Costituente sarda: domande aperte e uno scenario possibile

Prima parte – Domande aperte
La lettera di Ivan Monni su S’Indipendente ha il grande merito di riportare in primo piano una questione cruciale: la Sardegna non dispone oggi di un reale potere decisionale sulle questioni fondamentali che la riguardano.
La proposta di un’assemblea costituente sarda è affascinante, ma apre interrogativi enormi:
- Chi la dovrebbe convocare?
- Chi ne farebbe parte e secondo quali criteri?
- Quante persone dovrebbero partecipare, elette o nominate da chi?
- Quale valenza politica avrebbero i suoi lavori?
- Come si legittimerebbe di fronte all’ordinamento italiano?
- Ci sono norme costituzionali che lo permettono o sarebbe necessaria una forzatura politica?
E se a doverla convocare fosse il Consiglio regionale, oggi composto da chi appare restio a mettere in discussione lo status quo, che credibilità avrebbe una simile iniziativa?
Sono domande senza risposte immediate, ma che vale la pena porre. Perché se non apriamo un dibattito sulle modalità concrete di un’autodeterminazione credibile, rischiamo di restare intrappolati tra rabbia e rassegnazione.
Seconda parte – Uno scenario possibile
Provo qui ad abbozzare uno scenario, che considero personale e aperto al confronto. Forse la via più feconda non è un atto isolato di rottura, ma un processo multilivello che, a partire dalle attuali regioni (uso il linguaggio proprio dello stato italiano non perché lo condivida ma perché con esso dobbiamo fare i conti), possa portare a una trasformazione federale dello Stato italiano e, successivamente, per quanto mi riguarda dell’Unione Europea.
Un percorso di questo tipo potrebbe prevedere:
- Assemblee costituenti regionali, capaci di cogliere i desiderata di ogni territorio e delle diverse nazionalità che abitano lo Stato italiano;
- Una nuova assemblea costituente statale, chiamata a ridisegnare l’Italia in chiave federale, restituendo autogoverno e responsabilità a regioni e comunità;
- Una riforma in senso federale dell’Unione Europea, che potrebbe trovare proprio nell’Italia un laboratorio di sperimentazione istituzionale.
In questo scenario, l’Unione Europea non dovrebbe mantenere l’attuale architettura, ma prevedere – applicando l’approccio sistemico – tre Camere rappresentative: una dei cittadini (con criterio di proporzionalità pura), una delle Regioni e una degli Stati (queste ultime con un numero fisso e uguale di rappresentanti).
L’attuale Commissione, invece, dovrebbe diventare un vero Governo votato da tutte e tre le Camere e responsabile di fronte a esse. Il che implica che l’attuale Consiglio europeo, rappresentativo dei Governi, verrebbe derubricato a una Camera. Badate che questa modifica è fondamentale perché con l’attuale configurazione molte decisioni che appaiono assunte dall’Unione europea, in realtà sono compromessi degli Stati nazionali attuali in cui a prevalere sono quelli più grandi.
Sia ben chiaro che non ho risposte definitive, ma sento l’urgenza di porre le domande che a me paiono quelle giuste.
Forse il percorso più realistico è proprio quello che, dalla Sardegna, si allarghi all’Italia e all’Europa, trasformando progressivamente istituzioni vecchie e centraliste in nuove architetture federali. Un processo che richiede coraggio, lentezza e riflessione, ma che può restituire dignità, autogoverno e voce a tutti i popoli.
In altre parole se teniamo il dibattito confinato all’interno della Sardegna si rischia, come è stato fino a oggi, di rimanere vittime delle incomprensioni, dei pregiudizi ideologici e anche dell’incapacità di andare oltre su connotu, mentre penso che mai come in questa circostanza sia opportuno avvalersi del pensiero meridiano, del pensiero laterale, dell’innovazione in quanto tale, perché a rimestare sempre la stessa minestra, cioè la stessa architettura istituzionale venuta fuori dopo la fine della seconda guerra mondiale, rischiamo di fare l’ennesimo buco nell’acqua, con un aumento considerevole del senso di frustrazione che già oggi in tanti stiamo sperimentando dopo le tante delusioni vissute.
Immagine: manifesto sardo















