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Selargius, specchio dell’autocolonialismo sardo (salvate il pino di Natale dal tricolore) – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Raccontare l’esperienza governativa autocolonizzata selargina significa raccontare in piccolo quello che avviene in grande nella politica sarda.

Prigioniera di una narrazione italo-centrica partitica e mediatica, che impone priorità, crea domande non richieste e fornisce risposte di comodo, vero obiettivo del palinsesto politico-televisivo. È quasi impossibile scorgere questi meccanismi, tanto ci siamo dentro.

Il pino di Natale dell’amministrazione selargina addobbato con il tricolore non è solo una questione di grezzuria e scarso senso estetico (e del ridicolo): è un problema soprattutto perché con quei colori sta operando con prepotenza la trasformazione da ex città del vino in città dell’elettricità.

Il povero pino, esteticamente osceno, sembra gridare aiuto per essere liberato dallo sciovinismo italico.

Attenzione, sul muro della stazione dei vigili urbani viene proiettato tutto l’anno un fascio di luci tricolorate, in spregio al risparmio energetico. A dicembre 2024, subito dopo gli espropri de su Padru, in quel muro era comparso uno striscione con la scritta “Sardigna colonia”.

Bidda, città o quartiere dormitorio cagliaritano? 

Nel 2024 Selargius è diventata città, non più bidda. Sbandierata in “pomposa” magna come conquista importante dal sindaco Concu, in realtà è lo stesso primo cittadino ad aver dato il colpo di grazia all’identità selargina, condannando la comunità ad essere un quartiere dormitorio di Cagliari.

La metafora del trapasso dall’agricoltura a paese dormitorio assistito è la chiusura della cantina Meloni, ceduta per far posto ad un supermercato in cui ormai prevalgono le casse fai-da-te, in cui non si riesce a trovare un prodotto isolano, ed è più facile trovare il pecorino toscano che quello sardo. 

È il simbolo della sconfitta, i paesi vicini (Monserrato, Quartu, Dolianova, Settimo, Serdiana) hanno una o più cantine. A Selargius pare che gli agricoltori non possano riunirsi per cooperare in cantina sociale, il destino delle campagne giace senza nessuna immaginazione da parte dell’amministrazione.

Quello che era uno storico vantaggio del paese, l’assenza di latifondi e la terra distribuita tra tutti gli abitanti, nei tempi moderni è diventato un problema. L’eccessiva frammentazione della terra non crea le condizioni per investimenti che siano opera imprenditoriale a tempo pieno e che frutti stipendi.

Chi pensa ad un modello di sviluppo fatto da anziani o dopolavoristi, evidentemente ha in mente una società che non esiste più.
La bidda si era trasformata nel dopoguerra, Cagliari da ricostruire dopo il bombardamento, l’urbanizzazione interna che ha visto il paese crescere a dismisura, la generazione baby boom che metteva su casa (incluse le seconde case), che poi moltiplicava la necessità di nuove scuole, ha visto il paese trasformarsi in città dedita all’edilizia, con fior di muratori, falegnami, piastrellisti, idraulici ed elettricisti che hanno mutato il volto dell’ex paese del vino, del grano, dei mandorleti e del cappero.

L’agricoltura dopolavorista, che ha tenuto in vita un po’ di agricoltura in quegli anni, non è più proponibile, anche perché la società è mutata: oggi la maggior parte delle donne lavora, e gli uomini hanno già il dopolavoro impegnato nelle faccende domestiche e familiari.

La fase dell’edilizia si è interrotta con la denatalità, con l’emigrazione costante in Sardegna, e per limiti strutturali dovuti alla raggiunta edificabilità. Delle decine di falegnamerie ne rimangono poche, sostituite da capannoni che importano mobili e porte in pronta consegna.

Il quartiere dormitorio è impiegato oggi nei servizi, e nella pubblica amministrazione cagliaritana. I “cittadini” si riversano in massa a Cagliari attraverso viale Marconi, intasata ed invasata, trasformata a senso unico. 

Recentemente, l’amministrazione selargina ha realizzato delle piste ciclabili, per sfruttare un finanziamento, ma le ha fatte incredibilmente grandi (acollada de paulesu eus a nai) tanto da ridurre al minimo le corsie delle auto, creando code lunghissime nelle ore di punta, e malcontento diffuso.
Purtroppo, le piste ciclabili si fermano improvvisamente e chi vorrebbe andare al lavoro a Cagliari in bici, per attraversare la grande rotonda de is Ponti Paris deve fare testamento e proseguire nella strada normale. La pista ciclabile è senza meta, improvvisamente i ciclisti spariscono nel nulla, o decidono di tornare indietro. Oppure devono virare verso Monserrato, smarrendo la via del lavoro.

