Il devastante piano di dimensionamento scolastico e le responsabilità della politica sarda

La nuova emergenza sarda è la scuola. Non è una novità (su S’Indipendente ne avevo già scritto qui, qui e qui), ma in questi giorni fa rumore l’esito del commissariamento cui il Governo centrale ha sottoposto la scuola sarda. Il motivo è la mancata realizzazione, da parte della Regione, del piano di dimensionamento discendente dalle indicazioni ministeriali.
Le decisioni del commissario governativo sono le seguenti:
Soppressione Istituto Magistrale “Baudi di Vesme”, Iglesias. Accorpamento punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Magistrale “Baudi di Vesme”, all’Istituto di Istruzione Superiore “G. Asproni”, Iglesias. Denominazione Autonomia: Istituto di Istruzione Superiore “G. Asproni– Baudi di Vesme”. Sede Autonomia: Istituto di Istruzione Superiore “G. Asproni”, Iglesias.
Soppressione Liceo Classico “G. Asproni” Nuoro. Accorpamento punto di erogazione del servizio facente parte del soppresso Istituto Liceo classico “G. Asproni” Nuoro”, all’Istituto Liceo Scienze Umane e Musicale “S. Satta”, Nuoro. Denominazione: Liceo Classico Scienze Umane e Musicale “G. Asproni- S. Satta” Nuoro. Sede Autonomia: Liceo Classico “Liceo Scienze Umane e Musicale “S. Satta”
Soppressione “Istituto Comprensivo Arzachena 2”, Arzachena. Accorpamento dei punti di erogazione del servizio, facenti parte del soppresso “Istituto Comprensivo Arzachena 2”, all’Istituto Comprensivo “Arzachena 1”, Arzachena. Denominazione Autonomia: Istituto Comprensivo “Arzachena 1-2”. Sede Autonomia: Istituto Comprensivo Arzachena 1.
Soppressione Istituto Comprensivo “Nuoro 1 Ferdinando Podda”, Nuoro. Accorpamento dei punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo “Nuoro 1 Ferdinando Podda”, all’Istituto Comprensivo “Nuoro 2 Pietro Borrotzu”, Nuoro. Denominazione Autonomia: Istituto Comprensivo “P. Borrotzu – F. Podda”. Sede Autonomia: Istituto Comprensivo “Nuoro 2 Pietro Borrotzu”.
Soppressione Istituto Comprensivo Orgosolo. Accorpamento punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo di Orgosolo, all’Istituto Comprensivo “Oliena”, Oliena. Denominazione Autonomia: Istituto Comprensivo “Oliena – Orgosolo” Sede Autonomia: Istituto Comprensivo “Oliena”.
Soppressione Istituto Comprensivo Tertenia. Accorpamento punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo di Bari Sardo, all’Istituto Comprensivo “Barisardo”, Barisardo. Denominazione Autonomia: Istituto Comprensivo “Barisardo Tertenia”.
Soppressione Istituto Comprensivo “Anna Compagnone Palau”, Palau. Accorpamento dei punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo “Anna Compagnone”, Palau, all’Istituto Comprensivo “P. F. M. Magnon”, Santa Teresa di Gallura. Denominazione Autonomia: Istituto Comprensivo “P.F. M. Magnon – A. Compagnone”. Sede Autonomia: “P.F. M. Magnon”, Santa Teresa di Gallura.
Soppressione Istituto Comprensivo “G. Deledda”, Ilbono. Accorpamento dei punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo “G. Deledda” Ilbono, all’Istituto Comprensivo Lanusei, Lanusei. Denominazione Autonomia scolastica: Istituto Comprensivo Lanusei Sede Autonomia: Istituto Comprensivo Lanusei.
Soppressione Istituto Comprensivo Thiesi. Accorpamento dei punti di erogazione del servizio facenti parte del soppresso Istituto Comprensivo Thiesi, all’Istituto Comprensivo “Pozzomaggiore – Pinna Parpaglia”, Pozzomaggiore. Denominazione: Istituto Comprensivo “Pinna Parpaglia -Pozzomaggiore – Thiesi”. Sede Autonomia: Istituto Comprensivo “Pozzomaggiore -Pinna Parpaglia”, Pozzomaggiore.
