I nuovi feudatari industriali ci stanno “furando” anche gli aeroporti

Sardegna colonia di sfruttamento
La Sardegna è sempre più una «colonia di sfruttamento» (Gramsci) e la vicenda della “fusione” degli aeroporti sardi non è un fatto secondarie rispetto alla colonizzazione energetica in corso, bensì rappresenta un tassello fondamentale del processo di penetrazione coloniale in corso su cui è recentemente intervenuto con grande capacità di sintesi Omar Onnis ( Sardegna sotto attacco, senza difese – S’Indipendente ).
Ciò che è in corso è un passaggio di fase della dipendenza: il trasferimento di una delle ultime infrastrutture strategiche rimaste sotto controllo pubblico verso il circuito dei grandi fondi speculativi, esattamente come hanno fatto con la Grecia ma senza neanche la scusa del debito. Ha ragione Michele Zuddas, nella sua J’accuse a sottolineare come la costruzione di una gestione unica dei tre aeroporti sardi – Cagliari, Olbia e Alghero – non è un dettaglio amministrativo o un fatto tecnico – così come vogliono presentarlo alcuni media che hanno le mani nella marmellata -, ma un fatto politico di prima grandezza, perché incide sulla libertà materiale della comunità sarda e sulla sua capacità di autodeterminarsi.
Al di là del fatto che gli aeroporti possono costituire di per sé una grande ricchezza nazionale (nazionale dei sardi), in un territorio insulare, essi sono un asset strategico profondamente politico e non sono semplici aziende di servizi.
Sono dispositivi di connessione vitale, condizioni materiali dell’esercizio dei diritti di cittadinanza e costituiscono una risorsa strategica nazionale (sarda). Senza aeroporti governati nell’interesse collettivo, la mobilità non è garantita ma concessa, regolata dal mercato, subordinata alla redditività.
È per questo che la progressiva privatizzazione degli scali sardi non può essere letta come un processo neutro, ma come una scelta che sposta il baricentro del potere decisionale lontano dall’Isola e dai suoi abitanti e soprattutto svuota la Regione Autonoma dei suoi poteri realmente sovrani, perché – lo si capisce bene – senza gettito economico e senza controllo politico sugli asset strategici, ogni sovranità diventa presto una foglia di fico.
Cos’è il F2i Ligantia e perché la fusione è un furto ai danni dei sardi.
Il perno di questo processo di esproprio coloniale è F2i Ligantia, società controllata dal fondo F2i Sgr, il principale fondo infrastrutturale italiano, che gestisce capitali per oltre sette miliardi di euro. F2i non è un investitore qualunque: è uno strumento sofisticato di intermediazione tra capitale pubblico e rendita privata, partecipato da soggetti come il Fondo Ania, fondazioni bancarie, investitori USA come BlackRock e, soprattutto, dalla Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Ministero dell’Economia.
Ciò significa che lo Stato italiano non osserva da fuori il processo di espropriazione di uno degli ultimi vettori strategici di proprietà del popolo sardo, ma vi partecipa attivamente come soggetto finanziario e speculativo, traendo beneficio dalla valorizzazione di infrastrutture costruite i soldi dei sardi.Il dato centrale, spesso rimosso dal dibattito pubblico, è che questa privatizzazione avviene non in presenza di crisi, ma di profitti.
Come spiega Alessandra Carta nel suo documentato articolo dell’Unione Sarda gli aeroporti sardi funzionano e producono utili significativi.
L’aeroporto di Cagliari, gestito da Sogaer, ha chiuso il 2024 con oltre settantasei milioni di euro di ricavi e più di dieci milioni di utile netto. Olbia, già privatizzata nel 2020, ha superato i novanta milioni di ricavi con utili superiori ai ventiquattro milioni. Anche Alghero, nonostante dimensioni più contenute e un oggettivo ridimensionamento negli ultimi anni, ha consolidato la propria sostenibilità economica.
Questo quadro smentisce radicalmente l’idea – veicolata da alcuni media coinvolti nell’affare – che la concentrazione in una holding privata sia necessaria per salvare o rilanciare il sistema aeroportuale isolano.
Al contrario, dimostra che la svendita rappresenta uno dei più grandi espropri collettivi ai danni del popolo sardo, una nuova legge delle chiudende a tutto beneficio di privati che da una parte impoverisce materialmente i cittadini sardi deprivandoli di una enorme ricchezza nazionale, dall’altra tarpandogli letteralmente le ali in un diritto garantito dall’articolo della stessa Costituzione italiana che all’articolo 16 recita così: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».Affidare questo diritto ai privati (visto che dall’isola si esce o in nave o in aereo e non in auto, in treno, a cavallo o a piedi) è di fatto una limitazione palese di questo diritto.
La dinamica è tipica dei processi di finanziarizzazione con l’aggravante della violenza coloniale verso un popolo subalterno e marginalizzato: il capitale pubblico stabilizza, investe, costruisce infrastrutture e domanda; il capitale finanziario interviene quando i flussi di cassa sono certi, appropriandosi della gestione e delle prospettive di crescita. I precedenti sono eloquenti. La quota di Sogeaal acquistata da F2i nel 2016 per poco più di nove milioni di euro, nel giro di sei anni ha visto una rivalutazione di circa il settanta per cento.