I trasporti verso Cagliari sono strategici per il quartiere dormitorio, anni fa fu inaugurata, da Concu, la stazione metropolitana Camelie, talmente fuori mano che per arrivarci devi prendere la macchina e una volta che arrivi prendi la metro per una sola fermata per poi cambiare a Monserrato. Peccato che la stessa stazione di cambio disti poche centinaia di metri da quella selargina, per cui tutti vanno direttamente alla stazione di Monserrato, risparmiando un cambio.

Il turismo cresce senza clamori, Selargius non ha mai puntato sulla sua posizione che dista 20 minuti dal mare, i bed and breakfast hanno scommesso più sulla speranza che sulla pianificazione.
Il vecchio hotel Hinterland ha chiuso i battenti qualche anno fa, difficile per un paese che ha raggiunto il massimo di edificabilità ragionare di turismo.
Ma Cagliari si è turistificata, rispetto a 30 anni fa tutto è cambiato.

Proprio il turismo poteva essere la nuova leva per riqualificare le campagne e diffondere l’idea degli agriturismo, ma quel che resta dell’agro dopo l’industrializzazione elettrica de su sartu lascia poche speranze. 
Il vecchio giardino del campidano può al massimo fare leva sulla sagra della corrente elettrica e dell’ immondezza diffusa.

L’invasione è spiegata in questa mappa, Selargius sarà il centro nevralgico del collegamento che unirà la Sicilia (con il Tyrrhenian Link), e la stazione di Codrongianos (tramite Sardinian Link), da cui partirà un cavo verso l’Italia.

Di fianco alla stazione esistente sorgeranno altre due stazioni, si ergeranno sei palazzoni, di cui quattro alti 22 metri, con basamento 40 x 60 metri, in una bellissima e piana dai numerosi reperti archeologici. Sorgeranno tre impianti di batterie BESS (potenziali bombe), una cabina elettrica, i citati cavi Tyrrhenian Link e Sardinian Link e collegamenti vari da eolico e offshore.

Il comune, (che aveva aderito entusiasticamente), la regione, e lo stato, non hanno fatto i conti con chi nelle campagne aveva acquistato casa, pagando il mutuo, e oggi si ritrova al centro di un’area industriale.

Queste persone confinano con le servitù, ma non sono soggette ad esproprio, dunque non riceveranno un centesimo per la perdita del valore degli immobili, o comunque dei terreni agricoli. Devono scegliere se rischiare di ammalarsi (esiste uno studio del dott. Asquer che denuncia il rischio del Tyrrhenian Link) oppure svendere casa: ma chi comprerebbe in quelle condizioni?

Chi li risarcisce della perdita economica?
Sono gli agnelli sacrificali nel nome della montagna di soldi del PNRR che andranno alle multinazionali, per colpa di chi ha deciso dall’alto cosa deve fare la Sardegna.

Il comitato selargino ha smosso le acque del sonnolento dormitorio e ha obbligato il paese ad interrogarsi sulla sua identità: la contestazione dei tecnici Terna nel luglio 2023, le varie manifestazioni, assemblee in piazza, gli eventi culturali, le occupazioni dell’aula consiliare e del terreno di Terna, il presidio la Rivolta degli Ulivi e la resistenza allo sgombero de sa Barracca de su Padru.

Identità che trova poco spazio nella cultura selargina. È invece preponderante il folklore, a farla da padrone è sa Còja Ceraxina (rinominata Matrimonio selargino), che ci ricorda la trasformazione avvenuta, a partire dalla lingua sarda, che a scuola non viene insegnata, e che si potrebbe rivitalizzare con progetti specifici a vari livelli (nidi, elementari e medie). Resiste un po’ di poesia improvvisata, is cantadoris, ma quasi tutti di importazione, la storia dei grandi poeti locali per ora si è interrotta.

Le feste residuali sono per la gran parte folklorizzate o insulse, come il carnevale delle macchine spinte-spente, un’invenzione che ha soppiantato la tradizionale sfilata domenicale con la morte di Cronnovali.

A Selargius, non si discute, non si dibatte sul proprio futuro, sul proprio destino, si polemizza su inutili questioni irrisorie, si perde di vista la cultura che dovrebbe permeare qualsiasi campo di azione che abbia una visione di lungo termine e una idea di città, o di regione, indipendente da ciò che viene imposto dall’alto.