La scuola pubblica nello Stato italiano da decenni è investita da un vasto piano di ridimensionamento e svuotamento. Attraverso le gestioni ministeriali dei vari governi di centrosinistra, di centrodestra e tecnici, la scuola ha seguito una parabola discendente quanto a finanziamento, valorizzazione del personale docente e non docente, attenzione ai nuovi bisogni dei discenti, adeguamento delle strutture e delle pratiche alle necessità concrete e alla vita reale. Tutto questo, in una terra come la Sardegna, ha comportato problemi ulteriori, a vario livello; non ultimo, quello della dispersione scolastica. La scuola italiana nell’isola è stata un potente strumento di acculturazione forzata e di sradicamento; è stata una leva sociale che ha separato, linguisticamente e a tratti antropologicamente, i ceti istruiti dal resto della popolazione; è stata uno dei principali veicoli dell’egemonia culturale italiana di stampo nazionalista e centralista. Al contempo, è stata anche uno strumento di potenziale emancipazione e di conquista di strumenti critici indispensabili. Questa contraddizione non deve stupire: in tutte le popolazioni che hanno subito una forma di colonizzazione l’istruzione ha sempre avuto queste due facce. Non è un caso che le leadership dei processi di decolonizzazione sono storicamente appartenuti a ceti istruiti. Istruiti nelle scuole e nelle università dei colonizzatori. In Sardegna, per vari motivi, che sarebbe interessante indagare per bene, questo è successo un po’ meno. O comunque non ha avuto ancora esiti politici significativi.
Insomma, la scuola non è un elemento marginale della nostra vita associata, bensì uno dei fattori decisivi sulla nostra qualità della vita. In una democrazia, la scuola dovrebbe essere la base per la conquista della piena consapevolezza civile e politica.
La questione del dimensionamento scolastico non è dunque una questione di dettagli amministrativi e burocratici. Il conflitto finalmente emerso è più profondo di quanto appaia e implica la questione del rapporto diseguale tra Stato italiano e Sardegna.
Anche riguardo alla scuola vale il discorso generale già fatto qui su S’Indipendente e altrove: se il nodo decisivo rimane oscurato, nascosto, ignorato, non potrà mai essere sciolto. Non sciogliendo quello, i nostri problemi di fondo resteranno sempre senza soluzione e anzi peggioreranno.
Leggo una nota dell’assessore alla cultura del Comune di Nuoro, Domenico Cabula, che così recita (grassetti e virgole casuali nell’originale):
Quello imposto dal Ministero della Pubblica Istruzione [non si chiama più così, bensì Ministero dell’Istruzione e del Merito; NdR] a Nuoro e all’Ogliastra non è un semplice atto amministrativo, ma una vera e propria aggressione istituzionale contro un intero territorio.
Con la scusa del dimensionamento scolastico, il commissario nominato dallo Stato ha cancellato cinque autonomie scolastiche, colpendo in modo chirurgico il capoluogo di provincia: si elimina il Liceo classico “G. Asproni”, si accorpano Istituti Comprensivi fino a superare ogni limite di sostenibilità, si smantella pezzo dopo pezzo la rete scolastica della Sardegna centrale.
È un’operazione di smantellamento, non di riorganizzazione.
Lo Stato dimostra di avere un’unica strategia per Nuoro: tagliare, penalizzare e umiliare.
[…]
È inaccettabile che una città venga trattata come una zona di sacrificio, utile solo per concentrare funzioni scomode – come il 41bis – e subire decisioni calate dall’alto, senza alcun rispetto per le comunità locali, per gli studenti, per le famiglie e per chi ogni giorno manda avanti la scuola pubblica.
Come Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Nuoro respingo con forza questo atto di arroganza politica e amministrativa.
Non resteremo in silenzio e non faremo da spettatori mentre si cancella il diritto allo studio e si svuota il territorio di ogni prospettiva.
Se il Governo Meloni e il suo esecutore materiale Feliziani, pensano di poter continuare a colpire Nuoro senza conseguenze, si sbagliano di grosso.
Questa città e questa provincia pretendono rispetto e sono pronte a difendere con ogni strumento istituzionale e politico le proprie scuole e il proprio futuro.
