Se gli indipendentisti fanno lingua in bocca con chi svende la Sardegna

Finiti i tempi degli spuntini elettorali, è giunto il tempo delle lezioni di surf gratis, con “precedenza a bambini e ai consiglieri candidati con Milia“.
Non si tratta di uno scherzo, ma dello spot del candidato di “A innantis” a Quartu, Piero Porcella, iniziativa patrocinata con il logo dell’associazione con l’alberello verde.
Ma fin qui potrebbe trattarsi di un evento che si inserisce nella sempre più oscena qualità della politica sarditaliana, perfettamente inserita nel contesto di una campagna elettorale di basso profilo dove si promuove la personalità del candidato e non i contenuti della lista o della coalizione.

Non una spiaggia qualunque
Il mega spottone elettorale infatti ha avuto luogo, lo scorso 25 maggio, sulla spiaggia di Capitana, proprio nel mare di Terra Mala, area che è stata oggetto di un oscena pratica di saccheggio da parte di Terna. Proprio lì approderà infatti il famigerato Tyrrhenian Link, l’infrastruttura strategica della “quarta colonizzazione” della Sardegna, cioè del processo di asservimento dell’isola alle ciniche logiche di speculazione energetica che flagella le comunità della Sardegna, sbarrando la strada alla democrazia energetica, alle comunità energetiche, ad una transizione energetica realizzata nell’interesse dei sardi.
Qui i comitati si sono organizzati per resistere agli espropri e alla realizzazione di questo vero e proprio asset coloniale e qui il sindaco sostenuto da A Innantis, Graziano Milia, ha dato libero sfogo ad una feroce polemica contro i comitati No Tyrrhenian Link di Selargius e di Quartu.
Fra le tante esternazioni dell’alleato di A Innantis ricordiamo che Milia dichiarò che si trattava solo di un cavo.





A vedere le foto aeree dell’approdo al mare è evidente che non si tratta solo di un cavo, ma di qualcosa che ha devastato l’uscita al mare nell’area in cui risiedono diversi abitati e una comunità di accoglienza per minori, in cui i bambini e ragazzi giocavano tra il parco e il mare.
Nel 2023, il sindaco Graziano Milia patrocinò l’evento che il Sole24Ore titolava “Sardegna, al Poetto di Quartu l’eolico marino spiegato a 60 bambini“.
Testualmente dal giornale: “Sulla spiaggia del Poetto, sessanta alunni di prima media dell’Istituto Comprensivo “Maria Lai” di Quartu Sant’Elena, nel cagliaritano, accompagnati dalle loro insegnanti, hanno partecipato al workshop OffshoreWind4Kids. L’evento è stato organizzato da Renantis e BlueFloat Energy, con il patrocinio del Comune di Quartu Sant’Elena.”
Chissà se Porcella avrà riferito ai suoi surfisti che il mare di Quartu potrebbe essere riempito da una selva di gigantesche pale eoliche che spunteranno dal mare, e che dovranno imparare a fare slalom.
Le ombre dei poteri forti e gli sfottò ai comitati
Nel 2014 Milia ottenne l’incarico di responsabile delle relazioni esterne presso la Fondazione di Sardegna (“Decade dopo condanna, ex politico Pd agguanta incarico in una Fondazione”) carica che ricopre ancora oggi.
Ricordiamoci che Fondazione di Sardegna è socia di Cassa depositi e prestiti, e che quest’ultima è socia di Terna, che appunto a Terra Mala farà sbarcare il Tyrrhenian Link.
Nel 2024 i comitati anti speculazione accusarono il sindaco Milia di non aver informato adeguatamente la popolazione sul cavo. Lo scontro tra Milia e i comitati, proprio su quel tratto di mare, divenne furibondo, con il sindaco che accusò gli attivisti di essere dei «no vax» e dei «pinocchi». Di fatto, in pochi sapevano dell’arrivo della – ennesima – servitù voluta da Terna e quindi dallo Stato italiano.
