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L’ombra eterna di Giovanni Maria Angioy

Nel cuore  antico di Parigi  in cui la Senna sussurra storie di esili e di rivoluzioni rimosse, Giovanni Maria Angioy riposa a tutt’oggi in un enigma che il 2026 non ha ancora sciolto.

Il capo carismatico della Sarda rivoluzione, scomparso il 23 febbraio 1808 al numero 3 della rue Froidmanteau – anticamente rue du Musée, all’ombra del mitico Louvre – svanisce nei registri d’inumazione come un soffio di vento fra i selci del 1° arrondissement di Parigi.

Pratiche sepolte nel tempo

Dal 1786, Parigi aveva legalmente chiuso, per motivi di igiene e di pubblica sanità,  i cimiteri intra-muros. Quindi, nel 1808, un cittadino cattolico appartenente alla parrocchia di Saint-Germain-l’Auxerrois, com’era il caso di Angioy, dopo esequie solenni nella bellissima chiesa gotica situata presso il Palais Royal, trovava riposo – secondo le ipotesi della scrivente – nel cimitero « Champ du Repos », un camposanto precario nelle cave abbandonate sotto la Butte, a Montmartre.

Malgrado il documento contabile rinvenuto presso la parrocchia Saint-Germain- l’Auxerrois, che testimonia l’acquisto di una tomba da parte di Madame Dupont per il riposo del Cavaliere Jean-Marie Angioy e per la somma di quarantasei franchi, la sepoltura di Angioy non risulta in alcun registro giornaliero d’inumazione parigino, quasi inghiottito dalla terra satura dello Champ du Repos che sarebbe stato ‘’inglobato’’ dall’attuale cimitero di Montmartre i cui registri cominciano solo a partire del 1825.

Archivi muti e ricerche vane

Purtroppo, ancora nel 2026, scandagliando coscienziosamente i repertori annuali d’inumazione a Parigi, lo Champ du Repos, avo del cimitero di Montmarte, sfugge alle più accurate ricerche, saturato e parzialmente cancellato dalla crescente urbanizzazione, mentre i suoi elenchi si perdono fra fogli ingialliti dal tempo e ipotizzabili trasferimenti negli ossari.

Così, nel gennaio del 2026, a quasi un mese dai 218 anni dalla morte di Giovanni Maria Angioy, la sua sepoltura rimane elusiva come il sogno di una Sardegna sovrana: un eroe senza marmo, un rivoluzionario ancora invisibile ai più.

Mentre il suo caro amico di lotte antifeudali, don Michele Obino, riposa al cimitero Père-Lachaise all’ombra di un lilla salvifico, Gio Maria Angioy, Gioachino Mundula, Pietro Antonio Leo e Matteo Luigi Simon, sfidano il tempo da invisibili, invitando sardi, parigini e amanti della storia a un pellegrinaggio interiore e senza lapidi, ma nella memoria di un popolo ancora alla ricerca delle sue vere radici sepolte dal tempo e dalla volontà umana.

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