazioni dei lotofagi.
Nell’analisi pubblicata su Repùblica de Sardigna si legge con chiarezza che chiamare “storico” un accordo che recupera poco più di un decimo di ciò che è stato sottratto alla Sardegna è prendere in giro il popolo sardo.

Il colonialismo economico non si sconfigge con le litanie istituzionali

Gli attivisti di Rèpubrica hanno ragione: Il problema non è semplicemente contare euro è capire chi detiene il potere reale sulla fiscalità in Sardegna. Finché il sistema di riscossione resta nelle mani dello Stato italiano, finché le istituzioni sarde si limitano ad elemosinare percentuali di residui fiscali senza pretendere la sovranità di entrata, la Sardegna resterà strutturalmente dipendente e subalterna.

La retorica della “buona politica” che “fa valere i diritti dei sardi” è la stessa che in passato ha portato a intese simili: clamorose nelle dichiarazioni, misere e subalterne nei risultati concreti.


Immagine: algherolive.it

Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...