All’attacco del sindaco, i comitati risposero per le rime, rimandando le accuse al mittente, facendo notare come Pinocchio, nella versione di Guillelmo del Toro è disubbidiente al potere, rivendicandone la funzione critica. Infine accusarono Milia di essere come la Volpe, compare del Gatto.
Del resto “volpe”, politicamente, Milia lo è senz’altro. Non perde un’elezione. A questo giro è riuscito inoltre a mettere insieme i suoi ex candidati sindaci, Piludu del PD e l’ex candidato della destra, Stevelli, del Psd’Az. A completare il quadro, appunto, gli “indipendentisti” di A Innantis.
Considerato che il candidato del centrodestra, Porcu, appare debole e che l’outsider Roby Matta è sostenuto da una sola lista, le elezioni di Quartu sembrano orientate verso una vittoria annunciata. In questo contesto, nonostante le diverse criticità del sindaco uscente, non sorprende che alcuni attori della scena “indipendentista” puntino comunque sul cavallo vincente, forse anche per considerazioni di carattere strumentale e di partito.
Dire la verità
C’è un momento, nella storia dei movimenti di liberazione, in cui diventa necessario tracciare una linea. Non per settarismo, ma per chiarezza. Non per dividere, ma per impedire che tutto venga confuso, neutralizzato, svuotato di senso e infine assimilato. È esattamente questo il punto in cui oggi si trova il movimento per l’autodeterminazione sardo e il caso Milia – A Innantis è un caso emblematico.
L’etichetta “indipendentista” non dovrebbe mai legarsi su pratiche che civettano con l’arroganza e con la strafottenza del sistema coloniale. E, soprattutto, non basta praticare un’estetica dell’indipendentismo mentre si agisce dentro e per conto di un sistema che continua a riprodurre la subordinazione coloniale della Sardegna.
“A Innantis” partecipa organicamente a una giunta regionale che, nei fatti, non ha inciso in nulla sulle grandi questioni strategiche della subalternità sarda. Non lo ha fatto nemmeno sulla lingua sarda, benché il leader del movimento Franciscu Sedda, occupi lo strapagato ruolo – di “esperto di lingua sarda”.
A questo proposito la polemica tra Sedda e un politico della destra italiana, scoppiata dopo il viaggio del primo in Cina, solleva una questione seria: mentre la trasmissione intergenerazionale del sardo continua a indebolirsi, ci si aspetterebbe che risorse ed energie vengano concentrate sul fronte interno, valutando i risultati sulla diffusione della lingua tra le giovani generazioni. La polemica della destra è maldestra perché sbaglia obiettivo. La domanda non è “che ci faceva un consulente di lingua sarda a parlare di trasporti, mobilità intelligente, logistica e innovazione tecnologica?”. Bensì perché con l’uso veicolare del sardo ridotto a lumicino il consulente di sardo della RAS va in missione all’estero – come ha risposto lo stesso Sedda – ad “incontrare la Direzione del Dipartimento della Cultura e del Turismo della Provincia dello Sichuan e presentare la Sardegna dal punto di vista identitario e culturale”?
Le cose non cambiano sul fronte dell’occupazione militare. Basti pensare che mentre si consuma lo scandalo della Presidente Alessandra Todde che va contro i comitati ricorrenti contro la fabbrica di bombe RWM per l’affaire “ampliamento”, l’associazione A innantis mantiene il silenzio più infrangibile, quando perfino diverse componenti della maggioranza si espongono tentando di smarcarsi dalla posizione della presidente.
Sovranità alimentare, energetica, territoriale, ovvero le battaglie classiche di tutti i movimenti per l’autodeterminazione: il vuoto cosmico
Ma il caso Quartu è, se possibile, ancora più grave. L’oscena melina messa in scena da A Innantis dissipa il patrimonio del lavoro di tanti onesti indipendentisti che hanno lavorato nei comitati per far comprendere come la questione della speculazione energetica fosse strutturale e non si trattasse solo di una generica questione di business e affarismo delle multinazionali.