La Geasar di Olbia, acquisita nel 2020 per 248 milioni, è stata rivalutata a oltre 360 milioni in appena due anni. Questi numeri non raccontano una strategia industriale orientata al servizio pubblico, ma un’operazione di valorizzazione finanziaria di asset essenziali ai sardi che ancora una volta vengono trattati come indigeni con l’anello al naso, oggetto da sfruttare e non soggetto da rispettare.
Il passaggio decisivo riguarda ora Cagliari-Elmas che rappresenta anche una sorta di golden goal della volontà rapace dei colonizzatori e del servilismo delle loro guide indiane locali. Lo scalo più importante dell’Isola, quello che garantisce la massa critica del sistema e che finora è rimasto a controllo pubblico attraverso la Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, sta per essere gentilmente ceduto in cambio delle solite perline coloniali.
Il ruolo dei media compiacenti e della RAS in mano ai colonialisti.
Una fregatura è una fregatura finché qualcuno non te la vende come un affare, una necessità o come una grande occasione di sviluppo. A questo ci pensa La Nuova Sardegna che già nel 2022 pubblicava un articolo dal titolo “I tre aeroporti sardi insieme: così il territorio cresce”.
L’autore scriveva con tocco fiabesco che «le compagnie aeree, principali clienti degli aeroporti ai quali devono pagare i diritti di atterraggio, stazionamento e decollo, possono giostrare sui prezzi mettendo quelli vicini l’uno in concorrenza con l’altro e spuntando tariffe stracciate, che impoveriscono tutti gli scali. Ryanair è la campionessa del mondo, in questo gioco di prestigio.
La Sardegna non fa eccezione». Quindi, visto che Alghero e Olbia sono stati privatizzati, perché non completare l’opera svendendo anche Cagliari per «stare tutti solidamente in piedi sul piano economico e negoziare insieme sul mercato»? Geniale no? Visto che ci siamo fatti fregare due aeroporti su tre, diamogli anche il terzo, così stiamo più tranquilli!Il perché di queste narrazioni così sdraiate de La Nuova Sardegna ce lo spiega Zuddas nel su citato articolo di S’Indipendente: «questo passaggio non avviene in modo isolato, ma dentro una rete di governance che coinvolge anche SAE Sardegna S.p.A., il gruppo editoriale che controlla La Nuova Sardegna. SAE non è un soggetto neutro nel contesto regionale: è parte del sistema che forma l’opinione pubblica e che contribuisce a definire ciò che appare inevitabile, tecnico, privo di alternative.
Quando sviluppo economico, infrastrutture e informazione orbitano nello stesso perimetro decisionale, il conflitto viene silenziato».E in tutto questo che dice la Giunta Todde, sostenuta dalla “sinistra radicale” di AVS e Sinistra Italiana, dal Movimento dei cittadini contro la “Kasta” e perfino dall’associazione “indipendentista” A innantis con a capo una delle eminenze grigie dell’ “indipendentismo moderno” che attraverso una ricca attività di convegnistica e di consulenza annuncia quotidianamente sui social che la sovranità nazionale è sempre più vicina?
Ce lo spiega bene Marzia Piga su SassariToday : «A valle del closing, Nord Sardegna Aeroporti (che poi nelle intenzioni dovrebbe perdere nel nome la connotazione geografica per quella regionale) resterà a maggioranza privata con F2i azionista di controllo, mentre la Regione entrerà con una quota qualificata di almeno il 10%, sostenuta da 30 milioni già stanziati».
Capito? Invece di alzare la bandiera del no alla privatizzazione e farsi ambasciatrice del diritto dei sardi a presidiare gli asset strategici, la RAS stanzia 30 milioni dei sardi per conservare una percentuale irrisoria (il 10%), giusto il tanto per poter alzare la mano e chiedere il permesso di assentarsi ed andare al bagno alle riunioni dei soci.
Che affarone, no?Infatti il 10% è una presenza che non garantisce il controllo, ma serve piuttosto a certificare politicamente l’operazione, a presentarla come partenariato pubblico-privato mentre il baricentro decisionale resta saldamente nelle mani del fondo speculativo F21.
La sovranità si riduce a simbolo, la capacità di indirizzo a testimonianza.Tutto questo avviene mentre resta privo di tutela effettiva il diritto alla mobilità, sancito dall’articolo 16 della Costituzione italiana, che in un’isola assume un significato sostanziale e non astratto. Un fondo di investimento non ha infatti alcun obbligo verso la continuità territoriale.
Conclusione
Energia, sanità, trasporti, scuola, RWM, vertenza entrate.. Se uniamo i puntini abbiamo il quadro di un aggravarsi della colonizzazione. Serve costruire una alternativa di sistema del popolo sardo, perché ovviamente l’alternativa non può essere la destra meloniana che in questa vicenda ha addirittura recitato la parte di chi è contrario alle privatizzazioni (loro che dell’ordoliberismo sono indiscutibilmente i campioni!).
Ma nemmeno dobbiamo illuderci di riporre le nostre speranze in quella galassia di sigle che ad ogni tornata ostentano indipendenza politica, ma poi spalleggiano gli stessi partiti coloniali sperando in un posticino al caldo. Serve un movimento popolare e di rottura dal basso, fondato su percorsi di democrazia reale, con profonde radici nel territorio. Da un po’ di tempo chiamo questa prospettiva “sardismo popolare”, in attesa di definizioni migliori. In ogni caso mi sento di lanciare la sfida: chi ha filo da tessere tessa. Da parte nostra non potremmo che apprezzare.
Immagine: usb.it















