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Bloccate le esercitazioni: A Foras 1 – Stato italiano 0! E palla al centro!

de Cristiano Sabino

Carri armati, artiglieria e bazooka, missili anticarro Spyke, blindo Centauro, mortai medi e pesanti, tiratori scelti. Niente pace per la Sardegna e per i tre poligoni di tiro più grandi e attivi d’Europa.

Novembre e dicembre sono mesi scottanti (e devastanti) per i territori sardi occupati dall’Esercito italiano. Dallo scorso lunedì, fino al 22 dicembre il poligono di Teulada ospiterà battaglioni provenienti da diverse parti del mondo e continuerà per cinque giorni a settimana a sparare sulla costa e nelle colline del poligono, prima di una pausa per poi riprendere, dalla prima settimana del nuovo anno, incessantemente fino al 30 di maggio.

Di fronte a tutto questo, il movimento contro l’occupazione militare A Foras ha chiamato una manifestazione a Porto Tramatzu, appunto a Teulada, per denunciare le devastazioni prodotte dalle esercitazioni e per chiedere una moratoria immediata di tutte le attività militari e la bonifica dei territori crivellati da decenni di bombardamenti e sperimentazioni.

Detto fatto, sui social del movimento contro l’occupazione militare, ieri veniva annunciata la riuscita irruzione all’interno del poligono e la cessazione momentanea delle esercitazioni militari. Nonostante la pioggia, il ponte dei morti e l’oggettiva difficoltà a raggiungere un luogo dell’isola decentrato, circa trecento manifestanti sono riusciti a tagliare le reti e ad eludere la pur solida vigilanza delle forze di polizia schierate a difesa dell’occupazione militare.
A Foras 1 – Stato italiano 0! E palla al centro!
La reazione di polizia, carabinieri e finanzieri – testimonia sempre A Foras dai suoi canali ufficiali –  «è stata violenta, con cariche ingiustificate in una spiaggia pubblica e inserita nel percorso autorizzato del corteo».

Foto de Marco Marras Lampis
A parte le reazioni scomposte della Questura di Cagliari, è già accaduto in passato che il movimento riuscisse a tagliare le reti e ad entrare nel poligono, ma questa volta il fatto accade in un momento non neutro nel braccio di ferro tra Stato e manifestanti. La settimana scorsa, infatti, il giudice Maria Cristina Ornano ha rigettato la richiesta della DDAT (Direzione distrettuale antiterrorismo di Cagliari) sull’applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di cinque attivisti. La tesi dell’accusa ha il sapore dell’Inquisizione e sostiene che i cinque abbiano costituito una associazione sovversiva finalizzata alla «sovversione dell’ordinamento democratico dello Stato».

Insomma, non è passato il tentativo di criminalizzare le idee e le manifestazioni. La risposta del giudice non lascia scampo alla fantasia: se ci sono reati vanno perseguito per ciò che sono, ma contrastare l’occupazione militare è un atto legittimo e non può essere derubricato a sovversivismo.
Fra l’altro, va ricordato che la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni è una misura (ancora in vigore) di matrice fascista, istituita dal Regime di Mussolini per fiaccare l’antifascismo e spezzare ogni resistenza alla dittatura.

È chiaro che rilanciare la lotta contro l’occupazione dopo uno smacco (per la DDAT e per l’EI) e violare il perimetro del poligono acquista un significato preciso e assegna un punto alla lotta dei sardi e delle sarde contro l’uso bellico dell’isola.

Aggiungiamo che tutto ciò avviene in una terra dove la retorica militarista trova il tappeto rosso in scuole e istituzioni. Per esempio, in occasione del centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto nel sacello posto sull’Altare della Patria, l’Esercito Italiano ha potuto tranquillamente veicolare agli studenti di ogni ordine e grado messaggi come quello contenuto nel sito ufficiale dell’EI: «Il Milite Ignoto, al di là dell’ambito e della simbologia militare, ci ricorda quanti, senza clamori, hanno fatto e fanno il proprio dovere, hanno donato e donano ancora oggi la propria vita per il bene della nostra Comunità». Leggere per credere.

I 13mila sardi mandati a morire in una guerra di aggressione e non di difesa [Prima Guerra Mondiale, ndr], finalizzata ad allargare i confini dello Stato italiano ben al di là dei territori abitati da italofoni e a far andare alle stelle i profitti degli industriali del Nord Italia, diventano eroi sacrificatisi per il bene comune. Per il bene comune di chi? – verrebbe da chiedersi, se esistessero giornali e intellettuali degni di questo nome.

Tale retorica, del resto, ha uno scopo pratico ed è finalizzata a giustificare l’occupazione, anche attraverso la sporca collaborazione tra Regione Autonoma e EI. È assai recente la notizia che nel poligono di Quirra si sia sperimentata la Space Propulsion Test Facility, vale a dire un banco di prova per i motori a carburante liquido che dovranno guidare nello spazio i razzi.
La Regione Autonoma Sardegna, a trazione PSD’Az, ha letteralmente “buttato” in questa schifezza 790 mila euro. Con buona pace delle posizioni della Direzione Nazionale del Partito Sardo D’Azione che il 13 settembre 2014 scriveva quanto segue: «La Direzione nazionale del Partito dei Quattromori ha voluto sul punto rimarcare che la storica battaglia sardista è contro tutte le servitù militari e non ammette perciò alcuna differenziazione di paesi partecipanti e di tipologia di occupazione militare della Sardegna.
Per il Psd’az infatti, il sistema coloniale delle servitù militari sarde deve essere interamente smantellato senza alcun distinguo, ed a prescindere da inconsistenti e strumentali differenziazioni»

Parole e cose – diceva un noto filosofo – sono mondi spesso assai distinti.

Fotografia de presentada: A Foras

5 nov 2021

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