Ora, vanno sottolineate un paio di cose. Intanto il caso di Nuoro e dell’Ogliastra non è l’unico, come abbiamo visto. La Gallura lamenta tagli e ridimensionamenti altrettanto drastici, per dire. Emerge per l’ennesima volta l’incapacità della classe dirigente nuorese di estendere il proprio sguardo oltre i confini della città o al massimo dei dintorni. È un brutto vezzo nuorese: la Sardegna non esiste. Ed è questo uno dei gravi limiti di questa denuncia. Non si allarga il discorso al livello che a esso compete. Non si va a fondo nella questione. Si omettono le responsabilità delle amministrazioni nuoresi e di quelle regionali, comprese quelle presenti, appartenenti per altro al medesimo schieramento. Uno schieramento che ha già governato la città e la Sardegna, con esiti tra il discutibile e il disastroso.
L’altro aspetto da sottolineare è l’intempestività e la vacuità di una comunicazione che suona fin da subito come velleitaria. Cosa mai potrà fare l’assessore del Comune di Nuoro che non ha MAI fatto la politica sarda nel suo insieme da decenni? Guidare una sommossa popolare? Dichiarare l’indipendenza da Roma e magari, già che ci siamo, da Cagliari? Rifiutarsi di adempiere alle prescrizioni del commissario governativo (dunque del Governo)?
La stessa assessora regionale competente, Ilaria Portas, ha rilasciato dichiarazioni risentite sulla questione. Ma anche in questo caso siamo alla pura retorica. Tutto questo agitarsi ora, a cose fatte, è in realtà un atto di auto-accusa, il preciso segnale dell’inerzia che le istituzioni sarde hanno colpevolmente protratto nel corso del tempo. L’avevamo già visto, ad esempio, sotto la giunta Pigliaru, pure celebrata come la “giunta dei professori”. Non sono mai state attuate le misure pure consentite dallo Statuto in materia scolastica. Salvo blande previsioni legislative e qualche limitato intervento infrastrutturale e logistico, non è mai stata varata una completa e compiuta legge regionale in materia. Non è mai stato contestato il controllo ministeriale sulla scuola sarda, nemmeno quando a dirigere l’ufficio provinciale di Cagliari fino al 2019 c’era un funzionario che scriveva sull’organo di Casa Pound, Luca Cancelliere.
Di fatto, la politica sarda non ha mai avuto una… politica scolastica. Esattamente come non ha mai avuto una vera politica sulla questione energetica, una vera politica sui trasporti, sulla sanità, sulla questione linguistica, sulla produzione agro-alimentare, ecc. ecc. Solo amministrazione dello status quo e garanzia di favori alle proprie lobby di riferimento e ai propri giri clientelari. Per il resto, passiva accondiscendenza verso gli interessi imposti dai governi centrali e da attori economici forti.
Lo stesso mondo della scuola in Sardegna non è mai stato capace di prendersi un ruolo di peso sulla questione. La classe docente sarda rappresenta bene il problema costituito dai nostri ceti medi istruiti, i più passivi e reticenti sulla questione della relazione asimmetrica e penalizzante con lo Stato italiano. La mancata enfatizzazione della condizione linguistica sarda, che avrebbe meritato un riconoscimento diverso e più forte in ambito ministeriale, ci ha privati di uno strumento potente per far valere le prerogative e i diritti di un territorio dalle caratteristiche peculiari come la Sardegna. La lamentela periodica di docenti che dalla Sardegna devono accettare incarichi fuori dall’isola, mentre in Sardegna arrivano docenti da altre parti dello stato, lascia il tempo che trova, se elude il nucleo del problema.
Gridare allo scandalo e darsi un contegno da capi rivoluzionari, magari usando termini e concetti presi dall’indipendentismo, è il camuffamento di uno scaricabarile di comodo (è colpa del governo cattivo di Roma, non possiamo farci niente), che non porta mai ad alcuna soluzione positiva.
Insomma, anche in questo caso sembra che le proteste resteranno proteste e le nostre comunità subiranno l’ennesimo sopruso senza possibilità di reazione. Del resto, anche volendo essere ottimisti, a Cagliari non esiste una forza politica abbastanza solida e credibile per assumersi la responsabilità di una rottura istituzionale pure del tutto giustificata e quanto mai necessaria. Anche perché si è fatto di tutto per mantenere le distanze dalle mobilitazioni popolari di questi anni. Non sarà la giunta Todde (in tutt’altre faccende affaccendata), né chiunque la sostituirà dallo schieramento (fintamente) opposto ad assumersi una responsabilità storica così grande. Ma che sia necessario aprire questa partita, e non solo riguardo all’organizzazione scolastica, è ormai evidente.
Immagine: ANSA















