Selargius come la Terra dei Fuochi?

Diciamolo subito: nelle campagne di Selargius una serie di incendi, collegati anche all’abbandono di rifiuti abusivi, stanno creando una situazione da Terra dei Fuochi.

La situazione a Selargius è esplosiva. L’amministrazione comunale non ha mai affrontato seriamente il problema, che finora è stato trattato come normale amministrazione, ma è una vera emergenza che necessita di strumenti eccezionali.
Selargius non ha l’esclusiva in Sardegna, per questo ne scrivo: qualche anno fa nello stagno di Molentargius a Quartu, non si riusciva a spegnere “l‘incendio che da oltre due mesi viaggia sotto terra a Molentargius, bruciando sostanze e rifiuti di varia natura gettati lì intorno per decenni”.
Da parecchi anni, le campagne selargine si riempiono di quintali di rifiuti di ogni tipo: industriali, eternit, elettronici, edili, vecchie auto, pneumatici.
L’Unione Sarda, a firma Mauro Pili, qualche anno fa scrisse un articolo sulla discarica del campo rom, ma ovviamente il problema è molto più esteso e non riconducibile unicamente a questo caso.
Il problema è legato anche ad aziende e a privati che approfittano dell’inerzia del comune. Per capire le dimensioni del disastro, qualche anno fa, posizionando alcune telecamere nelle campagne, in soli tre mesi furono denunciate 27 persone che scaricavano rifiuti, dunque al ritmo di uno ogni tre giorni.

Non si tratta più di calcoli probabilistici. Per poterli individuare, a questo ritmo, si va a colpo sicuro.
Il problema dei rifiuti non è solo estetico, regolarmente i rifiuti vengono bruciati.
Ogni anno, si innescano diversi incendi nelle campagne.
Quello dello scorso 12 giugno è stato particolarmente drammatico perché ha circondato le case di alcuni residenti.
Lo scorso 7 maggio dopo l’ennesima denuncia del Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link, sulla pericolosità degli incendi ora che installeranno le batterie, il Comune di Selargius ha aperto all’aumento dei volontari di altri 15 Barracellus, per arrivare a 30 totali.


Scrive l’Unione Sarda: “due o tre volte a settimana, al calar del sole, l’aria di Is Corrias, Su Planu e Barracca Manna diventa irrespirabile. Così il neonato comitato di quartiere Is Corrias-Su Pezzu Mannu ha deciso di mandare un segnale, radunandosi questa mattina per la prima volta in uno dei luoghi più presi di mira, il terreno accanto all’ecocentro di Su Pezzu Mannu.”

La politica ha chiuso gli occhi per troppo tempo, si è trincerata dietro l’impossibilità di un controllo costante, ma la situazione è cambiata per via dell’arrivo delle infrastrutture legate alla “transizione” energetica.

Oltre alle due stazioni e al cavo del Tyrrhenian Link, al Sardinian Link, in quelle stesse campagne è stato approvato anche un impianto di batterie BESS (altri sono in approvazione), che come sappiamo contengono elementi altamente infiammabili e non estinguibili.

Non solo. Il cavo dell’impianto di batterie BESS di Quartucciu, collegandosi al Tyrrhenian Link, passa per lo storico immondezzaio selargino, dismesso ufficialmente, ma non nella pratica.




Il Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link aveva prima denunciato con un post la presenza di eternit in quel cantiere Enel, una bomba ecologica a cielo aperto. Successivamente, alcuni membri del comitato e alcuni residenti in prossimità del cantiere-immondezzaio avevano presentato una denuncia alla Regione, al Comune, alla Città Metropolitana, alla Procura, ai Carabinieri, ai Vigili del fuoco, alla ASL e… all’ARPAS, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.
La denuncia non ha avuto effetti, i lavori sono proseguiti, ma è di questi giorni la notizia che proprio l’ARPAS, l’ente che dovrebbe proteggere l’ambiente, è stato oggetto di un’indagine.
Ventisei indagati tra tecnici e politici, con ipotesi di reato che vanno dal “falso ideologico fino al traffico di influenze illecite, alla corruzione e alla truffa ai danni della PA”, dovute a “pressioni sugli imprenditori e da falsificazioni finalizzate a occultare situazioni di irregolarità, se non addirittura di inquinamento.”
E questo ci fa capire che il problema è molto più profondo e molto più radicato, non si tratta solo di cittadini incivili.
Ancora oggi le campagne di Selargius, la Terra dei Fuochi sarda, viene devastata, industrializzata, inquinata e bruciata.































