Il comitato per Punta Giglio libera continua a dare battaglia

La vicenda di Punta Giglio, nel Parco di Porto Conte a Alghero, continua il suo travagliato percorso sostenuto non più solo da un manipolo di volontari, ma da 19 Associazioni e Movimenti e da sempre più persone convinte che vi sia stato un caso di ingiustizia ambientale per nulla casuale. Pubblichiamo di seguito l’aggiornamento da parte del presidente del Comitato, da tempo gradito ospite del Blog, Giovanni Oliva, sulle ultime decisioni prese, e il Comunicato ufficiale sull’ultima vicenda legale del 1 Luglio.


 “Il Comitato Punta Giglio Libera insieme a Italia Nostra Sardegna, LIPU, Legambiente Alghero, ASCE, Siamo Tuttimportanti Sassari, Liberu, Sardenya i Llibertat, Sardegna Possibile, Earth Gardeners, Comitato Parco Agronaturalistico Nurra e Nord-Ovest Sardegna, ANS Assemblea Natzionale Sarda, Corona de Logu, Movimento5Stelle, Sinistra Italiana, Sinistra in Comune Alghero, Sa Domo de Totus, Caminera Noa, ResPublica, associazioni, movimenti e organizzazioni politiche che appoggiano la mobilitazione per la difesa di Punta Giglio, comunicano di aver dato mandato allo Studio legale cagliaritano dell’avv. Carlo Augusto Melis Costa di presentare presso il Consiglio di Stato l’appello cautelare in opposizione alla “sospensiva” dell’interdizione delle attività della Casa per Ferie – Rifugio di mare di Punta Giglio, concessa dal TAR di Cagliari alla società cooperativa “Il Quinto Elemento”, in attesa dell’udienza di merito fissata per il 22 novembre 2022.

La richiesta di revoca della “sospensiva” del provvedimento d’interdizione emesso dalla Regione deriva dalla preoccupazione per il grave e irreversibile danno che le affollate attività estive stanno provocando in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Sito di Importanza Comunitaria (SIC), oggi Zona Speciale di Conservazione (ZSC), un contesto di eccezionale valore naturalistico costituito dal promontorio a falesia di Punta Giglio e dalla sottostante Area marina protetta.

Come paventato a suo tempo da autorevoli Istituzioni scientifiche, per primo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), e da diverse associazioni ambientaliste riconosciute a livello internazionale, tra cui la LIPU e BirdLife Europe, le attività turistico-ricettive, di alloggio, di bar e di ristorazione, illegittimamente avviate (come rileva l’Amministrazione Regionale) sotto la veste della “casa per ferie”, si concretizzano, sulla falesia di Punta Giglio, in un intollerabile e ingiustificato squilibrio dei delicati habitat su cui poggia la biodiversità di specie che è posta sotto la protezione della rete europea Natura 2000.

Come si temeva, la sospensione del provvedimento interdittivo disposto dalla Regione è stata interpretata, dai concessionari e dalle istituzioni preposte al governo del territorio, come una liberatoria totale, una sfrenata licenza a porre in essere ogni tipo di attività turistico-consumistica, senza fare alcun conto della particolare delicatezza degli equilibri ambientali dell’area, e soprattutto delle condizioni di sopravvivenza di alcune specie di avifauna (stanziali e migranti) che nella stagione primaverile-estiva si trovano nella fase riproduttiva.

Sicché, nell’attesa della definizione del procedimento presso il TAR, la Società concessionaria, mentre deve ancora dimostrare di possedere i requisiti per poter esser titolare di una “casa per ferie”, gestisce il compendio immobiliare temporaneamente affidatole con offerte di fruizione e modalità di sfruttamento del bene, che vanno ben aldilà delle attività che dovrebbero essere pertinenti a una “casa per ferie”.

Il presunto “sdoganamento” delle funzioni non solo di ospitalità comunitaria ma anche, di fatto, di quelle extra-alberghiere (diurne e soprattutto notturne) di mescita di bevande al pubblico, di massiccia ristorazione, comprese le improprie attività legate alle ulteriori offerte di attrazione turistica (workshop residenziali di danza, yoga, massaggi, sedute esoteriche, ecc.), costituisce l’annunciata bomba ecologica che minaccia di produrre danni irreversibili e inaccettabili per le caratteristiche ambientali e la natura giuridica dei luoghi.

In realtà, tali attività, per quanto contrabbandate come proprie della “casa per ferie”, sono ben lontane dalle funzioni del frugale “punto di ristoro per gli escursionisti” prospettato dall’originario progetto del bando “cammini e percorsi”; e soprattutto non sono autorizzabili da una pubblica amministrazione in una zona non urbanizzata, tantomeno con la formula del silenzio-assenso, e men che mai in un’area protetta. E, infatti, a ben vedere, sono attività funzionali solo al particolare interesse della Società concessionaria, evidentemente protesa a massimizzare, anche ad onta del danno ambientale, soprattutto durante la stagione estiva, tutti i flussi di turisti e consumatori, anche in vista dell’utile che ricava dalla riscossione dei ticket, in virtù della generosa compartecipazione agli introiti della biglietteria ottenuta dal Parco Regionale di Porto Conte.

Ci troviamo di fronte al paradosso di un Ente Parco che si spoglia delle sue prerogative di governo e di gestione del territorio e devolve ogni sua responsabilità e competenza (compresa la custodia e i controlli) agli stessi privati concessionari che dovrebbe controllare. Nell’interesse delle future generazioni e per il “principio di precauzione” occorre scongiurare il rischio di vedere gravemente pregiudicato il delicato patrimonio di biodiversità presente nel promontorio di Punta Giglio.

