Comitati contro la speculazione o laboratori politici anticoloniali?

de Ivan Monni

Alla fine Solinas ha firmato l’intesa con Terna per il Tyrrhenian Link.
Lo ha fatto nei giorni a ridosso di ferragosto, proprio quando tutti sono distratti dalle ferie, ma proprio quando i comitati se lo aspettavano.
Agosto è il mese delle ferie e delle leggi porcata.

La rivolta selargina e la moratoria hanno imposto nuovi tempi, dettati dalla fretta e dalla paura. Il sistema speculativo ha accelerato al massimo la parte finale dell’iter burocratico.

Un breve riassunto delle novità agostane: i Comitati contro la speculazione hanno manifestato con un sit-in davanti alla regione, sono stati ricevuti dal presidente Pais a cui hanno consegnato la richiesta di moratoria per gli impianti eolici e fotovoltaici e delle reti.
Finora le parole rassicuranti di Pais non hanno avuto un seguito positivo e, anzi, l’intesa con Terna dello scorso 12 agosto 2023  ha messo fine (forse) alla vicenda selargina e una chiara indicazione sull’esito complessivo della richiesta di moratoria dell’eolico speculativo.

Il Comitato di Selargius continuerà la sua attività per sensibilizzare la popolazione a prendere coscienza dell’atto coloniale subìto dalla comunità, colpevolmente patrocinato dall’amministrazione e in particolare dal sindaco Concu, per valutare eventuali ricorsi o mancanze burocratiche. Continuerà la sua attività come deterrente per le nuove servitù che si affiancheranno alle stazioni (ci sono già delle richieste in tal senso).

E continuerà perché il comitato, come gli altri sorti nei territori, è un laboratorio anticoloniale che diffonde tra i cittadini l’idea positiva che del nostro territorio dobbiamo decidere noi, e che il nostro sviluppo economico e politico può partire solo da un processo di autodeterminazione.

Su Selargius ha deciso il ministero italiano, che ha imposto la servitù con la compiacenza o con il silenzio assenso della totalità dei partiti italiani in regione (salvo rare eccezioni).
Lo sbocco di questi laboratori non può essere partitico, nessuno metta il cappello.

Lo sbocco politico è la consapevolezza che l’autonomia sarda ha pochi poteri, finché il ministero italiano non decide di vanificarli totalmente, in base ai suoi interessi.
Fondamentalmente la Sardegna decide del suo territorio finché l’Italia non decide il contrario.
Lo statuto autonomo non ha mai avuto piena attuazione perché è sempre stato ricondotto dentro le logiche di potere italiano, dai partiti italiani stessi.
La promessa di una carriera dentro il partito italiano, impone fedeltà e accettazione di ordini dall’alto.
L’autonomia è stata completamente svuotata dai politici locali, che  rendono conto principalmente a chi li candida e solo secondariamente a chi li vota.

L’era dell’Italia repubblicana è la fase storica più feroce di tutte le dominazioni, l’unica che è riuscita a cancellare la lingua.
Ha imposto la petrolchimica per favorire aziende del nord che hanno raccolto i miliardi del Piano di Rinascita e che poi hanno trasferito i macchinari altrove, lasciando sul posto ferraglie arrugginite.
Bombarda le nostre coste diversi mesi l’anno.
Questa è l’italia per la Sardegna, quella repubblicana, non migliore  di quella Savoia e fascista.

Il rischio che i comitati abbiano un orizzonte temporale limitato, fino alle elezioni 2024 è altissimo. Il rischio è che terminata questa fase si sgonfino fino ad esaurire la loro fase propulsiva.
Occorre strappare il massimo alla politica prima di quella data.
Occorre darsi una struttura e allargare l’orizzonte alle altre associazioni che si occupano di basi ed esercitazioni militari e con quelle del mondo agricolo,  pastorale e turistico, per passare ad una fase propositiva, che faccia pressione su tutti i partiti, ma senza padrini. Occorre dare nuova vita alle campagne e al territorio, per riempire i vuoti che altrimenti verrebbero colmati dalla speculazione.


Immagine: lenuvole.it

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Un commento

  1. Sa batalla anda fatta contrasa a chie, nos ‘e
    ste ipozzende de sa dignidade de sos fiados e de su laore. SA BALENTIA sevidi a gerrare contra a s’invasore, e a chie se bendidu promitende paghe e Amore.

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