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Un nobile angioyano: Francesco Ignazio Mannu

Francesco Ignazio Mannu, personaggio essenzialmente noto per aver scritto l’inno sardo angioyano e antifeudale «Su patriotu sardu a sos feudatarios» (Procurade ‘e moderare), nacque a Ozieri  il 18 maggio 1758 e si spense a Cagliari il 19 agosto del 1839. La sua sposa, Maria Ignazia Guirisi Satta, con la quale non ebbe figli, morì a Cagliari il 30 maggio 1824.

Figlio di donna Margherita Roig e di don Giovanni Michele, Mannu fu membro attivo dello stamento militare – uno dei tre organi del parlamento – del quale redasse gli atti del luglio 1793.

A Cagliari fu un magistrato e uomo di lettere che nel 1819 divenne giudice della Reale Udienza. A partire dal 1824 integrò la commissione della Reale Udienza compilando il libro di Diritto ‘’Leggi civili e criminali del Regno di Sardegna.

Nobile di nascita come pure il capo carismatico delle lotte antifeudali Giovanni Maria Angioy, la sua posizione lo ascrive fra i sensibili privilegiati che si schierarono contro la propria stessa classe sociale.

Originario di Ozieri, come precedentemente annunciato, Don Francesco Ignazio Mannu Roych apparteneva a una nobiltà legata fra l’altro – fra il XVIII e il XIX secolo – con i Grixoni, ovvero con la famiglia del cavalier don Francesco Grixoni o Grixonis Roic o Roych di Ozieri che andò in sposo a donna Giuseppa Angioy, secondogenita di Giovanni Maria Angioy.

Il celebre matrimonio ebbe luogo in casa del cognato di Giuseppa, Camillo Novaro, coniuge della primogenita di Angioy e Annica Belgrano, donna Speranza Angioy. 

Donna Gerolama Mannu Touffany, pronipote di Francesco Ignazio scomparsa nel 1926,  scrisse: « Dalle carte di famiglia trascrivo una lettera, forse l’ultima, scritta dal prozio Francesco Ignazio Mannu al padre suo Giovanni Michele, mio bisavolo. »

« Carissimo Padre, per la nota quistione reitero ancora una volta le mie precedenti richieste e Vi supplico di volerle esaudire. Voi potete, se non tutto, di certo molto e il nostro beneamato Sovrano, per la grande stima che ha di voi e per l’amicizia di cui Vi onora non potrebbe rifiutarvi una grazia per Lui sì piccola. Un titolo di Conte o di Barone su un qualunque fondo magari ricavato sui Vostri terreni di Castro in Oschiri, o dove vorrà, non Vi verrebbe negato e a me che sono il Vostro primogenito assai gioverebbe nella carriera che ho intrapreso al servizio del nostro amato Re.

Cagliari addì sett. 1786 »

La discendente del Mannu affermò di non aver mai rinvenuto fra le carte di famiglia, una lettera di risposta alla missiva di preghiera per un titolo nobiliare di cui sopra.

La nobildonna aggiunse che dopo nove anni dalla richiesta di ottenimento dell’ambìto titolo, Mannu, certamente deluso, redasse il celebre inno antifeudale.

La disillusione di Francesco Ignazio Mannu ebbe inoltre come effetto la sua decisione di diseredare gli eredi Mannu del suo cospicuo patrimonio di 40.000 scudi accumulati in una vita molto parsimoniosa.

Donna Gerolama, nel medesimo scritto firmato a Sassari il 4 aprile del 1913, dichiarò che Francesco Ignazio Mannu espresse al di lei padre  il desiderio di essere sepolto indossando la toga di giudice della Reale Udienza. 

Alla morte del Mannu, i suoi averi allodiali furono donati all’Ospedale di Cagliari, mentre quelli legati al fidecommesso majorascale, giunsero al nipote don Antonio Michele Mannu Manca, suo erede più prossimo.

Le delusioni di Francesco Ignazio Mannu verso la propria stessa famiglia e classe sociale non furono però le uniche cause della propria opposizione al governo. Nel 1794 si dimise dall’incarico stamentario ricoperto senza alcuno stipendio ma solo per desiderio di servire la patria. In una lettera precedente alle dimissioni, espresse il dissenso con le scelte del governo centrale. 

L’autore di uno scritto anonimo intitolato ‘’Ragguaglio’’ più volte ne sottolineò i contrasti con l’autorità sovrana. Nella stessa pubblicazione venne riportata una sua frase:’’Rinunzierei al paradiso qualora vi trovassi un piemontese’’.

Mannu si era formato insieme ai giovani studenti fra i quali si distinsero Azuni, Mundula, i fratelli Simon, Obino ed altri, nel clima progressista delle riforme volute dal ministro Bogino e anche tale elemento contribuì a forgiare le proprie idee.

L’inno ‘’Procurade e’ moderare’’, benché non fu cantato dagli uomini che seguirono Angioy nella marcia verso Oristano, in quanto non ancora conosciuto nel 1796, in seguito non ha mai cessato di emozionare gli animi, non solo sardi.

Fu diffuso all’estero dall’inglese John Warre Tyndale che nel 1849 lo pubblicò in sardo con la traduzione inglese ne ‘’L’isola di Sardegna’’. Nel 1866, invece, l’inno fu citato dal Boullier in una sua opera sui dialetti e i canti popolari sardi. 

Sebastiano Satta, Enrico Costa, Pietro Nurra e Raffa Garzia lo tradussero in italiano e ne analizzarono il contenuto.

Il 28 aprile 2018 il Consiglio regionale sardo ha dichiarato l’opera antifeudale e antipiemontese del Mannu inno ufficiale della Sardegna, al pari della Marsigliese in Francia.


Immagine: totusinparis.it

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Un commento

  1. Ma cantu faedhamus a brétiu, a improdhu e a su chi est tip est tap e a tutto fa brodo!
    Sa RAS – Cossizu at aprovadu unu «inno regionale», cioè della Regione!
    Si sa Regione est cuss’aurtinzu de “ente de autonomia” e sa regione sa Sardigna cufundhindhe allu cun cibudha, sa leze chi ant fatu (innanti po sa bandhera – «della Regione»! – e apustis “integrato” pro unu «inno regionale» lizìdelu nessi in custu chi cópio e ponzo inoghe: «Inno ufficiale della Regione» e no de sa Sardigna:

    «LEGGE REGIONALE 28 APRILE 2018
    Inno ufficiale della Regione e integrazioni alla legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 (Bandiera della Regione)
    Art. 1
    Integrazione del titolo della legge regionale n. 10 del 1999 (Inno regionale)
    1. Nel titolo della legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 (Bandiera della Regione), dopo la parola “Bandiera” sono inserite le parole “e inno”.
    Art. 2
    Integrazioni alla legge regionale n. 10 del 1999
    1. Dopo l’articolo l della legge regionale n. 10 del 1999, è aggiunto il seguente:
    “Art 1 bis (Inno regionale)
    1. Il componimento tradizionale “Su patriota sardu a sos feudatarios” noto anche come “Procurade ‘e moderare” di Francesco Ignazio IMannu è riconosciuto quale inno ufficiale della Regione.”.»

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