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Mar Rosso sangue

Mar Rosso (di sangue). Nelle ultime settimane il mondo è concentrato sulla questione Gaza, ennesimo capitolo di un conflitto, quello Israelo-Palestinese, che da troppo tempo non si vuole risolvere. E comunque la si vede la situazione è critica. È in corso un genocidio, e se non bastassero le 60000 vittime accertate , abbiamo I pareri di diversi enti e figure autorevoli che lo hanno certificato e confermato. Ed è un conflitto che ci riguarda molto più da vicino di quanto non pensiamo, per una serie di motivi.

Prima di tutto per una questione etico-morale, perché se abbiamo sempre predicato il rispetto di principi e diritti universali, provocando interventi militari dalla ex Jugoslavia al Kosovo, poi non possiamo avere l’ansia da prestazione perché Israele teoricamente è un nostro alleato (ma molto teoricamente, visto I grattacapi geopolitici che subiamo dalle azioni compiute).

In secondo luogo perché avere un Medio Oriente instabile significa avere a due passi da casa nostra un fronte instabile, foriero di guerre e di conseguenti migrazioni legati a fughe da guerre e dalle conseguenze che un conflitto comporta. E ai sovranisti de noantri di casa nostra andrebbe spiegata la questione, vista la continua propaganda dello “stare a casa loro” (se anche avesse un senso). Ecco magari se bloccassimo un nostro “alleato” il cui governo blatera di espulsione dei palestinesi da Gaza, con successiva annessione della stessa con la Cisgiordania, avremmo già metà della soluzione.

Terzo, la presenza di crimini di guerra legati ad uccisione di giornalisti, reporter, donne e bambini indifesi, bombardamenti di ospedali, depositi di viveri, privazione di acqua e cibo. In questo scenario l’iniziativa della Global Sumid Flotilla È coraggiosa ed encomiabile. L’appello di Mattarella e delle opposizioni a scaricare i beni a Cipro e a darli in affidamento al Patriarcato di Gerusalemme lo trovo inutile e manca di coraggio. Perché oltre a fornire beni di prima necessità ai Palestinesi, la flotilla ha un altro obiettivo: mettere alla prova la reazione israeliana in caso di ingresso nelle acque di Gaza (che non sono israeliane). Gli israeliani cosa farebbero a quel punto? E se venisse torto anche solo un capello o venisse danneggiata una sola barca, come si potrebbero I governi (soprattutto il nostro)? Avrebbero il coraggio di una reazione di forza o confermerebbero di essere asserviti ai diktat Israelo-americani?

E su questo punto si collegano e sarebbero da censurare invece i commenti della nostra premier che vede gombloddi e trappole anche sotto al letto, salvo non avere il coraggio di riconoscere lo Stato Palestinese e non aver impedito per militari israeliani in recente servizio a Gaza si prendessero la pausa di servizio sul nostro territorio.

E su questo punto entriamo anche noi Sardi, visto che dei militari dell’IDF sarebbero stati ospiti di un resort a Santa Teresa di Gallura. E abbiamo sul nostro territorio lo stabilimento della RWM, fabbrica di morte al servizio dei più disparati conflitti mediorientali, specie con clienti sauditi ed emiratini e con collaborazioni israeliane nella produzione di droni. Evitiamo il suo ampliamento e spingiamo per la sua chiusura. Evitiamo le sponsorizzazioni ad eventi come la Joint stars 2025 e spingiamo per una Sardegna e dei Sardi liberi e non maggiordomi al servizio di chi ha le mani e la coscienza sporchi di sangue. Non da ultimo, spingere ora per la riduzione delle servitù militari, che mettono i Sardi nel fuoco incrociato di un gioco sanguinoso che non ci appartiene, né per storia che per indole come popolo.

Chiudo dicendo di più, a costo di sembrare esagerato. Che tra militarizzazione e tentativi di esproprio è acquisto di terra, potremmo rischiare alla lunga di diventare i nuovi Palestinesi.


Immagine: ftcdn.net

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