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Alghero, cronaca di un’assemblea in difesa del mare dagli speculatori dell’energia

Grande pubblico sabato 8 novembre nella affollatissima sala della fondazione Laconi a Alghero per il dibattito pubblico su “Difendiamo il nostro mare dagli speculatori dell’energia”, organizzato dal Comitato “Nuova resistenza per la terra sarda” e dal “Coordinamento Gallura per la difesa della Sardegna”. Ha introdotto le relazioni Paola Doppio di Alghero.

Sono arrivati da tutta l’Isola i comitati che da anni ormai si battono contro la devastante aggressione degli speculatori dell’energia che stanno battendo palmo a palmo tutti i territori, e persino il mare, per incassare finanziamenti pubblici, spesso con società a capitale limitato, spesso con documentazione scarsa o incompleta, quasi sempre con sedi all’estero, per accaparrarsi aree da destinare a una sovrapproduzione di energia da esportare. Illuminante da questo punto di vista la lunga e precisa relazione tecnica del matematico Agostino Conti che ha messo in evidenza tutte le contraddizioni che riguardano soprattutto gli impianti off shore nel nord Sardegna: Poseidon, Sardinia North West e Mistral. In tutti i progetti le stime presentate non hanno fondamento in quanto privi della convalida che deve essere prodotta in seguito ai dati raccolti dai “misuratori del vento”, ovvero gli anenometri, almeno nel corso dell’anno precedente alla presentazione della richiesta. In Sardegna non sono presenti torri anenometriche in nessuna area marina. “La vera energia che si vuole produrre – ha detto esplicitamente il dott. Conti- è solo quella degli incentivi”. Inoltre gli “speculatori” non si preoccupano minimamente delle implicazioni causate alle rotte marittime dagli impianti e delle conseguenze sulla pesca e sul diportismo, attività economiche importanti nelle aree costiere sarde e per le comunità locali.

Ma diamo qualche numero. Il progetto Mistral (zona di Alghero) prevede l’installazione di 32 torri, ciascuna alta circa 350 metri (La scogliera di Capocaccia è alta circa 160 metri!), pesa circa 1000 tonnellate e poggia su un basamento tripode galleggiante che ne pesa 8000. Inoltre tutto si regge su ancoraggi che, data l’instabilità dei fondali, non garantiscono la tenuta, dunque esiste un serio rischio di ribaltamento delle turbine, ed è preferibile non immaginare quali potrebbero essere le conseguenze. A ciò aggiungiamo la deturpazione del paesaggio, la cui tutela è persino stata inserita nella Costituzione italiana, ma che le istituzioni sembrano bellamente ignorare. In questo senso ha brillato al convegno l’assenza di rappresentanti politici sia dell’amministrazione locale che di quella regionale! Illuminante e doloroso è stato l’intervento dei rappresentanti dei pescatori, Aldo e Carmelo, che hanno lamentato non solo il fatto che le aree dedicate alla pesca tradizionale sono ormai ridotte al lumicino e che si allargheranno ulteriormente quelle interdette, ma che i cavidotti che dovrebbero portare l’energia dagli impianti a terra passeranno sopra parchi di poseidonia protetta, sopra dune di sabbia, e faranno danni incalcolabili. “Vogliamo difendere il nostro lavoro, che sta morendo, il nostro ambiente e il nostro mare” hanno concluso. E questo ha ribadito il geologo marino Giovanni Tilocca che, nel suo intervento tecnico, ha confermato l’instabilità delle torri che interesseranno una vastissima area tra le coste di Alghero, passando per Bosa e sino a Oristano, per un totale di 309 Kmq, totalmente visibili da terra in quanto tutte ben al di sotto dei 70 km necessari per “sparire” all’orizzonte. Un disastro insostenibile e inaccettabile, da rigettare ai mittenti speculatori che, esclusivamente per un proprio tornaconto, lasceranno danni incalcolabili al nostro ambiente, alla nostra economia, al paesaggio, e senza alcun vantaggio per i sardi. Inaccettabile come l’inerzia di una classe politica che ha ignorato le oltre 210.000 firme della proposta di legge Pratobello e che si ostina a tentare una revisione della legge 20 a suo tempo presentata sapendo che sarebbe stata rigettata (come poi è accaduto).

La presenza dei rappresentanti di una decina di comitati e associazioni di tutta la Sardegna è la risposta a conferma che la lotta contro la speculazione sarà lunga e impegnativa ma che i sardi non si sono arresi, anzi, hanno imparato a organizzarsi. E il lavoro più significativo sarà proprio quello di fare e dare una corretta informazione sulla devastazione che incombe su tutta l’isola, anche vicino ai luoghi sacri, alle coste, ai parchi, ai centri abitati. Una nuova colonizzazione che trova troppo spesso inerti, impreparati o talvolta complici i nostri amministratori. Sono meno di 90 su 377 infatti i consigli comunali che hanno dichiarato la propria opposizione all’eccessivo numero di impianti energetici nei territori di competenza.

Comitati Presenti: Nuova Resistenza, No Tyrrhenian link, Sarcidano, Gerrei-Parteolla, Coordinamento Gallura, Comitadu Nurra, Gruttes, Sa domo de Totus, Ventu hontrariu, Comitato di Uta.

Immagini: Ninni Tedesco Calvi

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