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Sardegna, Europa, Nato, USA, Cina, Russia: la risposta è già in Antonio Simon Mossa – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Il mondo multipolare ha generato meno certezze, e più possibilità di uscita negli esiti.
Le guerre, l’energia, l’energivora AI, gli attacchi informatici.

La guasconesca prepotenza di Trump (UE: «Nazioni decadenti guidate da leader deboli»), la freddezza metallica omicida di Putin, la testardaggine di Zelensky nel voler entrare in un progetto fuori dalla storia (il Patto di Varsavia non c’è più, la Nato non ha più senso), il potere nazi-tecno-economico di Elon Musk (“Si abolisca l’Unione Europea, sovranità agli Stati”, ma su X scoppia la rivolta delle bandiere europee), il sorriso rilassato e bonario di chi guarda al futuro (e al presente) con ottimismo di Xi Jinping.
L’inesistenza decisionale dell’Europa, se non quando deve ingessare la società del vecchio continente.

L’Europa spende già più della Russia in armi, il RearmEU è inutile e dannoso, provocherà 1.132 tonnellate di CO2 (e addio green). Deve investire semmai in sicurezza informatica, non esisterà nessun attacco militare dalla Russia, salvo ai sistemi ICT.
Il declino dell’occidente, cioè dell’Europa è stato predetto da almeno cent’anni.

La Sardegna non può che guardare all’Europa, ha una storia euro-mediterranea, con cui ha condiviso la classicità, il cristianesimo, certi standard musicali, artistici, grafico-linguistici, abbiamo acquisito come nostra la storia europea rinascimentale (pur essendo integrati nell’epoca dei Retabli), abbiamo vissuto la fase illuministicorivoluzionaria, la successiva (ahimè) nazionalisticoromantica, la dichiarazione della morte di dio e la laicizzazione della società, oggi tendente all’ateismo. Ha una storia coloniale ed un colonialismo interno che va risolto.

La crisi dell’Europa nasce dalla crisi degli stati-nazione, che da un lato, bloccano la nascita di un’entità autorevole internazionalmente, dall’altra obbligano le nazioni senza stato, i popoli, ad un regresso costante delle proprie culture.
A scavare a fondo, in tutte le guerre si arriva sempre ad un punto: la violazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli.

Per cui occorre partire da chi per primo ha connesso il problema dell’indipendenza dei popoli europei con l’entità europea: Antonio Simon Mossa, il padre dell’indipendentismo sardo moderno.

Per Simon Mossa, l’indipendentismo sardo poteva esprimersi solamente in un contesto federativo europeo in favore dei popoli, lontano dalle burocrazie dal formalismo legaiolo, che già aveva intravisto nella Comunità Economica Europea.
Insomma, non una Europa calata dall’alto, ma una necessità per evitare il “genocidio” dei popoli europei e andare oltre gli stati-nazione.

Per capire Il suo pensiero occorre leggere le Ragioni dell’indipendentismo, curato da Giampiero Zampa Marras.
Per capire il retropensiero occorre leggere “El pont retrobat“, in cui il ponte tra la sua Alghero e la Catalogna altro non è che un ponte tra tutti i popoli europei oppressi.

Scriveva negli anni ’60, ma alcuni suoi scritti sono di un’attualità disarmante:

“Soltanto attraverso il Federalismo Etnico sarà possibile colmare la frattura che separa l’Oriente dall’Occidente e, allo stesso modo, l’Europa Centrale dalle regioni settentrionali britanniche e scandinave.

I movimenti etnici dell’Europa Orientale, infatti, hanno iniziato a manifestarsi con forza, e nessun regime, per quanto autoritario, può continuare a ignorarli, né dentro né fuori da schemi politici ormai superati.

