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Psicopatologia della politica quotidiana – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Da almeno 500 anni l’umanità subisce dei traumi per le costanti perdite di identità. Da quando Galileo ha dimostrato la non centralità della Terra, abbiamo dubitato dei sensi, Nietzsche ha ucciso il dio creato dall’uomo, Darwin ha spazzato via Adamo ed Eva dal centro del creato, le grandi narrazioni sono finite.

Non siamo il centro del cosmo biblico, ma dato il nostro egocentrismo, abbiamo trovato conforto nel linguaggio quale nostra unicità, su cui la filosofia si è concentrata nel ‘900. Ora siamo ripiombati nel dubbio, minacciati dalle macchine: siamo l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’AI.
Da un lato il branco di macachi che ha rifiutato inizialmente l’orfano Punch (il diverso, l’immigrato che fa paura, la guerra costante di tutti i tempi e luoghi), ma che infine trova empatia in alcune scimmie: progressisti e conservatori reazionari piludus. Dall’altro, l’intelligenza artificiale freddamente ragiona, scrive, autoapprende e prende decisioni autonome.

Ora, paradosso dei paradossi, nel momento in cui la filosofia si è concentrata sul linguaggio, la sua forma più alta, la poesia, è sparita dalle librerie. Nella sezione poeti si trovano solamente alcuni classici e poco altro, per cui le logiche commerciali hanno fatto prevalere l’offerta di crime, vera moda del momento, che riscuote il boom anche tra gli scrittori sardi.
Ecco allora che se abdichiamo alla nostra forma più alta del linguaggio, se le parole sono scelte sulla base del mercato, allora abbiamo perso in partenza: vince la macchina.
La costante umana è la ricerca dell’identità rispetto al resto: su cosa ci concentreremo ora?

A chi fa paura la parola identità? Evoca chiusure? Fascismi? Il branco di scimmie alla fine ha accettato Punch, e noi siamo capaci di accettare il “diverso”?
I due estremi, l’identità statica e la libertà assoluta sono casi che non esistono.
In mezzo ci sono i mille condizionamenti sociali e le mille immaginazioni che uno si ritaglia della propria persona.
Tra l’identità statica e quella assegnataci dagli altri, che tende a staticizzarsi, c’è quella culturale, dinamica, scevra dai fantasmi essenzialisti e dalle interferenze esterne orientaliste. Ridurre l’identità a questa dicotomia è una visione troppo debole.

Ammettere l’esistenza del genocidio culturale sardo, o etnocidio, significa riconoscere la forza e la centralità della questione identitaria.
La cultura è aperta o non è cultura, deve vivere di simbiosi e contaminazioni, non può cristallizzarsi a una fase storica e dire “fermiamo tutto quanto”. Da quale punto partiremmo per individuare qual è la nostra identità? Dalla nostra infanzia? Da quella dei ricordi mitologici dei “vecchi tempi” dei nostri nonni in cui si moriva letteralmente di fame?

Così pure, l’identità di un popolo cambia costantemente, ma seguendo il filo della continuità storica: non si reinventa di punto in bianco immaginandosi altro. Non esiste la libertà assoluta di scelta, nell’identità.

Massimo Zedda si è presentato alla manifestazione contro il 41-bis con la fascia tricolore: difende la “colonia penale” omaggiando i simboli del colonizzatore.
In quell’immagine c’è il senso del fallimento di quella manifestazione (e di una classe politica sarda fuori dalla storia), prima ancora che nei numeri.

A destra fanno di peggio: pur di assecondare il loro governo di riferimento italico, accettano le servitù in Sardegna e tendono a minimizzare.

Forza Italia si è astenuta insieme a Fratelli d’Italia nel voto in Regione contro il 41-bis. La Lega invece attende l’arrivo del continentale per prendere le decisioni.
Sorgia trasloca (ancora) verso un altro partito, Fratelli d’Italia, dopo aver appoggiato la Pratobello24 sceglie il partito che sostiene che la legge 20 di Todde è troppo restrittiva.

Per la destra, è tutto un richiamo all’Italia e ai tricolori, i simboli sardi sono banditi, inclusi i Riformatori, che pur non avendo referenze statali espongono pacchianamente i colori italici.