Per queste ragioni il Comitato e le Associazioni per la difesa di Punta Giglio hanno inoltre incaricato l’avvocato Melis Costa d’intervenire in loro rappresentanza al fianco della Regione Sardegna nel ricorso contro il Comune di Alghero indirizzato al Presidente della Repubblica, nell’attesa che all’interno del Parco di Porto Conte siano ristabilite le fondamentali regole democratiche di gestione del territorio, e con l’auspicio che, nelle more dell’approvazione del Piano del Parco, siano sospesi gli interventi più invasivi e pregiudizievoli, e sia possibile procedere nel rispetto delle più elementari norme di salvaguardia ambientale, con il conforto di un Comitato Scientifico degno di questo nome e di una Consulta del Parco che sia rappresentativa degli interessi dell’intera comunità e non dei meschini giochi di potere di un esiguo numero di consiglieri”.

Infine, si sarebbe dovuta tenere il 1 luglio, presso la Corte d’Appello di Sassari in via Budapest 34, la prima udienza per la denuncia fatta a Giovanni Giuàn Joan Oliva, Tore Scala e Roberto Murru, da parte del presidente della Società Cooperativa “il quinto elemento” con l’accusa di essere entrati nel compendio di Punta Giglio mentre era in attività il cantiere per lo sfascio del sentiero che porta alla falesia dove è stato realizzata la casa per ferie “rifugio di mare” situata in un’area a tutela assoluta ZCS e ZPS all’interno del Parco regionale naturale di Porto Conte.

Le attiviste e gli attivisti del comitato Punta Giglio Libera erano presenti in modo pacifico per manifestare solidarietà e vicinanza ai compagni del comitato Punta Giglio Libera.

L’udienza era fissata perché il Giudice potesse esperire il tentativo di conciliazione, ma non si è potuta tenere in quanto il presidente della cooperativa, Dipietro Salvatore, non si è presentato. Gli imputati, difesi dagli avvocati Elias Vacca e Andrea  Devoto, erano pronti a far valere le proprie ragioni e spiegare al giudice i motivi della loro presenza in un’area di altissimo pregio ambientale e paesaggistico, ove erano in corso i lavori di sventramento della strada demaniale che dalla strada statale conduce alla batteria antinavale SE413, ormai trasformata in struttura ricettiva comprendente un ristorante/bar da 80 posti a sedere e un albergo da 20 posti letto con piscina da 18 metri (per fortuna al momento non ancora realizzata). Questa opportunità è stata negata dall’ assenza, parrebbe giustificata da ragioni di lavoro, del presidente della cooperativa, pertanto il giudice ha disposto il rinvio per l’udienza del 21 ottobre 2022, per procedere con il tentativo di conciliazione.

All’esterno della Corte d’Appello erano presenti, in modo pacifico e silenzioso e con striscioni, cartelli e volantini di sensibilizzazione, le attiviste e gli attivisti del comitato Punta Giglio Libera, per manifestare solidarietà e vicinanza ai compagni del comitato e per ribadire la difesa della falesia di Punta Giglio e di tutte le zone sottoposte a tutela assoluta con vincoli speciali ambientali ZPS e ZSC della Rete ecologica europea Natura2000.

Questo il commento a caldo di Giovanni Oliva, uno degli imputati nonché presidente del comitato Punta Giglio Libera:

«Volevamo renderci conto di persona della devastazione che i lavori sulla strada che conduce alla falesia di Punta Giglio, eseguiti a s’afferra afferra, avevano causato a quel luogo tanto caro. In ogni caso la questione che ci vede imputati dinnanzi al Giudice di Pace è del tutto secondaria, a contorno della vicenda principale che ci vede mobilitati da oltre un anno per difendere Punta Giglio da un progetto sciagurato che, avendo come effetto lo sconsiderato aumento del carico antropico in una zona di tutela per la biodiversità di habitat e di specie, costituisce un intollerabile disturbo ai danni dell’ambiente e soprattutto dell’avifauna migrante nidificante sulla falesia. Le evidenti intenzioni della società cooperativa Il Quinto Elemento sono quelle di intimidire la nostra azione collettiva. Non è la prima volta che ci tentano, ricordiamo le lettere di diffida inviate dai loro legali, fin da subito, alle associazioni che avevano sollevato i primi dubbi sulla opportunità e regolarità dell’intervento e agli organi di informazione che avevano accolto e divulgato le loro perplessità; e poi la minaccia di richiesta di una notevole somma (100mila euro!) per risarcimento danni inviata ad alcuni esponenti del Comitato. Ma nonostante tutto non sono riusciti finora nell’intento di mettere a tacere la nostra protesta e non ci riusciranno perché ciò che ci muove e ci anima è il rispetto della Vita, in tutte le sue diverse forme, e il senso di responsabilità nei confronti delle future generazioni».

GIU’ LE MANI DA PUNTA GIGLIO E DA TUTTE LE AREE A TUTELA ASSOLUTA ZCS E ZPS DELLA RETE EUROPEA NATURA2000! BLOCCATE QUEL PROGETTO!  

RIDIAMO VITA AL PARCO! ️  

NOI STIAMO CON LE BERTE E CON LE VOLPI!   

PUNTA GIGLIO LIBERA!

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