La rinascita del movimento etnico in tutto il mondo civile è un segno dei nostri tempi. Noi sardi, popolo distinto con le nostre problematiche e aspirazioni, che abbiamo sempre guardato a una nuova Europa fondata sulla giustizia, non possiamo più rimanere in disparte come abbiamo fatto finora, trascinati sulla falsa strada di un’autonomia ridicola, se non del tutto inesistente. Siamo stati accecati da una tecnica politica che nulla ha da invidiare a quella dei piemontesi di triste memoria. Abbiamo perso vent’anni. E questo ritardo nella lotta ci costringerà a sacrifici nuovi e più gravosi, se vorremo – almeno in parte – recuperare il tempo perduto.

Sosteniamo pertanto il sistema aperto, armonico ed equilibrato dell’Europa delle Etnie, opponendoci al principio chiuso degli Stati, proprio perché questo sarà l’unico modo per consentire a noi, come alle altre comunità etniche, di giungere rapidamente a una riforma della struttura sociale, al di fuori dei nazionalismi e delle logiche di dominio coloniale.

Alla base del nostro discorso, affinché abbia una logica, c’è il principio di «Comunità etnica», privo di ogni suggestione razziale o campanilistica.1

Simon Mossa chiarisce la sua visione etnica, che oggi diremmo socio-culturale, depurata dalla “suggestione razziale o campanilistica”, e denuncia con forza, senza ipocrisie, il “genocidio” in corso:

“Si sta arrivando, secondo gli studi di ricercatori dell’Unesco, a una vera e propria azione di “genocidio”. Ciò significa che la sistematica “snazionalizzazione” – attuata in modi del tutto inaccettabili – da parte di quasi tutte le nazioni europee nei confronti delle minoranze e delle comunità etniche all’interno del proprio territorio, oltre a violare i diritti più elementari dei popoli e degli individui, darà origine in futuro a nuove cause di conflitto. Non si può predicare la pace seminando odio.”

Le indipendenze si risolvono in sede internazionale, nessun popolo da solo ha la forza per liberarsi dagli stati-nazione.

“Risulta quindi evidente che il problema delle minoranze, vera causa di conflitto, può essere risolto soltanto in sede internazionale, a condizione che le nazioni mettano la loro piena volontà al servizio della pace e agiscano con lealtà nei confronti di chi non è in grado di difendersi.”

Ecco dunque che in Simon Mossa le indipendenze delle nazioni senza stato, e la visione europea sono racchiusi in un unico progetto.

“Federalismo ben inteso, che è ben lontano da quello politico di sopraffazione dei grossi gruppi capitalistici che dominano in questo periodo storico l’Europa occidentale, e che vogliono asservire le zone periferiche emarginandole secondo una visione che è soltanto ed unicamente colonialista, ma che presuppone una chiara e multiforme azione di base di tutti i piccoli popoli che, oggi oppressi e schiacciati dalle nazioni-stato di discendenza imperiale e napoleonica, potranno costituire l’ossatura di una nuova federazione intercomunitaria in cui le rappresentanze in sede di assemblea federalista siano effettivamente paritetiche ed il principio di libertà e di eguaglianza non sia più una affermazione velleitaria senza contenuto concreto”

È un indipendentismo aperto e collaborativo, lontano da questa UE, l’unico che possa fare nascere seriamente un progetto europeo autonomo, che si affranchi dalla Nato, lasciando gli Usa al proprio destino, ponendosi come forza di pace e di mediazione nel mondo.

La spinta deve avvenire dal basso, come alternativa all’UE burocratica e guerrafondaia, e che abbia la forza di imporre il primato della politica sull’economia di questo post capitalismo finanziario predatorio e assistito, oggi protetto dai nostri rappresentanti politici europei e italici.

