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Quando il popolo precede la Storia. Pratobello24 come smentita storica del pessimismo colto

I testi di Omar Onnis (Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna) e Maurizio Onnis (Il disordine internazionale come risorsa) hanno un merito indiscutibile perché dicono la verità su un punto essenziale che molti fingono di non vedere. L’ordine nel quale la Sardegna è stata governata, politicamente, economicamente, simbolicamente, non regge più. È un ordine esausto, delegittimato, che sopravvive per inerzia e per mancanza di alternative organizzate. La transizione è reale, il conflitto è strutturale, l’autodeterminazione non è una parola folcloristica ma una questione storica aperta.
Fin qui, tutto vero. Ma è proprio nel punto in cui l’analisi diventa più lucida che si consuma l’errore decisivo, quello di continuare a ragionare come se il soggetto politico non fosse ancora apparso.

Omar Onnis descrive una transizione conflittuale senza esito garantito, una fase storica in cui potrebbe emergere qualcosa, ma non è detto. Maurizio Onnis intravede nel disordine internazionale una risorsa, ma resta sospeso tra possibilità e indeterminatezza. Entrambi, con stili diversi, osservano il movimento della Storia senza assumere che la Storia, questa volta, abbia già parlato dal basso.

Pratobello24 è la smentita materiale di questa postura.
Il punto cieco dell’analisi è quello di scambiare il popolo per un’ipotesi.
Duecentoundicimila firme non sono un sintomo. Non sono un segnale e non sono nemmeno un “inizio”, ma certamente rappresentano il superamento di una soglia. Nel momento in cui una comunità territorialmente definita, storicamente subordinata, giuridicamente compressa, riesce a produrre una mobilitazione di questa ampiezza attorno a un atto normativo, non siamo più nel campo della potenzialità storica, ma in quello della soggettività politica costituita.

Qui l’analisi di Omar Onnis si ferma un passo prima del punto decisivo. Quando afferma che non è affatto scontato che dalla transizione emerga qualcosa di consistente, dice una verità astratta, ma falsa nel concreto sardo attuale. Perché qualcosa di consistente è già emerso, ed è misurabile, verificabile, incontestabile. Non è un partito.
Non ha un leader e non ha nemmeno un mito identitario.

Una legge popolare.
Questo è ciò che rende Pratobello24 devastante per l’ordine esistente perché non chiede rappresentanza, la esercita. Punto.
Il disordine non è una risorsa se non c’è chi lo governa. Maurizio Onnis coglie un punto cruciale quando afferma che il disordine internazionale può essere una risorsa. Ma il disordine, di per sé, non emancipa nessuno. Il disordine è una condizione, non una forza. Diventa risorsa solo se esiste un soggetto capace di trasformarlo in progetto.
Ed è qui che Pratobello24 rompe definitivamente la cornice analitica. La Sardegna non è più in attesa che il disordine globale apra spiragli.

La Sardegna ha occupato uno spazio di conflitto interno, ha nominato il nemico reale, la colonizzazione energetica, la decisione eterodiretta, la sovranità svuotata, e ha costruito uno strumento di contropotere.
Questo cambia tutto, perché il disordine, se non viene abitato dal popolo, viene occupato da capitali, apparati, tecnocrazie, e questo è esattamente ciò che stava accadendo alla Sardegna prima di Pratobello24. Il disordine della transizione ecologica stava diventando una nuova forma di dominio. Pratobello24 è l’atto che interrompe questa trasformazione silenziosa.
La tecnica come ultima trincea dell’impotenza. Qui emerge un secondo punto cieco, più sottile, soprattutto nell’approccio di Omar Onnis, parlo la centralità delle obiezioni tecniche. Nessuno nega che una legge popolare possa essere migliorata. Ma la domanda vera non è se il testo sia perfetto. È un’altra, molto più scomoda. Perché a 211.000 sardi viene chiesta una perfezione che non è mai stata richiesta a nessuna legge calata dall’alto? La risposta è politica, non giuridica.

La tecnica diventa l’ultimo rifugio di chi, ( ….guardate verso il Consiglio Regionale e ne vedrete l’ombra) pur criticando l’ordine esistente, non riesce a compiere il salto verso il riconoscimento pieno della sovranità popolare. È una forma raffinata di sfiducia. Il popolo può protestare, mobilitarsi, persino firmare, ma non deve mai essere considerato già capace di potere. La legge sono loro. Per trovare un’affermazione simile occorre tornare al 1995 nel film Dredd- La legge sono io.

Pratobello24 distrugge questa impostazione perché dimostra l’opposto. Il popolo non ha chiesto il permesso, ha scritto una norma e ha imposto un conflitto istituzionale.
L’ottimismo non è una speranza, è un fatto. Qui nasce l’ottimismo, ma non quello ingenuo, quello della vittoria certa, bensì quello molto più radicale dell’irreversibilità.
Dopo Pratobello24, nessuna analisi sulla Sardegna può più partire dall’idea che “manca il soggetto”.

Il soggetto c’è stato, si è contato, si è espresso e nel momento in cui è stato ignorato ha sollevato un conflitto con le istituzioni.
Si potrà respingere la legge. Si potrà svuotarla. Si potrà tradirla.
Ma non si potrà più tornare allo stato precedente, perché è finita la minorità politica dei sardi.
Ed è qui che, paradossalmente, i testi di Omar e Maurizio Onnis risultano superati proprio dalla realtà che contribuiscono a descrivere. La transizione conflittuale non è davanti a noi è in atto. L’autodeterminazione si è sta manifestando.
La Storia, questa volta, non aspetta che qualcuno decida se è matura.
È passata davanti a loro, con una penna in mano e 211.000 firme sotto. Questo è il punto che rende Pratobello24 non discutibile, ma dirimente.


Immagine: Unione Sarda

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3 commenti

  1. Gratzias a Micheli, Omar, Mauriziu e a totu cussos chi ant chistionau in custa mesa (eite ca** facebook), e a cussos chi ant a sighire a chistionae de sa terra nostra, custu est su logu adàtu, gratzias meda meda a S’Indipendente e a ANS.

  2. Pratobello24 anda bene meda, ma dapoi a sas eletziones tottu custa zente ada a votare torra sos partidos anzenos italiano? S’atzione andada ivviluppada a barios livellos ca sinono no andat a logu perunu

  3. Sos italiano funte de sambiri imafiosu, non poteus istare a pappa in sa mesa insoru, è nn timmire sala mala parada. Deppeusu essi Istatu commente sa Slovenia, De sa Pratobello toccada a nn fare istudare sa braxi.

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