Ricorso, Selargius dice NO al Tyrrhenian link (e qualche sassolino dalle scarpe) 

de Ivan Monni

È ufficiale.
Dopo mesi di battaglie
, scontri in aula tra il comitato e Terna, tra il comitato e il sindaco, i tentativi goffi (falliti) di quest’ultimo di inserire le compensazioni nel dup, le trivellazioni dei terreni per conto di Terna, finalmente è partito il ricorso al presidente della repubblica per fermare il Tyrrhenian link. 
Il provvedimento era stato votato lo scorso 5 dicembre, ma si attendeva la relazione dell’avvocato per capire se ci fossero i presupposti minimi per poter procedere.

Il 1 febbraio 2024 l’avvocato Dore ha presentato all’aula consiliare la sua analisi sulle questioni legali cui appigliarsi per procedere con il ricorso al presidente della repubblica: tra i vari cavilli amministrativi snocciolati dall’avvocato, uno balza alle orecchie: “eccesso di potere” da parte di Terna. 

Da aprile 2023, in cui si è formato il Comitato No Tyrrhenian link, era iniziato il conto alla rovescia nel tentativo di trovare delle soluzioni per fermare quello che sembrava una partita persa fin dall’inizio. 

Pubbliche assemblee informative, eventi culturali, volantinaggi, manifesti affissi, parecchi presìdi e occupazioni (mai silenti) dell’aula consiliare durante i consigli comunali, manifestazioni e sit-in in regione insieme agli altri comitati sardi, con cui si è fatto rete, realizzazione de sa Barracca (un presidio in un terreno sottoposto ad esproprio, lavori agricoli comuni nelle terre da espropriare) e pranzi comunitari.

Chiariamo meglio. Ricorso non significa aver vinto la partita, le probabilità di vittoria non sono alte, soprattutto perché è un progetto dietro cui ruotano almeno tre miliardi di euro, di cui nulla o quasi finirà nelle casse comunali, o dei sardi.

Ma almeno c’è la possibilità di giocare l’unica carta legale rimasta in campo, dopo l’intesa della regione sarda e dell’approvazione del ministero.

La vera vittoria consiste nell’aver ottenuto che il consiglio comunale, dunque la rappresentanza della comunità cittadina, abbia detto un NO chiaro e forte a Terna. Dunque, se la multinazionale Terna, sorretta dagli apparati statali, insisterà nel voler procedere, sarà un vero e proprio atto coloniale interno allo stato italiano, ancora nel 2024.
In queste condizioni, la questione coloniale non può non incrociarsi con la questione indipendentista, fenomeno in crescita ma non misurabile dai flussi elettorali tradizionali.

La lotta in questi mesi ha generato un acceso dibattito nel paese, con tanti contrasti, a volte conditi da bugie, a tante omissioni.
Vediamo alcune deboli obiezioni che sono sorte durante i vari dibattiti, che in qualche caso hanno però fatto presa: 

Obiezione 1: non c’è più niente da fare, decide il ministero, pensiamo alle compensazioni”

Questa obiezione è stata posta da alcune persone che già da mesi prima dell’intesa della regione (10 agosto) e dell’approvazione definitiva del ministero (12 settembre) proponevano la resa totale e la trattativa per le compensazioni.
Immaginando la buona fede, l’approccio è quello di chi interpreta la politica come amministrazione dello status quo, e non come la ricerca di soluzioni per andare oltre la legge statale attualmente votata.

Abbiamo visto ora, dopo diversi mesi dall’approvazione, che è possibile il ricorso al presidente della repubblica. Dunque la partita è ancora aperta.
Ma se il comitato non avesse alzato i toni, non si sarebbe ottenuto l’ottimo risultato.

Obiezione 2: “le campagne selargine non sono più coltivate”

Questa obiezione molto spesso è provenuta da chi ci governa da 15 anni.
Un’ammissione di colpa di malgoverno, se ancora nel bilancio del 2024 per lo sviluppo delle campagne sono stati destinati zero euro.

Esiste un progetto costato parecchi soldi al Comune con lo studio per la rivitalizzazione delle campagne, che contiene alcune soluzioni alla eccessiva parcellizzazione che non consente investimenti, tra cui, il ripristino, mediante acquisto da parte del comune di terre con obiettivo usi civici, con fondi da ricercarsi con varie soluzioni. 
Esistono delle persone che traggono reddito dalle campagne, ed esiste un potenziale che potrebbe portare la crescita dell’occupazione. I terreni sono fertili, nei millenni ne abbiamo ricavato un ottimo vino. In ogni caso, la concessione delle terre a Terna sarà una misura irreversibile.

