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I Comitati Sardi contro la speculazione energetica si uniscono: intervista a Gigi Pisci

A Bauladu è nato il coordinamento dei comitati sardi contro la speculazione energetica. Abbiamo intervistato sul tema Luigi Pisci, promotore del comitato.


de Cristiano Sabino

Ciao Gigi.
La Sardegna è destinataria di decine di mega progetti da fonti energetiche rinnovabile. Com’è possibile e come si è arrivati a questi numeri da capogiro?
Noi pensiamo che ci siano motivazioni tecniche, storiche e politiche. Quella tecnica è ovviamente definita dall’elevatissimo numero di “ore vento annue” e dalla abbondante irradiazione solare di cui gode l’Isola. Ma ovviamente la mera avidità delle multinazionali, l’obbiettivo di fare enormi profitti in tempi brevi, da sola non può bastare per spiegare l’enormità della minaccia. Inoltre, quando parliamo di servitù vecchie e nuove, la classe politica sarda pare possedere un particolare talento nel rendere la popolazione dell’Isola totalmente esposta, inerme, agli appetiti e alle mire di soggetti terzi, i quali possono liberamente perseguire interessi totalmente avulsi dalle necessità sociali ed economiche dei sardi.

Le multinazionali dell’energia e la stessa presidente Giorgia Meloni dipingono la Sardegna come una “piattaforma ideale di energia verde” per contrastare il cambiamento climatico e raggiungere l’indipendenza energetica. Condividi questa prospettiva?
La Storia ci insegna che tutte le rivoluzioni, e in particolar modo quelle industriali ed energetiche, possono liberare energie progressive solo se non sono imposte. L’imposizione di stampo coloniale, che ancora una volta minaccia la Sardegna, rende il vento e il sole alla stregua di ciò che è stato il petrolio per il Delta del Niger. In uno schema coloniale, una materia prima posseduta da un popolo diventa la maledizione di quello stesso popolo. Se il Governo centrale italiano e le multinazionali utilizzeranno la Sardegna come piattaforma energetica, con l’alibi di ridurre le emissioni di anidride carbonica del centro-nord, la Sardegna diverrà il Delta del Niger della rivoluzione da FER. Una prospettiva da evitare ad ogni costo.

L’energia pulita non va bene? Non si rischia di portare acqua alle lobbies del fossile?
I Comitati impegnati in questa battaglia fanno parte di una corrente culturale più ampia, la quale ha sempre contestato il modello estrattivo capitalistico, la sua pretesa di realizzare crescita infinita in una biosfera finita, per giunta esaltando modelli predatori e disuguaglianze favolose. Questa mentalità estrattiva e predatoria, che ha caratterizzato l’era del carbone e del petrolio, oggi è semplicemente riproposta con le FER, e vede nel suo cinico mirino gli altipiani, le colline e i terreni agricoli della nostra Isola. I Signori del petrolio sono diventati anche i Signori del vento, svuotando di qualsiasi contenuto sociale e democratico le prospettive e le potenzialità dell’innovazione tecnologica.

Quale modello energetico per la Sardegna? Cosa proponete?
Noi proponiamo che siano i territori storici della Sardegna, suddivisi in altrettanti distretti energetici, i protagonisti della transizione energetica. Innanzitutto dichiariamo l’incompatibilità del paesaggio sardo con le torri eoliche alte 200 metri. In secondo luogo riteniamo che la Sardegna debba impegnarsi a ridurre le sue emissioni, producendo energia pulita con ampia ricaduta positiva sulle sue filiere e sulla popolazione, in base ai nostri fabbisogni energetici. Infine noi chiediamo che vengano utilizzati i fondi disponibili per “pannellizzare”, e dunque riqualificare, tutti gli edifici pubblici, gli edifici privati di chi vorrà contribuire, le aziende, i capannoni, e tutte le superfici già cementificate e asfaltate oggi a disposizione. Spingiamo per la creazione di centinaia di Comunità Energetiche e per il recupero di superfici industriali e minerarie dismesse per la costruzione di decine di parchi solari distrettuali. Un modello simile, caratterizzato dal confederalismo democratico e comunitario dei sardi, porterebbe quel reale progresso che il termine rivoluzione merita, garantendo energia pulita, qualità ambientale e un vasto e diffuso ritorno economico per il nostro popolo e la sua laboriosità.

Sabato 10 giugno si è svolta a Bauladu la riunione dei comitati che si oppongono speculazione da fonti di energia rinnovabile e per la difesa del paesaggio e del territorio. Cos’è emerso?
Sabato 10 giugno è nato il Coordinamento dei Comitati sardi contro la speculazione energetica. Un primo fondamentale passo per costruire una lotta su scala isolana, unire competenze e volontà, difendere i territori dal saccheggio irreparabile. Un primissimo prezioso passo che dobbiamo alla volontà di semplici cittadini, votati alla democrazia e alla resistenza civica. Una battaglia tutta in salita che ci vede contrapposti all’indifferenza complice della Regione, e alla lentezza e ambiguità di moltissimi amministratori locali. Una gara contro il tempo fatta di complessi contenuti tecnici, giuridici e politico-normativi. E’ l’impresa di far uscire la Sardegna dal fossile attraverso un proprio autoctono modello di innovazione democratica, contrapposta all’incubo di una nuova opprimente e definitiva servitù coloniale. Un’occasione favolosa per l’autodeterminazione del nostro popolo che una classe dirigente asservita e adagiata sui propri piccoli privilegi di casta si appresta a gettare alle ortiche insieme al nostro paesaggio e dunque insieme a ciò che resta della nostra identità.

Grazie Gigi.
Grazie a voi.


Immagine: Comitato SarcidaNo

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2 commenti

  1. Ricordate la vicenda di Pratobello in quel di Orgosolo? Furono le donne con i bambini in prima fila ad impedire che quei campi diventassero un poligono di tiro , furono giorni duri ma i baschi blu non avvanzarono. Se in ogni sito , su cui hanno messo gli occhi le multinazionali per l’eolico , le donne , gli adolescenti , i bambini si ponessero in prima fila , impedendo l’accesso, scattenando una rivolta pacifica di tutta la popolazione, forse tutti i sardi ritroverebbero la loro dignità …………………………
    Facciamo nascere una Pratobello in ogni comune ……

    …..

    occupato dai militari.

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