Comunità energetiche e lungaggini burocratiche. Intervista a Maurizio Onnis

Nei giorni scorsi, Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, comune che si è costituito come “comunità energetica”, ha denunciato su Facebook il ritardo con cui ENEL starebbe adempiendo all’accordo che regola questo tipo di iniziative. Trattandosi di un tema di estrema attualità e di rilevanza strategica, abbiamo interpellato il sindaco Onnis per avere qualche chiarimento sull’intera questione.

1. Buongiorno, Maurizio. Per prima cosa, puoi riassumerci brevemente la vicenda?

Buongiorno. Riassumerla brevemente è impossibile. La vicenda specifica è riassumibile così: la comunità energetica di Villanovaforru è stata costituita nel luglio dell’anno scorso, con la registrazione dello statuto; i pannelli fotovoltaici sono stati montati tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dell’anno scorso. Quindi, dal punto di vista burocratico e dal punto di vista tecnico, la comunità energetica esiste da molti mesi, dal 2021.

Il 2 novembre del 2021 abbiamo versato all’ENEL i soldi necessari per allacciare i pannelli fotovoltaici alla rete elettrica, perché senza l’allaccio alla rete elettrica naturalmente l’impianto non può funzionare. Da allora sono passati sette mesi e l’impianto non è ancora allacciato. Noi sentiamo regolarmente i funzionari di ENEL che dicono che c’è sempre bisogno di qualche nuovo documento e che il procedimento sta andando avanti. L’ultima volta che li abbiamo sentiti, ci hanno assicurato che per giugno probabilmente l’impianto sarà allacciato. Ma tenete presente che, una volta allacciato l’impianto alla rete, bisogna passare per il GSE [Gestore dei Servizi Energetici, una S.p.A. interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, NdR], che deve registrarlo. Per quel che so io – notizie dal GSE di lunedì scorso [30 maggio, NdR], quindi una settimana fa – in tutta Italia in questo momento c’è una sola comunità che si è vista accreditare i primi premi, i primi bonifici, dal GSE; una comunità piemontese che ha chiesto la registrazione al GSE a novembre dell’anno scorso; il GSE ha risposto a gennaio e ha erogato i primi bonifici a marzo di quest’anno. Una, in tutta Italia. 

2. Cos’è una comunità energetica?

Una comunità energetica è un’associazione, una semplice associazione. Noi non abbiamo avuto bisogno nemmeno dell’aiuto di un notaio, quindi si fa molto in fretta a costituirla. È un’associazione che mette insieme chi vuole, per autoprodurre e autoconsumare energia elettrica.

Come dice la ormai celebre direttiva dell’UE dell’autunno del 2018 [Direttiva UE n.2001, dell’11 dicembre 2018, NdR], tutti gli stati membri devono in ogni modo favorire l’autoproduzione, l’autoconsumo, lo stoccaggio e la vendita di energia elettrica da parte dei consumatori finali. Quindi, quando il governo italiano ha cominciato a recepire questa direttiva, vale a dire subito dopo l’inizio della pandemia (quindi stiamo parlando dell’estate del 2020), qui ci siamo detti: facciamo una comunità energetica! Perché l’occasione era troppo importante. Dunque la comunità energetica è un’associazione che mette insieme i cittadini, le imprese e l’ente locale. Da ogni punto di vista è una rivoluzione.

Per me la cosa più importante è che si sostituisce a un modello verticale, in cui c’è un grande produttore che nessuno conosce e che nessuno vede mai, e una miriade di consumatori singoli, tutti separati e distinti e distanti tra di loro; si sostituisce appunto un modello orizzontale in cui chi produce e chi consuma è incarnato nelle medesime persone, che si conoscono e decidono insieme. Perché l’assemblea della comunità energetica è sovrana e può decidere quanta energia produrre, come produrla ed eventualmente come ripartire i ricavi. 