Obiezione 3: “il Tyrrhenian link serve per stabilizzare la rete e non per la speculazione”

Questa frase è smentita da Terna stessa.
Ricordiamo ancora una volta le dichiarazioni di Terna, per cui il Tyrrhenian link viene imposto con una duplice funzione: stabilizzare il sistema elettrico, e costruire…

“una rete che consenta di prelevarla dove viene prodotta e di portarla dove viene consumata,  sostanzialmente quindi da Sud verso Nord, dove si concentra la maggior parte dei consumi civili e industriali“.

Alle dichiarazioni di Terna sono seguiti i fatti. Il 90% delle rinnovabili è effettivamente prodotto in 6 regioni: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Per cui, se non fosse stato un progetto previsto, dentro Terna dovremmo avere dei veri e propri profeti veggenti.

Quindi l’obiettivo dichiarato è almeno duplice: stabilizzare e prelevare energia per portarla al nord.

In contrasto con i principi dettati dall’Europa che prediligono la produzione energetica in prossimità dei luoghi di consumo. Si vuole ancora una volta utilizzare una risorsa naturale dell’isola per creare valori aggiunti al nord italia.

Inoltre, più è grande la distanza dalla produzione al consumo, maggiori sono le dispersioni di energia. Dunque, nel lungo tragitto da Selargius alla Sicilia e poi verso la Campania, si determinerà una dispersione di energia importante che ridimensionerà la maggiore produzione dovuta da una migliore irradiazione solare.
Inoltre, contrariamente a quanto erroneamente si pensa, quando il maestrale in Sardegna è troppo forte, le pale per non distruggersi vanno in autoblocco.

Ma stiamo sul campo della stabilizzazione, per arrivare alla conclusione che questo obiettivo non ha basi solide, perché non è l’unica soluzione possibile.
Partiamo da una situazione in cui il sistema elettrico sardo è già stabile.
Molti ricorderanno il blackout del 2003 che colpì l’Italia, ma non la Sardegna, perché aveva appunto un sistema stabile.
Certo, ora si parla di chiusura delle centrali a carbone. Il Comitato non è mai stato contro la transizione.

Per stabilizzare la rete, soprattutto a luglio e ad agosto, quando milioni di turisti invadono la Sardegna e i condizionatori sono al massimo, potremmo avere dei problemi, in assenza di batterie adeguate. 

C’è da dire che, in quel periodo, anche tutto il sud ha gli stessi problemi di carico e anche lì la produzione energetica proverrà da eolico e solare.
Così come nessun investitore punterebbe in borsa tutti i suoi soldi in un unico pacchetto azionario ad alto rischio, solo un folle punterebbe su una unica fonte di energia. È necessario diversificare le fonti.
Dunque, bisogna ricercare altre sorgenti energetiche.

Se proprio non si vuole che si riaccendano le centrali a carbone solo per due mesi l’anno (rendendo minimo il problema co2) ci sono altre validissime alternative. Ad esempio, un’implementazione massiccia di idroelettrico o i biogas da scarti, a cui aggiungere sistemi di stoccaggio sia elettrochimico che idro-meccanico. In futuro sarà disponibile l’idrogeno, che renderà obsolete molte delle soluzioni che oggi ci vengono spacciate come salvifiche. 

Ovviamente, tra tutte le soluzioni alternative, l’unica che permette di realizzare entrambi gli obiettivi, cioè di stabilizzare la rete, e contemporaneamente fornire il nord italia dell’energia prodotta in Sardegna è il Tyrrhenian link.

È la funzione ciabatta elettrica a cui molti impianti eolici si collegheranno, per portare l’energia prodotta nei nostri territori, verso la Sicilia, per poi raggiungere la terraferma. Esistono già, presso il comune di Selargius, delle richieste di allaccio di un offshore (eolico a mare) di Nora e non è necessario essere profeti per aspettarsi che presto ne vedremo di altre.

A pensar male, ci sarebbe anche un altro tipo di stabilizzazione cui far riferimento, ed è quella della trimestrale Enel (“Terna ancora giù. Spuntano alcune indiscrezioni“). Una valanga di soldi (del PNRR) che necessita di progetti, ha trovato lo sbocco in un progetto che vale circa tre miliardi, inizialmente fine a sé stesso, a cui è stato aggiunto l’obiettivo di portare energia al nord.