Per Sardinia Post-mortem la battaglia per il 41-bis è bipartisan (cioè della destra e della sinistra) e ci si chiede non solo quale film abbiano visto sabato, dato che la destra italiana non era presente, e se percepiscano la contraddizione tra una visione del popolo sardo intero, rispetto ad una ipotetica unione bipartisan delle due parti italiane, destra e sinistra.
Unità di popolo sardo e unità tra destra e sinistra italiana non sono due concetti nemmeno lontanamente vicini. Il primo sta nelle logiche autonomistiche o indipendentiste, il secondo sta nelle logiche di potere coloniale e nel consociativismo.

Negli ultimi anni è circolata parecchio la parola colonia, riferita alla speculazione energetica, alle servitù militari e alla RWM, alle scorie nucleari, al 41-bis, alla scuola commissariata.

La parola viene usata ancora “inconsapevolmente” rispetto ai suoi significati cui conduce, per cui si ignora un elemento importante: lo status di colonia prevede un soggetto diverso dal colonizzatore, non l’immedesimazione con esso.

Bustianu Cumpostu ha fatto notare diverse volte che, mentre le colonie africane vengono riconosciute quali soggetti differenti dal colonizzatore, la Sardegna non viene riconosciuta dai sardi stessi come distinta dal suo dominatore. E credo che questo sia un punto cruciale politico-identitario.
Dato che lo status coloniale è indubitabile, dobbiamo allora capire perché alcuni parlano di decolonizzazione mentre usano la bandiera del colonizzatore.

Decolonizzazione e autodeterminazione sono dei processi e degli obiettivi, cioè le azioni, mentre la questione identità si riferisce al soggetto che compie le azioni.
Chiunque parli di decolonizzazione e autodeterminazione del popolo sardo non può negare l’esistenza del soggetto Sardegna diverso e con interessi contrapposti rispetto all’Italia.

La questione identitaria è talmente grave che deve ripartire dalle basi: chie semus, tra colonizau e colonizadore? Il resto è confusione mentale.


La Regione concede un suo terreno per eolico ad Escalaplano

Intanto l’assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, pubblica un avviso per un’istanza di concessione di suolo pubblico per la realizzazione di un parco eolico in terreni di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna, in territorio di Escalaplano.

Pratobello24, energia, industria, occupazione: e allora Portovesme?

Mentre i comitati Pratobello entrano in ordine sparso in commissione con un inaspettato approccio “collaborativo”, ma contemporaneamente rimarcando la novità della Pratobello26, la Regione nello stesso giorno approva il piano che stabilisce le zone di accelerazione per le rinnovabili, in spregio all’apertura ai comitati: “vi ascoltiamo, ma abbiamo già deciso altro“, sembrerebbe il messaggio che virgolettiamo, traducendo in pensiero le azioni del consiglio.
Viene annunciato anche che verrà impugnato il decreto energia dello stato, approvato a gennaio 2026, ma è nel gioco dello scontro tra la sinistra contro la destra, non una concessione ai comitati.

In Sicilia, l’arrivo del Tyrrhenian Link viene messo in relazione dal consigliere regionale Sciotto con la chiusura della centrale A2A e al licenziamento dei dipendenti.

Gli ambientalisti che ignorano la speculazione da fonti FER si preoccupano della chiusura delle centrali a carbone (giustamente) ma non dell’inquinamento prodotto dall’azienda energivora che necessita dello stesso carbone (e del metano): Portovesme.

Perché accettiamo l’inquinamento dietro ricatto occupazionale e non si studia un piano per il riassorbimento dei dipendenti della Portovesme, che sono circa 300, e contemporaneamente tagliamo drasticamente i consumi?

Perché non c’è un piano per il riassorbimento dei dipendenti delle centrali a carbone sarde?
Perché Portovesme ha un ruolo centrale, mentre i 400 dipendenti della centrale a biomasse, a rischio occupazione, vengono ignorati?
E se investissimo nel rimboschimento (che assorbe la CO2) e contemporaneamente spingessimo al massimo le centrali a biogas, proprio nel Sulcis?

Utilizzano anche materiali boschivi, per cui è uno sviluppo che si concilia con la ripiantumazione di alberi, in linea con il piano europeo (3 miliardi entro il 2030), e contemporaneamente è una fonte che non usa fossili. Ha una produzione stabile, non dipende da fattori incontrollabili, come irradiazione solare e vento.

Intanto i sardi pagano le bollette dal conto più salato, raddoppiate rispetto al 2018, nonostante la crescita esponenziale delle rinnovabili. Dall’immagine vediamo chiaramente una crescita di fotovoltaico ed eolico, il geotermico diminuisce, l’idrico è costante.
Per capirci, la Sardegna consuma circa 7.600 GWh/anno, la produzione rinnovabile è di 4.300 GWh circa e copre già ora il 56% del fabbisogno elettrico sardo.