3. Avete intenzione o possibilità di intraprendere qualche passo formale? In circostanze come questa, a chi può appellarsi un comune? Avete una sponda in regione?

Non so che tipo di passo formale potremmo intraprendere, perché il problema, al di là delle inefficienze dell’ENEL o delle inefficienze del Comune, al di là della possibilità che sia gli uffici dell’ENEL sia gli uffici del Comune siano pieni di idioti, al di là di tutto questo, il problema è l’enormità della procedura, la mole di documenti che è necessario infilare in diversi portali, verificare prima da una parte poi dall’altra, per avviare e portare a termine questa procedura. È l’intero procedimento, che va semplificato. Comunque, come ho detto prima, in questa situazione si trovano tutte – tutte! con una sola eccezione al momento – tutte le comunità energetiche nascenti in Italia.

Mi viene piuttosto complicato pensare che, ad essere stupidi, siano sempre e solo gli enti locali. Non abbiamo sponde. In Regione non abbiamo assolutamente sponde. La storia del rapporto tra Regione Sardegna e comunità energetiche è esemplare. In Consiglio regionale è arrivato un disegno di legge sulle comunità energetiche addirittura nell’autunno del 2019, cioè un anno dopo la direttiva europea, ma prima che il governo italiano si occupasse di questa faccenda. Il disegno di legge regionale era già qualcosa, anche se stanziava una somma irrisoria per favorire la nascita delle comunità energetiche. Ma quel disegno di legge è rimasto a dormire in Consiglio regionale per due anni e mezzo. Non è mai arrivato alla discussione. L’hanno portato in aula solamente a febbraio scorso, se non ricordo male, e comunque non l’hanno votato, perché l’hanno rimandato in commissione. Dopo di che, atti concreti a favore delle comunità energetiche la Regione non ne ha fatti. Per atti concreti intendo stanziamento di fondi. C’è una delibera di Giunta regionale del febbraio di quest’anno, che è di indirizzo, con la quale si dà direttiva agli uffici competenti di studiare la questione e di fare delle proposte, bla, bla, bla… Ma di concreto assolutamente nulla. Cioè, in questo momento la Regione Sardegna a favore delle comunità energetiche non ha fatto un bel nulla. Ne parlano tanto, fanno tanti convegni, ma non mettono in pratica. 

4. Come vedi la situazione dell’isola, nella grande partita globale – anche geopolitica, oltre che economica – dell’energia e della cosiddetta transizione ecologica? 

È una domanda universale. Posso rispondere solo con un esempio pratico. Il solo grande impianto fotovoltaico che ACEA, grande player dell’energia elettrica, vuole installare nella piana di Bolotana, quel solo impianto, ossia uno dei 130 impianti fotovoltaici e/o eolici che si vogliono installare in Sardegna in questo periodo, avrà una potenza pari a oltre 1800 volte la potenza della comunità energetica di Villanovaforru.

Dico questo perché è una dimostrazione molto concreta del fatto che stiamo parlando di fenomeni che si muovono su scale completamente diverse. Se anche tutti i paesi della Sardegna fossero coperti di comunità energetiche, sarebbe naturalmente un grandissimo passo avanti, ma è comunque irraggiungibile una cosa del genere sia nel breve che nel medio periodo. È un esempio, un’ipotesi estrema. Ma se anche fosse così, saremmo comunque ancora molto lontani da ciò che succederà quando avranno installato tutti gli impianti eolici e fotovoltaici che vogliono costruire in Sardegna. Quindi la comunità energetica che cosa può fare? Può essere il suggerimento di un nuovo modello di partecipazione, un nuovo modello per la produzione e per il consumo, un nuovo modello per tante cose, ma se stiamo parlando della sostanza, cioè dei soldi, alla fine, delle quantità, siamo ancora lontani dal cuore del problema.

Grazie Maurizio.

Grazie a voi.


Fotografia: comunirinnovabili.it

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