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Colonialismo, Nazione Sarda e Genocidio, tutte le Fàulas negazioniste – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

La narrazione conservatrice e filo-sionista giustifica il genocidio palestinese, mettendolo sullo stesso piano degli ostaggi israeliani. 
Il paragone è di per sé aberrante, ma soprattutto, gli ostaggi lì detiene anche Israele, e sono molto più numerosi. Stando al piano di Trump, 59 israeliani valgono quanto 250 ergastolani e oltre 1.700 cittadini di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre.

Il Genocidio dei palestinesi ha risvegliato un mondo popolare silente da parecchi anni, le piazze italiane non erano così piene dal mondiale di calcio del 2006.  A Cagliari, 15.000 manifestanti dopo appena una settimana dalla precedente manifestazione.

Le parole “Genocidio bianco”, riferite alla Sardegna, sono riemerse nel dibattito sardo, ma l’utilizzo della parola “genocidio”, tra virgolette, non è recente, risale a Simon Mossa, dunque anni ’60. 

Scriveva il geniale architetto: 

E poiché il sardo fin dall’infanzia viene inibito, in quanto gli si insegna a considerare male tutto ciò che gli viene dal passato o dal di dentro, e bene tutto quello che gli viene insegnato per volontà esterna, a un certo punto, quando deve muoversi da solo, si trova in un mare di contraddizioni terribili, perde la fiducia in se stesso, non ha spirito di iniziativa autonoma, perde i legami tribali che costituivano la sua forza di individuo in “quella” società, e preferisce servire, perché così scompaiono i problemi e il suo tozzo di pane è assicurato.
Ditemi dunque se questo non è “genocidio”.

Il mondo “sardo ma anche italiano” non riconosce questo linguaggio, perfettamente integrato con gli italiani, nega non solo il “genocidio bianco” in corso in Sardegna, ma anche lo stato di sfruttamento coloniale. 

Anche qui, ci appelliamo ai grandi. Il primo a parlare di Sardegna peggio della colonia Eritrea, è stato Gramsci, oggi studiato in tutto il mondo in ottica post-coloniale. 

Nel cinquantennio 1860-1910 lo Stato italiano nel quale hanno sempre predominato la borghesia e la nobiltà piemontese, ha prelevato dai contadini e pastori sardi 500 milioni di lire che ha regalato alla classe dirigente non sarda. Perché è proibito ricordare, che nello Stato italiano, la Sardegna dei contadini e dei pastori e degli artigiani è trattata peggio della colonia eritrea in quanto lo stato «spende» per l’Eritrea, mentre sfrutta la Sardegna, prelevandovi un tributo imperiale”?

Il genocidio non è solo funzionale alla colonizzazione, è qualcosa di strutturato. Per servirsi delle terre occorre sgomberare la popolazione dall’isola, con l’emigrazione, svuotando i paesi con la migrazione interna, eliminando servizi, ospedali e scuole, omettendo di portare avanti politiche che favoriscano la natalità.

Scriveva un agente della CIA in una relazione della metà del novecento in cui si studiava l’installazione delle basi militari:

“L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa mega portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei, ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale e regionale”

La cancellazione della lingua, della storia e della cultura, è funzionale a farci sentire parte della comunità italiana annullando la nazione sarda, da cui l’occupazione della terra: se siamo parte di una comunità, allora non è occupazione; se riconosciamo di essere altro dalla comunità italiana (con cui possiamo collaborare pacificamente) allora è occupazione forzata, giustificata dalla legge, sostenuta dalla polizia o dall’esercito.

Riconoscerci nazione senza stato (altro termine coniato da Simon Mossa) è fondamentale per capire la realtà dello stato coloniale e del genocidio in corso. Dal 2010 lo status di nazione della Sardegna è certificato dalla politologia, cioè dalla comunità scientifica, ma ancora nel mondo dei “sardi ma anche italiani”, stentano a riconoscerlo.

L’emigrazione, con le sue struggenti ferite, descritte magistralmente da Giulia Olianas, facilita il riemergere della tanto criticata e vituperata identità. È sentimento che si politicizza quando diviene elemento comune.

