Sabato 1° agosto manifestazione contro l’assalto speculativo al territorio di Sanluri e Villanovaforru

Sabato 1° agosto presso la chiesa campestre di Sant’Antiogu Béciu nei territori tra Sanluri e Villanovaforru si svolgerà una manifestazione contro l’assalto speculativo al territorio.

Un nuovo progetto ubicato nei territori di Sanluri, Sardara e Villanovaforru, che ha visto coinvolte Enel e Saras per la produzione di idrogeno verde da destinare ai processi di raffinazione del petrolio per la produzione di gasolio, benzina e carburante per aerei, prevede l’installazione di 12 aerogeneratori, di un vasto sistema di accumuli (per complessivi 107 MW) e la realizzazione di chilometri di cavidotti, minaccia il nostro ambiente, il paesaggio, i beni archeologici e le attività agricole, mettendo ancora una volta sotto attacco la bellezza e l’identità della Sardegna.

La Saras, a seguito delle prime manifestazioni di protesta organizzate dal Comitato, ha dichiarato di essere uscita dall’accordo ma il progetto, nonostante siano venuti a mancare i suoi presupposti, ha proseguito il suo percorso fino ad arrivare al tavolo della presidenza del Consiglio, ovvero il soggetto delegato a mettere l’ultima parola in caso di conflitto di pareri tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero della Cultura (MIC).
Non fosse stato per il comunicato della Saras, nessuno avrebbe saputo di questa variazione poiché nel sito del Ministero non vi è menzione alcuna a questa novità a seguito della quale, di fatto il procedimento si sarebbe dovuto annullare per ricominciare da zero.
Ad ogni modo ciò che resta in piedi è l’ennesimo progetto speculativo, portato avanti senza considerazione alcuna delle comunità e dei luoghi interessati ma neppure dei reali fabbisogni e, soprattutto della capacità della rete.
Nel solo territorio circostante i tre comuni esclusivamente i progetti eolici raggiungono una potenza complessiva superiore a 400 MW, ai quali si aggiungono sistemi di accumulo elettrochimico (BESS) previsti per almeno 35 MW, oltre alle opere infrastrutturali necessarie alla connessione alla rete elettrica nazionale. I progetti continuano ad essere valutati considerando esclusivamente i singoli procedimenti autorizzativi e, pertanto, senza che via sia alcuna analisi nella sua dimensione cumulativa, considerando l’insieme delle trasformazioni prodotte sul paesaggio, sul territorio agricolo, sulla biodiversità e sull’economia locale.
Il paradosso di questa transizione farsa e spudorata con la quale ancora si giustificano queste miriadi di progetti, è davanti ai nostri occhi durante queste ondate di caldo torrido, quando la necessità di aumentare il carico di rete per accendere qualche condizionatore in più comporta lunghi blackout che hanno lasciato al buio intere comunità. Impianti funzionali a chi, perciò?
Intanto, i tre sindaci di Sanluri, Sardara e Villanovaforru hanno, su invito del Comitato, hanno approvato una delibera Consiliare di opposizione al progetto e alla speculazione energetica in generale con l’impegno di rappresentare la loro posizione presso la Regione Autonoma della Sardegna, il Governo, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il Ministero della Cultura e tutte le amministrazioni competenti e di promuovere un coordinamento permanente tra i Comuni del Medio Campidano interessati dai progetti energetici, al fine di elaborare una posizione comune per la tutela del territorio e per una programmazione energetica equilibrata.
Come riportato anche negli atti deliberati:
“La transizione energetica rappresenta un obiettivo necessario e condivisibile, ma deve essere perseguita attraverso una pianificazione equilibrata, rispettosa della vocazione dei territori e delle comunità che li abitano;
“il territorio del Medio Campidano non è una superficie indistinta disponibile per qualsiasi trasformazione industriale, ma un sistema complesso nel quale convivono agricoltura, allevamento, produzioni agroalimentari di qualità, patrimonio storico-culturale, paesaggio rurale e potenzialità turistiche;
“negli ultimi anni si registra una significativa ripresa degli investimenti agricoli, con particolare riferimento al settore vitivinicolo, nel quale numerosi giovani imprenditori hanno avviato nuove aziende, recuperando terreni agricoli, valorizzando produzioni locali e creando nuove opportunità occupazionali;
“il rilancio dell’agricoltura, della viticoltura e delle produzioni di qualità rappresenta un elemento strategico per contrastare lo spopolamento delle aree interne, favorendo il ricambio generazionale, il presidio del territorio e la permanenza delle comunità locali;
“una trasformazione industriale diffusa delle colline e delle aree agricole rischia di compromettere irreversibilmente il valore paesaggistico del territorio, riducendo l’attrattività per investimenti agricoli, turistici e produttivi compatibili;
“la produzione di energia rinnovabile deve essere compatibile con la tutela del territorio e deve privilegiare prioritariamente coperture edilizie, siti privi di particolare valore agricolo e paesaggistico e, laddove possibile, superfici industriali dismesse e aree già compromesse;
“le comunità locali devono poter partecipare in modo effettivo alle decisioni che incidono sul proprio ambiente, sulla qualità della vita e sul futuro economico e sociale del territorio.”

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