È a proposito della lotta di classe, che ai suoi tempi era molto più di moda, Simon Mossa la trasla come lotta di popolo, sfidando senza complessi di inferiorità l’egemonia culturale della sinistra:

“E se i comunisti sardi, per comodità strumentale, ritengono che il linguaggio sardista e quello comunista in certo senso coincidono, soltanto perché entrambi hanno il tono acceso e rivoluzionario, noi, accettando questa interpretazione, vogliamo chiarire una volta per tutte che la rivoluzione d’ottobre è passata da troppo tempo perché qualcosa di diverso non debba essere avvenuto anche nel florilegio francescano dei diversi partiti comunisti europei ed extra europei, che le vie della rivoluzione (dando a questo termine il suo significato integrale) sono infinite, perché la nostra è una posizione rivoluzionaria e ribelle del popolo sardo e non di una classe. Perché non siamo classisti e ripudiamo la lotta di classe fine a sé stessa, ma non siamo nemmeno interclassisti per non accettare l’eterno gioco dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo con il paternalismo dei padroni più o meno mimetizzati. Noi difendiamo le conquiste del popolo sardo, da qualunque parte esse vengano, e lottiamo per tutti i sardi, quelli di dentro e quelli di fuori, perché insieme con la riacquistata dignità di popolo libero essi raggiungano l’equilibrio sociale in cui si concreterà la vera rinascita. Tutto il resto, diremo con Salomone, è vanità, è vento.”

Quella sulla speculazione energetica di oggi, ad esempio, è solo una delle lotte di popolo che coincidono con la lotta degli sfruttati. Le politiche dall’alto favoriscono il modello “multinazionali” del grande capitale, rispetto alle “comunità energetiche”, l’eolico al Mezzogiorno e in Sardegna per dare energia al nord: è una questione di puro buon senso, non ideologica, possiamo spostare la produzione in capo ai cittadini, le comunità diventerebbero protagoniste e prosumer. Invece lo stato italiano taglia improvvisamente i finanziamenti alle comunità, sconvolgendo i business Plan di chi era pronto ad investire.

La spinta dai territori è l’unica capace di produrre, da un lato, un’alternativa al modello economico tecno-finanziario globale guidato da poche entità nel mondo, dall’altro contiene i germi per creare una forza di reale pace nella geopolitica mondiale, perché nascerebbe da un processo di autodeterminazione di popoli che hanno provato sulla propria pelle la prepotente sopraffazione degli stati.

Rapporto Istat-BES

Arriva il rapporto BES dell’Istat, in cui la Sardegna mostra i soliti dati negativi su salute, istruzione, occupazione, benessere economico.

Sa Cida in 1 Minutu

Guerra e Colonialismo ambientale

Le terre rare sono rare. Ma dove si trovano?
L’accelerata sulla transizione dell’Europa per non dover dipendere dal gas russo, e poi si trova a dover dipendere da pochi grandi monopolisti al mondo del materiale necessario per le batterie. Indovinate chi detiene le terre rare in Europa? La Russia!
Idem sarebbe per il nucleare, l’uranio non si trova proprio nei mercatini dell’usato sotto casa.

immagine: infodata.ilsole24ore.com

Chernobyl, l’allarme dell’Aiea: «Lo scudo protettivo della centrale non blocca più le radiazioni»

Il comitato NoNucle-NoScorie Sardegna diffonde un articolo in cui si evidenziano i passi del nucleare in Italia, in cui si descrive come severo l’impatto ambientale e sociale dell’estrazione dell’uranio, in particolare in Africa e in Asia, con contaminazione delle acque e dei suoli, conflitti sull’uso del territorio, fino a casi di sfruttamento del lavoro minorile.

Euroallumina, scongiurata la chiusura: 9,6 milioni di euro per la ripartenza.
La russa Rusal (proprietaria dello stabilimento), a differenza di quanto avviene in Irlanda, Germania e Svezia, in Italia è stata bloccata dalle sanzioni. Nei giorni scorsi c’era stata la clamorosa protesta dei cinque operai a resistere tredici giorni sul silo della fabbrica di Portovesme.