Obiezione 4: “bisogna eliminare le fonti fossili

Da un lato chiuderanno le centrali a carbone, dall’altro stanno portando il metano. Le contraddizioni saltano agli occhi in maniera plateale.
Questo aspetto fa crollare definitivamente l’obiezione 3: destabilizzano una rete già stabile per eliminare la co2, per sostituirla con un’altra fonte che produce co2.
L’unica cosa che ottengono è una sovrapproduzione energetica gigantesca, che deve essere trasmessa al nord.
Chi può dire che fra 4-5 anni il Tyrrhenian link non verrà potenziato con altri cavi?
E questo ci porta al punto successivo.

Obiezione 5: “tanto è solo 1 gw”

Su questa frase equivoca ha giocato anche Terna, durante l’incontro nell’assemblea aperta alla popolazione, nel luglio 2023.

Senza specificare che si tratta di 1 gwh, cioè all’ora, che in una giornata fanno 24 gw, e in 1 anno, teoricamente, fanno 8.760 gwh totali

Il discorso potrebbe sembrare tecnico, ma è più semplice di quello che sembra. I GwH sono i gw che vengono prodotti e trasportati in 1 ora, cioè la potenza del Tyrrhenian link.
I GwP sono i gw installati nel territorio. E poi ci sono i gw realmente prodotti e trasmessi.

Facciamo un esempio semplice con il fotovoltaico fisso e a terra, perché possiamo prevedere con buona approssimazione l’irradiamento solare annuo.

Installando 1 gwp (di potenza) sappiamo che la notte non produrranno, mentre il Tyrrhenian link può trasferire 24h, con l’aiuto delle batterie. Effettivamente dovranno essere installate delle batterie a Selargius e a Quartucciu, dunque l’ipotesi è confermata da altri movimenti in tale direzione.

Per iniziare, servirebbero almeno 2 gwp di fotovoltaico installato. Uno viene inviato immediatamente, l’altro viene conservato e inviato la notte. 

Non basta. Il fotovoltaico produce al massimo del suo potenziale quando i raggi sono perpendicolari e diretti. Al mattino e alla sera arriveranno lateralmente, in inverno il sole è troppo basso e le giornate sono troppo corte. D’estate il troppo caldo crea dispersione di energia.

Per farla breve, con l’aiuto di un tecnico esperto, abbiamo calcolato che con il Tyrrhenian link è possibile trasportare l’energia prodotta da 6 gwp installati da fotovoltaico a terra, senza tracker. Una cifra enorme, che solo la mostruosità degli oltre 50 gwp richiesti la fanno sembrare piccola. Ma è appunto enorme.

Aggiungiamo che a nord Sardegna più di un altro gw può essere trasportato dal sapei e dal sacoi. Arriviamo, così, al totale di 12 gwp installato che produce energia per l’esportazione.

Questo particolare, i tecnici Terna, durante l’incontro, hanno dimenticato di dirlo, limitandosi ad evidenziare che per il Tyrrhenian link passerà solo l’energia per la potenza di 1 gw, senza specificare che passa in un’ora.

In tanti hanno negato la funzione speculativa del TL, proprio perché hanno ripreso questa frase, immaginando l’equivalenza tra gwh e gwp. 

Obiezione 6: “ce lo chiede l’Europa

Questo è falso tout court.
L’Europa ha espresso, nero su bianco, quali sono i progetti che ritiene fondamentali e tra questi non c’è il Tyrrhenian link, ma solo il sacoi.
Solo il sacoi è strategico per l’Europa!

Riguardo la transizione ecologica, l’Europa afferma principalmente la necessità di azioni per ridurre i consumi e le emissioni, di economia circolare, di produzioni energetiche in prossimità dei consumi, di accettabilità sociale della transizione.

Dunque, la scelta è tutta dello stato italiano, che ha calato al suo solito modo coloniale l’ennesima servitù, in favore del nord Italia. 

Ci sarebbe da scrivere un trattato sull’accettabilità sociale della transizione. È stato scelto di incentivare la grande speculazione, società a responsabilità limitata con capitale sociale da 10.000 euro che chiuderanno non appena saranno cessati i contributi.
A noi spetta rimborsare il PNRR e smaltire le ferraglie arrugginite. Non c’è male come equa ripartizione delle incombenze!