E così la Sardegna serve per le esercitazioni e gli esperimenti militari, serve come portaerei nel Mediterraneo, serve per la produzione di armi, la volontà della RWM di espandere la sua capacità produttiva chiude il cerchio di Sardegna hub della guerra.

E ancora, i carcerati inviati in Sardegna, far attecchire la camorra, è un piano che va sventato. Bene ha fatto Liberu a denunciare su Radio Radicale, e ad organizzare un sit-in davanti alla Amministrazione Penitenziaria in Viale Buon Cammino.
Cento boss mafiosi e detenuti pericolosi in arrivo a Uta: esplode la protesta; 185 detenuti al 41-bis in Sardegna: l’Isola potrebbe avere la quota più alta d’Italia.

Da qualche mese le forze dell’ordine stanno intercettando campi coltivati a marijuana, arrestano e sequestrano l’erba: a Sindia (30 settembre), a Desulo (30 settembre), a Ghilarza (30 settembre), a Fonni (27 settembre), a San Nicolò d’Arcidano (20 settembre), a Luras (20 settembre) nelle rive del Coghinas (19 settembre), a Villaurbana (20 agosto), a Gavoi (9 luglio).

Il mondo agricolo oggi è in grave difficoltà. Le vertenze infinite sul latte, dermatite bovina, lingua blu, la legislazione oppressiva e la concorrenza che non subisce gli stessi controlli, il territorio sotto attacco dalle multinazionali che fanno incetta delle terre per scopi speculativi. Perché non legalizzare la cannabis?

Secondo uno studio di Marco Rossi, ricercatore dell’Università Sapienza di Roma, dalla legalizzazione si avrebbero “300.000 nuovi addetti nei coffee-shop, più gli ulteriori addetti nella coltivazione della cannabis destinata all’esportazione o ai turisti”

Invece, a proporre questa via per lo sviluppo in un contesto conservatore, l’idea viene bocciata perché la droga fa male, anche se potrebbe creare parecchi posti di lavoro. Se allo stesso ambiente viene proposta la chiusura della RWM, risponderebbero che perderemmo posti di lavoro, e che tanto costruirebbero le armi da un’altra parte… tanto vale.

Tra la cannabis e le armi prodotte dalla RWM, le seconde uccidono, ma l’industria viene moralmente tollerata e accettata; l’altra, utilizzata anche per scopi medici, viene stigmatizzata. (Rwm, nuovo incontro al Mimit: «Non possiamo perdere 600 posti di lavoro») (Rwm, Urso alla Regione: “Opportunità di sviluppo cruciale per il Sulcis”).
Il 17 ottobre è prevista una manifestazione contro la RWM in via Roma a Cagliari.

Se il dio-uomo dei cristiani è resuscitato davvero, è sicuramente morto una seconda volta. Una terza per i bambini uccisi nel genocidio. Una quarta e una quinta per ogni suo devoto che si volta dall’altra parte, che la domenica prega per il bene dell’umanità e un’ora dopo giustifica l’Erode moderno.

Pichetto Fratin e Todde, pari sono sulla speculazione energetica

In questo contesto, le multinazionali decidono per i governi, Eurallumina ha preteso ed ottenuto il decreto che conteneva il metano, le finanziarie multinazionali spadroneggiano in Sardegna e nel sud Italia, come cavallette in cerca di risorse minerarie, terre rare, sole, vento e energia, per sostenere lo sviluppo trainato dalla guerra.

In Sardegna abbiamo contemporaneamente un’industria altamente energivora (Portovesme) e un sistema energetico che produce ed esporta elettricità e prodotti petroliferi per mezza Europa. Siamo hub energetico.

Pichetto Fratin, in visita in Sardegna si contraddice. In un’intervista all’Unione Sarda dice che “La Sardegna è l’ultima regione che non ha chiuso con il carbone“, ma appena il 17 settembre 2025 disse che non avrebbe chiuso le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi.

Il passaggio dal carbone al metano, in Sardegna, era già previsto nel decreto Draghi del 2022, eppure hanno impunemente continuato a raccontar la frottola della transizione ecologica, dal fossile alle rinnovabili.