Questa rappresentazione selargina si può applicare alla Sardegna e a parecchi comuni sardi. Vedi, ad esempio, il municipio tricolorato di Iglesias, che ha anche la piazza principale dedicata a Quintino Sella, famigerato per avere imposto la tassa sul macinato, cioè sui poveri, per pagare i debiti dell’unità d’italia.

Municipio di Iglesias, foto Sardegna Live

Per capire il gioco della classe politica, prendete ad esempio il video di Deidda di Fratelli d’Italia: pur di salvare la faccia del governo italico, minimizza l’invio dei detenuti del 41-bis in Sardegna, con il carico mafioso e delle famiglie.
Questa gente serve l’Italia, è nemica dei sardi.
Ma vale lo stesso per i sostenitori della Lega, del PD, dei Cinque Stelle, Forza Italia.

Un mistero invece rappresentano i partiti sardi come Sardegna 20Venti, Riformatori, Progressisti, i cui aderenti, pur non avvantaggiandosi dalle carriere dei partiti italici, si concedono gratuitamente, e forse per questo sono i più colonizzati mentalmente.

La classe politica mostra una mancanza di visione legata ad una elaborazione dal basso, un livello di inconsapevolezza del proprio ruolo, un qualunquismo passivo remissivo rispetto alla narrazione che passa tramite le parole d’ordine dei media e dei partiti italiani, vere e proprie cinghie di trasmissione del colonialismo italico; salvo qualche rara nobile eccezione, molti consiglieri sono ignoranti non studiano le carte, non hanno idea di cosa si celi dietro i tecnicismi della “transizione” e non si informano con pensiero critico sulle servitù che periodicamente l’italia ci invia e che vengono spacciate per infrastrutture che creano vantaggi.
Eja, credici.

Sanità, la corte costituzionale boccia la riforma Todde (Newsarde.it)

Con la sentenza nr. 198 pubblicata in data odierna, martedì 23 dicembre, ma deliberata il 2 dicembre scorso, la Corte Costituzionale ha bocciato la legge di riforma della Sanità sarda voluta da Alessandra Todde, dichiarando quindi illegittima la norma che commissariava le Aziende sanitarie e licenziava i precedenti manager che adesso dovranno essere reintegrati nel loro ruolo, nonché indennizzati per le mancate retribuzioni.”

I tre scali uniti: nasce Sardegna aeroporti – che cosa succede e i prossimi passaggi (Nuova Sardegna)

I tre scali uniti: nasce Sardegna aeroporti – che cosa succede e i prossimi passaggi. “La Regione entra nella società unica di Cagliari, Olbia e Alghero: manca solo la firma.”

Scrive l’Unione Sarda: il cambio di azionisti può portare alla revoca delle licenze, il parere dell’Anticorruzione: serve una gara pubblica. L’ex assessore ai Trasporti, Moro: «Cinica operazione d’affari» Fusione aeroporti, l’ex manager di Sogeaal: «Non svendiamo i nostri scali». Aeroporto di Cagliari verso la privatizzazione, un regalo da 250 milioni, una valanga di no contro la privatizzazione

Castedduonline titola: Aeroporto “regalato” a Cagliari, esplode la polemica: “Elmas a un grande fondo finanziario, non ai profitti dei sardi”.

La Nuova Sardegna è favorevole all’operazione, tra i soci del quotidiano figura De Pascale, uno degli artefici dell’operazione della finanziaria F2i, mentre l’Unione Sarda è fortemente contraria: al centro il mega centro commerciale-turistico, a pochi chilometri da quello di Sestu e di Santa Gilla.

Diciamo che il trio Nuova Sardegna – F2i – Fondazione di Sardegna sta vincendo diverse battaglie il cui palio è una montagna di soldi, dalle rinnovabili, agli aeroporti.
A farne le spese i sardi, il monopolio privato non è mai una buona soluzione.

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Foto del pino di Natale: Francesca Olla

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Un commento

  1. L’analisi è lucida e fa male, perché la situazione è proprio questa.
    L’altro giorno ho dovuto sentire perfino un cazziatone rivolto da Luigi Zanda alla classe politica sarda nella sua interezza (ma io mi immagino che avesse in mente soprattutto gli esponenti del PD regionale), colpevole di passività e remissività verso l’erosione continua dei diritti minimi dei sardi.
    Lui parlava di continuità territoriale, ma vale praticamente per tutto.
    Sentire un esponente di un partito nazionalista e centralista che accusa di pavidità coloro che dovrebbero esercitare le loro prerogative per eliminare le condizioni che ci rendono colonia e marginali dal punto di vista politico non fa che accrescere lo sconforto.

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