Chi ha in tasca oggi i “War bond” di Israele. Dal colosso Allianz a tre piccoli investitori italiani: Fondazione di Sardegna detiene il 12% delle quote

immagine: altreconomia.it

I piani di metanizzazione della Sardegna e i legami con Israele delle aziende che li propongono: incontro a Oristano

Eolico, Pasquale Mereu della Rete Pratobello: «Sardi sotto attacco, il decreto del Governo è da rigettare». «Non siate complici di questo fallimento programmatico». Mereu parla di «illegittimo accentramento decisionale» e rilancia «la tutela dell’autonomia statutaria della Regione». Alcuni comitati Pratobello hanno chiesto con forza ai parlamentari una bocciatura del decreto energia, o quantomeno degli emendamenti che lo depotenzino.

Boom di domande, tagliano i fondi: il pasticcio del Pnrr sulle rinnovabili. Ridotte le risorse a sostegno delle Comunità energetiche: nella Granda sono arrivate quasi trecento richieste soltanto alla rete di Confartigianato

Maracalagonis, scavi per il Tyrrhenian Link: code e pesanti disagi

A Villacidro migliaia di tubi in acciaio per la RWM: la protesta dei comitati

Detenuti al 41 bis, Todde: «Ho scritto a Giorgia Meloni per contestare la decisione. Nessuna risposta». Nordio: “41-Bis in Sardegna? Allarmismo ingiustificato”

Ieri c’è stato a Bauladu l’incontro contro le servitù militari, industriali, energetiche, carcerarie e fiscali. Domenica a Villamassargia una manifestazione contro l’allargamento della RWM.

Politica e Affari

C’eravamo lasciati la settimana scorsa con Bartolazzi pronto a partire SOLAMENTE dopo la finanziaria, ma l’intervista dell’uomo che parlava troppo fa scoppiare il caos nella maggioranza. L’accelerata di Todde: via Bartolazzi dalla Sanità, Agus va all’Agricoltura

Regione, scoppia la guerra dell’acqua: alta tensione Pd-Todde su Egas. Presidenza Egas, Pd contro Todde: «Fuori da ogni logica che sostenga un esponente di centrodestra»

Campo largo in subbuglio, saltano Consiglio regionale e commissione Sanità: Todde non si presenta

Il caso Egas scuote la maggioranza, in aula manca per 3 volte il numero legale: nel Campo Largo nervi sempre più tesi

Il futuro di Abbanoa: verso la riduzione di capitale della Regione, dai Comuni il primo sì – gli scenari

Entrate, Todde esulta: «Risultato storico, chiusa una vertenza durata anni»

Le compagnie aeree snobbano l’Isola: continuità in tilt, posti esauriti

Politici con doppio incarico, la Regione si sveglia e batte cassa: restituite i soldi, inchiesta di Indip

Cagliari, via il divieto di accattonaggio e bivacco

Villaputzu, assemblea per protestare contro la “vergogna” del ponte di ferro

Varie

La Sardegna star italiana del Capodanno: 18 concertoni e 200 mila persone attese

Umberto Galimberti: «La Sardegna non diventi un’unica Olbia, colonia dei continentali»

Cucina tutelata dall’Unesco, l’Alto Adige si chiama fuori: «I canederli non fanno parte della cultura italiana»

Sardi nel mirino dei truffatori digitali: ecco le trappole in cui non bisogna cadere

Bartolazziere: compendio delle bestialità di un assessore troppo loquace

Probabilmente le ultime del nostro incontinente eroe, riepiloghiamo alcune delle più roboanti sparate dell’assessore che parlava troppo, e aggiungiamo le nuove.