Le fàulas sono il sale della colonizzazione, dai tempi della petrolchimica, all’installazione delle servitù militari, alla speculazione energetica.

La Nuova Sardegna e il dibattito sull’identità dei sardi

La Nuova Sardegna ospita un articolo di Graziano Pintori, il quale seppur in maniera molto ben argomentata e favorevole all’identità dei sardi, commette un grave errore di analisi, perché àncora la sardità ad un mondo bucolico passato, e la modernità con l’italianizzazione. Ci saremmo modernizzati anche in lingua sarda, quel mondo bucolico sarebbe sfiorito anche se non ci avessero sostituito la lingua, questo tipo di analisi sono pericolosissime, perché condannano il sardo al passato, cristallizzandolo e mitizzandolo.
Il fatto che siano andati di pari passo, sostituzione linguistica, modernizzazione e colonizzazione italiana crea un problema interpretativo: la modernizzazione l’avremmo avuta comunque, anche senza sostituzione linguistica e colonizzazione italiana. Avremmo avuto il PC, i cellulari, il riscaldamento, non saremmo rimasti a lume di stearica, certamente, anche se forse avrebbero avuto nomi sardi.

Sa Cida in 1 Minutu

Speculazione coloniale

Terna, conclusa la prima asta MACSE: assegnati 10 GWh di capacità di accumulo di energia, 15.029 €/MWh-anno per la Sardegna.

Nexans (la nave che poserà il Tyrrhenian Link) ottiene un finanziamento di 250 milioni di euro dalla BEI

Rinnovabili, cinquanta cabine di trasformazione nelle spiagge sarde

Niente servitù per le centrali eoliche sui terreni a uso civico! (dal blog del GrIG)

Sarroch contro la Sarlux, il Comune si costituisce parte civile: “il silenzio dell’industria disorienta i cittadini”

Eni scommette sulle batterie al litio: “Puntiamo al 10% del mercato europeo”.
Le multinazionali del fossile protagoniste della “transizione”.

Politica

Global Sumud Flotilla, giornalista sarda detenuta in Israele

Troppo forte la pressione popolare, a furor di popolo la Giunta regionale blocca investimenti RWM: scatta il supplemento di istruttoria sulla VIA. Ora blocchi l’uscita delle armi dall’isola.

Da Sindona a Liggio all’infornata di 41 bis, i tentacoli della mafia in Sardegna

Sardegna, dal Mit oltre 39 milioni per le strade provinciali

Aeroitalia dice addio alla Sardegna, l’ad Gaetano Intrieri spiega perché

A Cagliari telecamere ovunque, minorenni marchiati, stretta su alcol e gioco d’azzardo: ok dal Comune al piano anti-malamovida

Porti, via libera della Camera alla nomina di Domenico Bagalà in Sardegna

Provinciali in Sardegna, il centrosinistra vince cinque presidenze

Giagoni (Lega) presenta interrogazione su abuso di sostanze in Sardegna

Fdi contro Zedda: “No alla bandiera palestinese nel palazzo Civico di Cagliari, è fazioso”

In Sardegna le iniziative popolari vengono compresse dalle stesse istituzioni regionali che devono garantirle (di Andrea Pubusa)

Einstein Telescope, riunita la cabina di regia per la candidatura di Sos Enattos

La presidente Todde rinvia l’incontro con gli studenti a San Gavino Monreale per permettere l’esercizio del diritto di sciopero

Di Nolfo: «Giorgia Meloni complice del genocidio». Truzzu: «Gravissimo, linguaggio indegno, Todde intervenga»
Post del consigliere Di Nolfo contro Meloni, Comandini: «Offende chi crede nella democrazia»

Cultura

Marcello Fois: «I romanzi sardi più venduti sono un passo indietro». Il Fois che non ti aspetti, che accusa i nuovi scrittori sardi che scalano le classiche di essere “colonizzati”, perché “Siamo tornati all’agropastorale, mi sembra una visione da Sardegna colonizzata, non una Sardegna attuale.”

Oggi inizia Fàulas, il festival che ribalta i luoghi comuni sulla Sardegna


Immagine: pandorarivista.it





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