Vedere “indipendentisti” fare lingua in bocca con chi ha sostenuto Terna rende la prospettiva indipendentista e autodeterminazionista credibile agli occhi dei tanti sardi che finalmente hanno realizzato che la Sardegna è oggetto di un vero e proprio regime di sfruttamento coloniale da parte dello Stato italiano?
Ormai dobbiamo porre con chiarezza la domanda: cosa ha a che fare con l’indipendentismo questo gioco spregiudicato per il potere, per l’alimentazione di un mero apparato di potere?
Nulla viene dal nulla
La politica perseguita da Sedda ha una genealogia ben precedente alla fondazione di quello che, nei fatti, si è rivelato un ulteriore strumento di neutralizzazione delle istanze anticolonialiste, indipendentemente dalle intenzioni e dalla sincera adesione dei suoi sostenitori.
Prima ha liquidato figure storiche come Lussu e Bellieni perché non abbastanza “pure”, poi ha provato a smantellare l’indipendentismo storico come ambiguo sul tema dell’indipendenza. Intendiamoci, i fondatori del sardismo storico e l’indipendentismo non erano certo esenti da criticità, ma ogni innovazione deve partire da una contestualizzazione delle idee e delle pratiche se non si vuole gettare il bambino con l’acqua sporca e impedire che il dibattito si sviluppi in maniera seria e fondata. Ma evidentemente l’intento non era superare e fare avanzare, ma provare a fare piazza pulita per emergere come stella polare e buona novella.
A ciò segue una lunga serie di scissioni e partizioni fino al Partito dei Sardi, chiuso anche quello. Il leader di A Innantis ha promosso contrapposizioni che hanno finito per dividere il movimento fra i partigiani dell’albero di Arborea e i Quattro Mori, creando le condizioni per dividere i sardi su uno dei rari punti in cui sono uniti, e tra gandhiani e non gandhiani non per attingere (giustamente) pratiche e metodi al vasto patrimonio del movimento di liberazione indiano, ma per tracciare un ennesimo solco divisivo.
Risultato: un metodo che ha portato il movimento di liberazione a profonde frammentazioni, e l’idea indipendentista svuotata da qualunque capacità critica reale. Oggi quella stessa impostazione che voleva “lasciare perdere i partiti italiani” è diventata parte organica del sistema che diceva di voler archiviare.
Questa critica non riguarda ovviamente le tante persone che hanno partecipato a quelle esperienze politiche con onestà, generosità e autentica convinzione e con un sano desiderio di modernizzare l’ideale indipendentista. Molti militanti hanno dedicato tempo, energie e competenze a una causa giusta, dando un contributo ancora operativo. La responsabilità politica che qui si discute riguarda piuttosto l’impostazione strategica che è stata ripetuta con lo stesso schema in diversi movimenti o partiti.
Ma bisogna stare attenti! L’epilogo coloniale di cui stiamo trattando non è affatto una contraddizione. È uno sbocco coerente di una linea politica precisa!
Perché quando si rimuove il conflitto reale, quando si sostituisce l’analisi materiale e la pratica popolare e comunitaria con il puro simbolismo, quando si trasforma l’indipendentismo in una piattaforma di accesso al potere per il potere e non per cambiare le cose, l’esito non può che essere questo: integrazione, cooptazione, normalizzazione, in una parola “collaborazionismo”.
E allora bisogna dirlo con chiarezza.
Per questo oggi il problema non è solo la subalternità della Sardegna allo Stato italiano e ai grandi interessi economici. Il problema riguarda anche un fronte interno, ovvero della presenza di soggetti che, pur usando l’estetica dell’indipendentismo, ne svuotano il senso e lo piegano a logiche completamente altre. Chiamare le cose con il loro nome non è un atto di divisione.
È il primo passo per ricostruire un orizzonte di liberazione credibile.
E oggi, più che mai, necessario.