Obiezione 7: “la questione riguarda solo i proprietari terrieri selargini che con l’esproprio riceveranno un prezzo più alto rispetto ai prezzi di mercato

Ridurre la questione Tyrrhenian link ad una questione di piccoli appezzamenti di terreno, per un totale di 17 ettari è di una miopia politica sconcertante.

La questione riguarda non solo tutta Selargius, che perderà irrimediabilmente la possibilità di riprendere un certo tipo di sviluppo (del futuro poco si sa) e che vedrà espandere con il tempo, l’area di servitù energetica. Recentemente anche Enel ha richiesto un ulteriore ettaro, per ricollegarsi alle stazioni.

Non è nemmeno solo una questione di importanza esclusivamente sarda. La Sardegna subirà il progetto della devastazione del suo paesaggio, per destinarlo all’eolico, come dichiarato recentemente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR.

“le richieste sono tali da superare già oggi di ben 7 volte quanto previsto come obiettivo da raggiungersi al 2030 sulla base del FF55, tanto da prefigurarsi la sostanziale  sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno regionale previsto

È una questione almeno di livello italiano, perché l’italia è l’unica a cui serve il Tyrrhenian link, che non serve alla Sardegna.
Abbiamo il dovere verso i nostri figli di sventare questo sciagurato progetto, i pochi proprietari terrieri se ne faranno una ragione.

Inoltre, non tutti i proprietari hanno accettato. A qualcuno verrà espropriato il terreno con la prepotenza, tipica di una situazione coloniale. Espropriano ad un privato cittadino per consegnare il terreno ad una ricca multinazionale privata. 


Questi nove mesi di lotta hanno sconvolto il paese e hanno risvegliato una Selargius che pareva assopita da tempo. Nei decenni passati, pochissime persone hanno fiatato per le colate di cemento che hanno coperto 400 capanne neolitiche di 5.000 anni fa, di quello che era considerato uno dei più importanti villaggi dell’epoca del Mediterraneo occidentale. Un possibile nuraghe a Mat’e Masoni è stato distrutto, per lasciar spazio ad un vascone mai entrato in funzione. Parte della stessa zona de Su Pardu, che è tutta archeologica, è stata distrutta dalla preesistente stazione Terna del 1987. Il pozzo nuragico di via Atene coperto dal cemento.

Se Selargius non ha battuto ciglio in tutti questi anni, con questo ricorso ha ritrovato il riscatto. La politica selargina, trasversalmente (visto che due esponenti della maggioranza hanno votato a favore del ricorso) ha raddrizzato la schiena e ha salvato l’onore del paese.
Terna vada pure avanti, se ritiene opportuno. Troverà ancora resistenza, e soprattutto lo farà contro la comunità, non rispettando il parere contrario delle istituzioni locali: un atto coloniale, appunto.

Un evento dello scorso 4 febbraio ha visto il Comitato fare da catalizzatore per un lavoro collettivo presso la vigna che sarà oggetto di esproprio forzato, visto che la proprietaria non vuole vendere.
Uomini e donne, insieme hanno potato e ripulito la vigna, hanno pranzato insieme e hanno discusso sulle forme di lotta e sui diritti mancati.

Nel prossimo evento del Comitato (“Rivolte selargine dal ‘700 al Tyrrhenian link”) del 17 febbraio il Comitato cercherà di inquadrare questa battaglia dentro quelle storiche: quella del 1779, qualche anno dopo la rivoluzione americana e qualche anno prima di quella francese e della sarda, che meriterebbe un risalto maggiore da parte degli storici; quella del 1847 che riguardava proprio la stessa terra su cui Terna ha messo le grinfie, cioè Su Pardu; quella del 1996, collegata a quella cagliaritana in cui si buttarono i tram a mare; quella durante il fascismo, che aveva l’obiettivo di ripristinare l’autonomia del comune di Selargius, inglobato in quello di Cagliari.

L’evento seguirà una narrazione meta-teatrale e coinvolgerà direttamente il pubblico. Parteciperanno diversi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui lo studioso Carlo Desogus, gli attori Franco Siddi e Piero Marcialis e ci sarà una piccola gara poetica con Romeo e Dolores Dentoni e Massimiliano Serreli. Sergio Lecis alle launeddas.

Altro che “urlatori grotteschi”!
Il mondo della cultura sta dalla parte della salvaguardia del paese, dei beni archeologici da preservare, della bellezza paesaggistica e sostiene la lotta contro la speculazione energetica.


Immagine: S’Indipendente

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