Ricapitolando:
“Sarò il Rombo di Tuono della Sanità”
“arrivo lunedì” (alla seduta di presentazione della giunta era presente in streaming)
“azoto per irrorazione negli acquitrini e nel letame per sconfiggere la lingua blu”
“Auguro a tutti un poter risorgere, ma in un posto, in una regione, in un mondo, dove se porti un figlio all’ospedale per una tonsillite ci esce vivo“

In Sardegna cose da Sudan. Commissari? Non ho nessuno da sistemare
“No a farmaci oncologici per gli ultra ottantenni” (smentita poi come necessità di prevenire le malattie)
I problemi della salute? Bartolazzi: «Invenzioni dei giornalisti» (presa di distanze da parte dei presenti)

Queste le frasi dell’ultima intervista di Roberto Murgia per l’Unione Sarda:
«Esco di scena: significa che l’Isola non avrà mai più la possibilità di costituire un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, nemmeno fra trent’anni. Si è persa un’opportunità»
«Ho più consensi all’opposizione che all’interno, dove c’è la caccia alle poltrone»
«In assessorato alla Salute ci sono 180 persone, io sono l’unico medico»
«Son venuto qui rimettendoci soldi e stando lontano dai miei figli. Ma per me era una sfida. Un’opportunità così non l’avrete più»

«Adesso la Sardegna ci rimetterà: tutta la comunità scientifica insorgerà»
Insomma va via lei e sarà lo sfascio?
«No, no, non dico questo. Vado via io e ci sarà una politica sanitaria esattamente identica a quella che c’è stata fino a oggi»

Infine ci lascia con un’ultima stoccata a tutti i sardi, evidentemente incapaci per natura:
«Fosse per me dovrebbero venire tutti da fuori perché serve gente competente.»

Insomma, durante il suo assessorato, nell’era Todde, c’è la caccia alle poltrone esattamente come con Solinas. Per una colonscopia occorrono ancora due anni di lista d’attesa, i medici di base sono introvabili, e dopo due anni di problemi irrisolti, questo signore scelto a Roma insulta i sardi.


Immagine: Radiolina

1 Sardisti. Viaggio nel Partito Sardo d’Azione tra cronaca e storia, Salvatore Cubeddu, Edes

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2 commenti

  1. C’è confusione sotto il cielo…Zelensky testardo? Eja, date pure lezioni di geopolitica alla Svezia e alla Finlandia, le quali hanno deciso di aggregarsi alla Nato. Tutti testardi e fuori dal tempo?
    L’Europa guerrafondaia…gesu cristu meu…quante guerre ha iniziato L’Europa negli ultimi 70 anni?
    Tutte le guerre scippianona causavdella violazione del principio di autodeterminazione dei popoli? Eppure mi sembrava parecchie guerre fossero scatenate da motivi economici: si vede che devo tornare a scuola…
    Infine, l’indipendentismo di popolo ed etnico…troppu togu, ma cosa definisce un popolo e una etnia? Una lingua comune? Una religione comune? E senza una traiettoria di senso (narat cussu) non si rischia di ricadere in una visione esclusiva e divisiva? Tenedi contu

  2. Confermo, c’è molta cunfusione sotto Il cielo. L’Europa ha una storia guerrafondaia non di poco conto, non ha mai fatto i conti con il colonialismo, ma si ammanta di una superiorità buonista. La Nato nasce per contrastare l’influenza dell’Urss comunista, che non esiste più da parecchi decenni, se vuole può continuare a dire che ha senso storico, da capire quale, ma le ragioni per cui è nata non esistono più. Sulle motivatzioni delle guerre, possono essere economiche o ideali, ma nel testo c’è scritto altro, cioè che viene violato il principi di autodeterminatzione. Non è che si fa una guerra per impedire l’autodeterminazione fine a sé stessa 😀.
    Infine, rilegga meglio, Simon Mossa scrive negli anni ’60, ma ho precisato “che noi oggi diremmo socio-culturale” e no, non si arriva ad una visione esclusiva e dividiva, proprio perché è un indipendentismo che si federa. Rilegga meglio, le sue critiche non collimano con il significato del testo, le sfumature sono importanti.

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