La strana storia de Is Sennoreddas

Una vicenda tra valorizzazione turistica e speculazione energetica
C’era una volta nel ridente paesino di Guspini (Sud Sardegna) una cava di inerti. Alla fine del periodo di concessione, la società FF Serci, proprietaria della cava, presentò un progetto per il ripristino del sito, alternativo a quello originale, che con minori costi prevedeva la creazione di un laghetto grazie allo sfruttamento delle falde acquifere presenti nella cava. Nacque il laghetto de Is Sennoreddas.
In seguito, la società chiese ed ottenne dalla Regione e dal Comune le autorizzazione per la riconversione della ex cava, poter utilizzare il laghetto a fini turistici e realizzare una struttura in linea con il nuovo obiettivo. Nel tempo il laghetto è diventato punto di riferimento per una vasta l’avifauna, compresi uccelli migratori, sono stati inseriti dei pesci per favorire la pesca turismo e sportiva mentre la struttura è stata data in locazione.
Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che, “curiosamente”, lo stesso sito è oggi al centro delle cronache regionali (agosto/settembre 2026) a causa di una proposta progettuale per la realizzazione di un impianto fotovoltaico galleggiante sulla superficie dell’acqua proposto dalla Apice verde srl, società veneta legata alla multinazionale francese Ciel e Terre.
L’impianto fotovoltaico galleggiante prevede una potenza di picco complessiva pari a circa 3,95 MW e interverrà su una superficie totale di circa 5 ettari. La superficie utilizzata includerebbe la porzione del bacino artificiale dell’ex cava e le sponde immediatamente adiacenti. I moduli fotovoltaici verrebbero installati su piattaforme galleggianti (zavorre e pontoni in HDPE) ancorate al fondo del laghetto o alle sponde tramite cavi flessibili d’acciaio, sistema che consentirebbe alle strutture di assecondare le oscillazioni del livello dell’acqua.
“Curiosamente”, si è appena detto, perché il sito, oltre alla evidente conseguita ri-naturalizzazione, vive una fase di matura valorizzazione turistico ricettiva che appare profondamente connessa alla sua precipua collocazione all’interno del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna (nello specifico l’Ambito 8 “Sulcis Iglesiente-Guspinese”) e alla presenza nelle immediate vicinanze, meno dei 500 metri previsti dalla legislazione vigente, di chiare emergenze archeologiche.
Nonostante tutte le evidenze, il comune, attraverso l’ufficio SUAPE, ha indetto per il 7 settembre la Conferenza di servizi decisoria per il rilascio del titolo abilitativo. Una Conferenza convocata quasi in sordina in quanto, sebbene i documenti relativi al progetto fossero stati protocollati il 22 giugno, la sua indizione è stata resa pubblica nell’Albo pretorio solo il 6 agosto. Un altro elemento che pone seri dubbi è il fatto che non siano stati chiamati a parteciparvi l’Autorità di Bacino, RSA- Assessorato all’ambiente tra gli altri.
La notizia ha suscitato subito un grande clamore tra i cittadini e i comitati che da anni si adoperano nel tentativo di difendere il territorio dall’accaparramento da parte delle multinazionali interessate alla implementazione di impianti FER.
Il Presidio Permanente del Popolo Sardo (P.P.P.S.) ha in merito presentato una precisa diffida al Responsabile dello Sportello SUAPE e all’Amministrazione guspinese ad integrare l’elenco degli Enti convocati ed a differire la Conferenza di Servizi decisoria indetta per il 7.9.2026 relativa ad una ipotizzata P.A.S. (procedura abilitativa semplificata) e in conseguenza di ciò il responsabile dell’ufficio SUAPE ha sospeso la procedura.
Inoltre, il P.P.P.S insieme con il Comitato Arraju hanno richiesto un Consiglio Comunale aperto con il coinvolgimento dei cittadini e, in tutta risposta, il Comune ha organizzato un’Assemblea pubblica per sabato 12 settembre alle ore 10 presso la Sala Consiliare con la presentazione di un libro disattendendo le proposta dei Comitati.
















