Ambiente

138 Articoli

Architettura

3 Articoli

Cinema

8 Articoli

Cultura

162 Articoli

Economia

11 Articoli

Giustizia

8 Articoli

Interviste

51 Articoli

Lingua

52 Articoli

Mondo

33 Articoli

Musica

4 Articoli

Notizie

62 Articoli

Persone

20 Articoli

Politica

259 Articoli

S'Imprenta

155 Articoli

Sanità

14 Articoli

Senza Categoria

1 Articoli

Società

20 Articoli

Sport

5 Articoli

Storia

102 Articoli

Trasporti

4 Articoli

Non perdere le ultime da S'Indipendente!

I nomi delle donne cancellati dalla storia e che Adriana Valenti ha riportato alla luce

Cagliari, 27 e 28 gennaio 1793.
Una flotta francese ha raggiunto Cagliari. L’attacco, ritardato dal maestrale, durò diverse ore.
Il viceré Balbiano fornisce un resoconto di quelle giornate: i colpi non raggiunsero quasi mai Cagliari. Scrive, infatti: “Non parrà credibile durante il cannoneggiamento sedevan tranquilli sulle mura della città insultanti in un certo modo il nemico, il cui furore sfogavasi contro dell’onde alte e degli scogli; non gli uomini soli, ma anche le donne obbliarono in quel giorno il nobile carattere e i teneri lor sentimenti”

Quando raccontiamo le rivoluzioni, le decliniamo al maschile. La partecipazione delle donne è inghiottita in un vuoto di memoria. Quando se ne fa menzione lo si fa attraverso un’immagine stereotipata. Operose, chiuse, orgogliose, severe: satelliti in orbita attorno alla famiglia. Una narrazione che, assieme ai loro nomi e alla loro eredità, ne cancella speranze, sogni, sentimenti, ribellioni.

Riappropriarsi della storia della Sarda Rivoluzione, celebrare le tappe attraverso cui si è dipanata è già di per sé un atto politico. Nominare le donne, raccontarne le vicende, è una redistribuzione del potere di autonarrarsi.

È importante allargare lo sguardo, dalla militanza alla dimensione della cura: a sfidare le convenzioni sociali non furono solo le militanti sarde, ma anche tutte coloro che contribuirono a intessere e mantenere le relazioni sociali e comunitarie. Le fondamenta su cui poté ergersi quella “sollevazione riguardosa”, come scrisse Giovanni Maria Angioy.

L’ambiente domestico, la dimensione privata, sono solitamente intesi come spazi non politicizzati – anche quest’idea è frutto di una visione parziale condizionata da stereotipi di genere – quando invece sono luoghi di resistenza, dove circolavano idee, scritti. Ambienti dove la rabbia del popolo sardo oppresso è stata trasformata in intenti condivisi.

Il desiderio di riscatto, la ribellione all’oppressione e alle ingiustizie, le istanze di emancipazione furono, infatti, trasversali e coinvolsero pienamente la popolazione. Le manifestazioni di dissenso popolare vennero represse duramente, ma non per questo si fermarono.

Non è un lavoro facile quello di recuperare le storie delle donne del periodo rivoluzionario, quei racconti dal margine: sono spesso storie raccontate da uomini che ne giudicano le scelte, figli di una società che storicamente percepisce come una minaccia le donne politicamente attive. I documenti scritti direttamente da personaggi femminili sono pochissimi.

A parlarcene, in una video intervista che uscirà nei prossimi giorni, sarà la scrittrice e ricercatrice indipendente Adriana Valenti Sabouret, che si sta occupando di ricostruire le vicende dei rivoluzionari sardi esuli in Francia.

Sarà lei a guidarci alla scoperta delle storie di donna Marianna Serra di Ittiri, donna Isabella Cugia, siciliana ma residente a Cagliari, donna Giuseppa Delrio detta Pepica, di Sassari, Rosa Brigliano o Brillany, donna Maria Ignazia Cordiglia di Cagliari, donna Caterina Delogu di Cagliari, Maria Elena Piras di Torralba ma residente a Cagliari, donna Antonia Cherchi di Santu Lussurgiu, Ambrogia Soddu di Bono e Speranza Sisca De Peru di Sassari.

Nominare è un atto che riconosce l’esistenza, attribuisce l’identità, conferisce la dignità.

Nominare è anche un atto di riaffioramento e di anamnesi. Il processo di riattualizzazione è un lavoro costante, che comporta impegno, studio, curiosità e senso di giustizia. Dare voce alle storie del presente e del passato è una scelta che implica sempre un posizionamento nella società attuale.

La partecipazione femminile alla vita politica locale è una costante della storia, non di rado rimasta nell’ombra, avvolta nello stesso silenzio delle rivoluzionarie de Sa Sarda Rivolutzione, a volte invece imponendosi persino come simbolo di movimenti sovversivi. Nominare Pratobello, dunque, significa riportare alla luce i fatti del 1969,il ruolo centrale delle donne in quella resistenza. Ma significa anche attraversare le vicende che riguardano Pratobello 2024, in cui le donne dei comitati spontanei hanno occupato il Consiglio Regionale della Sardegna con 210 mila firme in mano. E riconoscere che che quello spirito non si è dissolto, né il corpo che occupa uno spazio, che si fa presenza, che si fa voce. Come Paskedda Zau, come le sindacaliste sarde che oggi si battono contro le ingiustizie sociali, le giornaliste che danno voce a loro e a chiunque non abbia tribuna, le ricercatrici che proseguono gli studi negli ambiti meno battuti, radicandosi e collocandosi in luoghi della conoscenza che chi siede al potere vuole abbandonare.

Nominare è continuare.

In questo 8 marzo vogliamo ringraziare Adriana Valenti Sabouret e tutte le altre donne che ogni giorno custodiscono la realtà che viviamo e quella che grazie a loro riscopriamo. Che lavorano per costruire spazi di consapevolezza che riguardano la Sardegna e i fili conduttori che la percorrono. Che persistono, resistono, continuano. Grazie.

Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...