punta giglio

Alghero celebra il 25 aprile con una forma di resistenza ambientale. Un contributo di Giovanni Oliva

Il 25 aprile, anche ad Alghero, verrà festeggiata la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo con una camminata a Punta Giglio; un’iniziativa che non è solo commemorativa, ma che vuole sottolineare l’importanza di lottare, oggi come ieri, contro i nuovi fascismi, che vede la Liberazione come processo perpetuo di emancipazione dei popoli dalle oppressioni. Dedichiamo questa camminata alla festa fondativa della rinascita democratica del nostro paese per contribuire anche così alla lotta per la salvaguardia del nostro ambiente naturale più prezioso, oggi offeso e minacciato da pressanti mire speculative.

Ci troviamo il 25 aprile alle 14:30 all’ingresso del Parco per camminare insieme a Punta Giglio.

A seguire, alle 18:30, ci si trova in Piazza Pino Piras, presso il centro culturale ResPublica, per proseguire la serata con la conferenza dell’ANPI, tenuta da Tonino Budruni, che ricostruirà la storia dei partigiani algheresi, a seguire A.S.C.E. proporrà un intervento su “la Festa della Liberazione, oggi”. Si proseguirà con momenti di musica e socialità.

Anpi Alghero

Comitato Punta Giglio Libera

ResPublica


Riceviamo e pubblichiamo un nuovo contributo di Giovanni Oliva, architetto, ambientalista e presidente del comitato Punta Giglio Libera che ha lottato fin dall’inizio di questa quanto meno ambigua vicenda, che ha coinvolto uno dei territori meno contaminati del nord Sardegna all’interno di una zona Parco protetta, contro l’attuale privatizzazione a vantaggio di una cooperativa milanese. Tutt’ora sono in corso diverse procedure e ricorsi e noi di S’Indipendente ci impegniamo a seguire questa ennesima e ancora oscura storia di appropriazione di pezzi dei nostri “paradisi”. 

“Ogni “identità” è una costruzione delicata, progressiva, diacronica che solo nella prima infanzia (e in quelli che rimangono “infantili”) ha relazione esclusiva con il luogo dove si nasce. L’umanità non ha radici, cammina e ha memorie che si porta nell’anima nelle sue migrazioni. Possono essere ricchezze da condividere, se non c’è volontà di predominio, di prevaricazione sugli altri” 


MA CHI SIAMO NOI CHE OSIAMO LOTTARE PER PUNTA GIGLIO? 

È una lotta solo degli algheresi, solo dei sardi? NO! Siamo una comunità aperta, siamo “cittadini europei”, “europei e mediterranei”, che rivendicano i propri diritti!  

A scanso di equivoci, mi sembra il caso di ribadire oggi quanto abbiamo già più volte detto.  

Questa mobilitazione per difendere dallo scempio in atto Punta Giglio, area di eccezionale valenza naturalistica nel territorio del Comune di Alghero, nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte, uno dei tratti più spettacolari della costa sarda, già Sito di Importanza Comunitaria (oggi Zona di Conservazione Speciale)  e Zona di Protezione Speciale (in particolare per l’avifauna migrante) facente parte della Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, questa mobilitazione per difendere dallo scempio in atto la sua integrità paesaggistica, la sua ricchezza di Biodiversità, la sua storia più remota e quella recente e il significato culturale, emotivo e identitario che questo luogo rappresenta per una vasta comunità di suoi amanti, non è una lotta solo dei cittadini algheresi! 

Certo questi rappresentano la componente che è più coinvolta nella responsabilità della sua cura, responsabilità a cui la comunità locale ha anche risposto molte volte, come dimostra l’esistenza stessa del Parco, la cui istituzione non fu un atto calato dall’alto ma rispose ad una richiesta crescente “dal basso”, frutto di tante battaglie, un “sogno realistico” di un movimento che oltre vent’anni fa ottenne una grande vittoria, con l’intenzione di mettere sotto protezione il prezioso patrimonio collettivo rappresentato da un contesto di eccezionale valenza, contro ogni mira speculativa e pulsione cementificatoria.  

Diciamolo chiaramente: molti di coloro che hanno aderito fin dall’inizio a questa mobilitazione in difesa di Punta Giglio non sono algheresi di nascita, molti fra i più attivi provengono da altri paesi e città della Sardegna, tanti sono anche i “continentali” che costituiscono una parte del cuore pulsante del Comitato, persone che hanno scelto di vivere in Sardegna e di mettersi a disposizione, dimostrando affetto per la sua gente e amore e cura per i suoi luoghi.  

Nella nostra mobilitazione a favore di Punta Giglio si esprime amore per questo luogo, affetto intenso, ma non gelosia. Anzi, c’è voglia di condivisione! 

La comunità algherese d’altronde è storicamente frutto di molte storie, di molte anime, di molte culture che qui si sono incontrate e fuse con risultati mutevoli nel tempo. Non è certo un corpo “etnico” omogeneo (per fortuna!).  

Consentitemi anche una nota personale. Anche la mia famiglia per 3/4 viene da oltremare. Solo per 1/4 potrei vantare plurisecolari sicure origini sarde (“certificate” dai cognomi che terminano con una “u”). Una delle mie nonne era infatti una “Marroccu Derrù” (potrei tradurlo “Zappetta di Rovo”) Per 1/4 sono di origini campane (mio bisnonno, si racconta in famiglia, era ” il più brutto e povero pescatore di Torre Annunziata”, arrivò ad Alghero nella metà dell’800).

Poi per 2/4 sono di origini piemontesi (mio nonno era nato fra le risaie al confine con la Lomellina – Lombardia, a 50 Km da Milano). Aveva lasciato la pianura padana, le rane e le zanzare, ed era, credo, assai contento di vivere in Sardegna. Mia mamma, sua figlia, nata in Sardegna si sentiva sarda (con un debole, naturalmente, per i piemontesi)! Ma la sua squadra del cuore era il Cagliari non il Toro o la Juve.  

Insomma, non ci possiamo far trascinare in questioni sull'”identità” che sarebbero solo fondate su mistificazioni. Ogni “identità” è una costruzione delicata, progressiva, diacronica che solo nella prima infanzia (e in quelli che rimangono “infantili”) ha relazione esclusiva con il luogo dove si nasce. L’umanità non ha radici, cammina e ha memorie che si porta nell’anima nelle sue migrazioni.

Possono essere ricchezze da condividere, se non c’è volontà di predominio, di prevaricazione sugli altri. La diffidenza verso i “forestieri” a volte è motivata da esperienze di “delusione” delle aspettative, prodotte dall’incontro con i profittatori di privilegi, i furbi che calano sulla preda facile perché sprovveduta, gli imbroglioni che contano sulle connivenze con i potenti.  

In Sardegna ci sono due “codici” che orientano dialetticamente il rapporto con lo straniero: “Furat chi benet de su mare” (Ruba chi viene dal mare) ma anche “Ub’hat istranzu, mancari malu, b’est Deus” (Dove c’è uno straniero, anche se cattivo, c’è Dio).  

Ma lo ripetiamo, in Paradiso non si entra bussando alla porta dei potenti di turno!  Continentali o sardi che siano. 

Un abbraccio fraterno a tutti! 

PUNTA GIGLIO LIBERA! 

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