A Uta un impianto BESS tra i più grandi al mondo

Un grave pericolo sanitario per i comuni di Uta, Capoterra, Assemini e Cagliari. Soliti silenzi dal Ministero dell’Ambiente
Il 5 marzo, è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato n. 1763/2026 con cui è stato accolto il ricorso della società Urus Storage S.r.l contro il Ministero dell’Ambiente sulla richiesta di autorizzazione di un impianto di accumulo di energia elettrica con batterie al litio. in località Planemesu nel territorio comunale di Uta. (f. Mauro Pili)
E’ uno dei più grandi impianti al mondo con potenza di emissione e prelievo di energia di 478,8 MWp mentre la capacita di accumulo dichiarata è “circa” 1916 MWh.

L’Ing. Gianni Cossu, da sempre vicino a i comitati, spiega:<<Il pericolo più serio connesso a questo genere d’impianto è l’incendio dovuto al surriscaldamento delle batterie sia in fase di imissione sia di prelievo dell’energia. Nel caso della Urus Storage il rischio è alto perché la probabilità di eventi sfavorevoli cresce con l’aumentare della taglia e quindi della potenza dell’impianto>>.
In caso di incendio si liberano fumi contenenti acido solforico, solfidrico e fluoridrico. Quest’ultimo è letale per la salute umana in caso di inalazione o contatto. Non rimane in superficie ma penetra nei tessuti con cui viene a contatto. Gli ioni, infatti, viaggiano all’interno delle cellule creando necrosi e provocando effetti tossici a livello sistemico. E’ considerato pericoloso per l’ambiente: le falde acquifere superficiali e profonde, il suolo, l’aria e la vita acquatica. (f.CTEF).
<<Riguardo alla configurazione dell’impianto – continua l’Ing. Cossu – c’è una oggettiva scarsità di informazione ma, attingendo da quelle rese disponibili alle amministrazioni comunali, si può arguire che presenta notevoli criticità. I 513 containers-batterie, cadauno con capacità di 3,731 Mwh, che costituiscono l’impianto saranno dotati di climatizzatori per mantenere la temperatura interna a 55 gradi. E’ evidente il rischio che questa temperatura possa essere facilmente superata in estate quando la temperatura esterna raggiunge tranquillamente i 42-45 gradi. Anche le misure per affrontare l’eventuale incendio sembrano non essere adeguate. Non sono previsti gas estinguenti come l’Halon, la cui produzione è vietata dal Protocollo di Montreal ed il cui utilizzo è rigidamente limitato a “usi critici” o essenziali, con rigide norme di gestione e smaltimento in quanto nocivo per la salute umana e per l’ambiente e altamente distruttivo per l’ozono atmosferico. La configurazione planimetrica dell’impianto prevede “corsie” fra le file contigue di containers di circa 1 metro. Questo aspetto solleva sulla accessibilità ai containers in caso, in particolare quelli interni da parte di mezzi meccanici il cui uso si rendesse necessario per “soffocare”, con ricopertura di materiali inerti, eventuali focolai d’incendio in atto>>.
L’emissione di eventuali fumi e soprattutto la loro propagazione è incontrollabile perché dipende dalle condizioni atmosferiche e oltre ai territori direttamente interessati di Uta e Assemini potrebbe riguardare l’abitato di Capoterra, l’area industriale di Macchiareddu e i quartieri del versante Nord e Nord-Ovest di Cagliari.
Il progetto ha ricevuto il parere negativo della Sopraintendenza, Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud-Sardegna per la presenza a soli 500 metri da Planemesu del sito archeologico di “Cuccuru Ibba”. Successivamente anche il TAR si è pronunciato negativamente.
Tuttavia, il Ministero, pur sussistendo tutti i presupposti per un secco provvedimento di archiviazione, non ha chiuso il procedimento autorizzativo, creando i presupposti per un ricorso dal parte del Proponente, concluso nel provvedimento di cui si da conto in apertura.
Date le conseguenze insite nella realizzazione del progetto, il Ministero dell’Ambiente, considerato anche la perentorietà del termine di 60 giorni per la pronuncia, riuscirà ad adottare il principio di precauzione a tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale e della salute delle persone interessate in modo da non incorrere nel vizio di eccesso di potere per mancato necessario approfondimento istruttorio (Consiglio di Stato sent. n.983 /2019).
Nel contempo,in virtù dello stesso principio, anche a tutela da ogni possibile svista da parte del Ministero, e tenuto conto che il progetto ricade in regime di Autorizzazione Unica, i Comuni coinvolti potrebbero forse pensare di adottare il regolamento UE 2024/1991 in chiave Pratobello 2026.