Dati di produzione da fonti rinnovabili: Terna

Mettere in relazione la riduzione dei costi della bolletta (dei sardi s’intende) in seguito all’aumento delle produzioni rinnovabili in Sardegna sa tanto di bufala, come avvenuto per la Saras e il prezzo della benzina più alta in Sardegna (Gasolio, prezzi alle stelle per la guerra. Nell’Isola i rincari maggiori dopo la Valle d’Aosta: +5% in due giorni).
Mettano nero su bianco di quanto scenderebbero le bollette e in che modo un’eventuale riduzione non verrà assorbita dalla speculazione internazionale.

Brigata Sassari e Guerra.

Il mondo è in guerra, la Sardegna pure. I caschi blu della Brigata Sassari sono in Libano: contesto delicato, tra Israele ed Hezbollah. Brigata Sassari, missione in Libano: «L’Unifil sta evacuando il personale civile».

La Spagna ha negato l’uso delle basi, e noi?
Todde potrebbe comunque prendere posizione politica contraria, ma sappiamo che non lo farà, ricordiamo che definì le “esercitazioni sostenibili” e non si oppose all’allargamento della produzione della RWM.
I portuali sardi non sono quelli di Genova e la Brigata Sassari è già in posizione per le nuove trincee moderne, mentre il governo Meloni mostra al mondo la solita italietta pronta a sacrificare i giovani soldati per compiacere Trump.

Dal mondo dell’autodeterminazione sarda

41-bis. Detenuti mafiosi italiani e nazione sarda (Repùblica)

Contro la servitù carceraria del 41bis ma non con Todde (Sardigna Natzione Indipendentzia)

Di 41 bis e mobilitazioni. (Liberu)

Saremo in piazza il 28 febbraio, ma il nostro non è un assegno in bianco al governo Todde (Sardegna chiama Sardegna)

La montagna ha partorito un topolino (Rossomori)


Sa Cida in 1 Minutu

Ambiente e Energia

Crosetto: ‘Sull’utilizzo delle basi Usa in Italia valgono i trattati’

Incentivi fotovoltaico in Sardegna: “70 milioni per finanziare tutte le domande ammissibili

Autoconsumo e comunità energetiche: conto alla rovescia per i contributi al 40%

Truncu Reale, i pannelli solari sfrattano gli artigiani

Politica & Affari

Todde e l’auto blu: la replica della regione e la risposta di Indip

Fumi Sarlux a giudizio

Villaputzu, Mobilitazione popolare per il ponte di ferro chiuso da oltre due anni

Processo a Solinas, depositata la perizia sull’immobile di Capoterra: «Vale 100mila euro»

Deserto il bando per l’elisoccorso in Sardegna: come sarebbe cambiato il servizio, i dubbi degli operatori

Sorgia passa a FdI: nuovo cambio in Consiglio regionale

Cultura e Società

Addio a Paolo Nonnis: la Sardegna piange il batterista e polistrumentista di Selargius

Il mondo dell’emigrazione si spacca: nasce una nuova federazione

La lingua sarda entra in Aula magna: la tesi in ‘limba’ discussa all’Università di Cagliari

Da Bitti alle passerelle di mezzo mondo: «Trasformo l’abito sardo in capi d’alta moda»

Ecologia, la Sardegna è terza in Italia per la raccolta differenziata con il 76,5%

«I nuragici? Commerciavano in tutto il Mediterraneo»: le ultime scoperte archeologiche

La scuola non funziona più: il successo formativo dei figli dipende da quello dei genitori

Cosas de su mundu de billai

L’Europa sta con Trump, ma teme che Big tech stacchi la spina dei servizi digitali: il rischio blackout in Italia e Ue

Ue, quanto manca per liberarsi dal duopolio di Visa e Mastercard?

ChatGPT, boom di disinstallazioni :tutti passano a Claude

Pentagon Pizza, l’aumento di ordini di pizze al Pentagono ha predetto l’attacco in Iran

Una vittoria storica. Gli indigeni bloccano la privatizzazione del fiume Tapajós, in Amazzonia

Le mirabolanti inchieste della Nuova Sardegna:
A Sassari spunta Ilary Blasi: visita nel negozio dei Rolex e aperitivo in piazza d’Italia


Immagini: Cagliaripad, elaborazione S’I

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