Dalla Groenlandia una porta per le indipendenze europee – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Dalla seconda guerra mondiale nacque lo statuto, veniva riconosciuta la specialità sarda, seppur con un compromesso al ribasso;
Dalla prima guerra mondiale nacque il Psd’Az e le prime tesi indipendentiste.
Nel 1847, mentre in Europa si preparava il caos delle costituzioni del ’48, i sardi presero un abbaglio, accettando la costituzione piemontese, rinunciarono alle prerogative del regno di Sardegna;
A fine ‘700, immediatamente dopo la rivoluzione francese emerse Angioy e la Repubblica Sarda.
Dal caos nascono gli stravolgimenti politici, lo scrive chiaramente il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis in un post. La direzione va portata sull’autodeterminazione dei popoli.
Jens Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia ha dichiarato mesi fa che:
“Non vogliamo essere americani. No, non vogliamo essere danesi. Vogliamo essere groenlandesi e vogliamo la nostra indipendenza in futuro. E vogliamo costruire il nostro paese da soli”.
La cantante islandese Björk invita la Groenlandia a dichiarare l’indipendenza, e le fa eco lo scrittore algerino Tahar Lamri. In Iran intanto si manifesta per superare il regime iraniano, attraverso una benefica lotta di popolo. Il regime blocca Internet.
I popoli gridano libertà!
Il Trumpismo rivoluziona le categorie: la difesa europea è ormai antitetica alla NATO, gli europei devono scegliere. E devono scegliere se accogliere le istanze indipendentiste degli Inuit, di fatto aprendo a tutti i popoli europei senza stato.
Macron condanna il colonialismo USA. Bene. E la Corsica, la Bretagna, i Paesi Baschi, l’Occitania, l’Africa, la Nuova Caledonia e la Martinica?
La pagliuzza sull’occhio è una spirale: Macron condanna il colonialismo, mentre lo scrittore Tahar Lamri ricorda quello francese in Algeria, che a sua volta ha un identico problema interno con la Cabilia.
Intanto il Coordination Rurale denuncia un arresto ingiustificato, nei confronti del corso Cyril Caria, presidente di CR Corsica che difende gli agricoltori.
E la Sardegna?
Un articolo di Giuseppe Melis Giordano pone alcune condizioni per l’indipendenza, per cui i tempi non sarebbero pronti.
Ribalto la tesi: dati gli attuali poteri concessi dall’Italia, non riusciremo mai a creare le condizioni per iniziare un percorso di indipendenza.
I poteri dello statuto sono subordinati alla clausola dell’art.3 dello statuto (“fatti salvi gli interessi nazionali”), per cui l’Italia decide cos’è interesse statale. È arbitro e giocatore allo stesso tempo.
Anche solo una blanda riforma deve passare per le forche caudine italiane.
Ci sono almeno tre catene che bloccano dall’inizio di qualsiasi percorso di indipendenza.
Catene Culturali. Il paradosso dell’istruzione: Gramsci, Papa Kane e Simon Mossa
“Istruitevi, perché avremmo bisogno di tutta la vostra intelligenza“, sosteneva Gramsci. E aveva ragione, l’istruzione dovrebbe essere un punto fondamentale in un’ottica di liberazione.
In Sardegna abbiamo gravi problemi sul rendimento scolastico, sia sul fronte dell’abbandono, sia su quello degli invalsi, che sulle bocciature ed ammessi alla maturità.
Dall’istruzione e dalle conoscenze accumulate dalla società (chiamarle “capitale umano” le disumanizza e le mercifica) derivano parecchie condizioni che si riflettono sull’economia.
L’intellettuale africano Papa (Oumar) Kane sosteneva (nel libro “Africa?”, Cose d’Africa edizioni) che il controllo delle menti è molto più efficace della polvere da sparo.
La scuola italiana è impostata teleologicamente come un lungo risorgimento italiano, che parte dagli Etruschi (prima non esisteva nulla) fino ai giorni nostri, passando per la frase “discendiamo dagli antichi romani” (falso, i sardi hanno combattuto numerose volte i romani), o “abbiano regalato al mondo il Rinascimento” (ma noi sardi abbiamo conosciuto l’epoca dei Retables).
La scuola italiana forgia perfetti “italiani di Sardegna”, inconsapevoli della cultura negata: lingua, letteratura e storia sarda.
I media, tutti in lingua italiana e con l’italia come protagonista, fanno il resto.
Scrive Simon Mossa:
“E poiché il sardo fin dall’infanzia viene inibito, in quanto gli si insegna a considerare male tutto ciò che gli viene dal passato o dal di dentro, e bene tutto quello che gli viene insegnato per volontà esterna, a un certo punto, quando deve muoversi da solo, si trova in un mare di contraddizioni terribili, perde la fiducia in se stesso, non ha spirito di iniziativa autonoma, perde i legami tribali che costituivano la sua forza di individuo in “quella” società, e preferisce servire, perché così scompaiono i problemi e il suo tozzo di pane è assicurato. Ditemi dunque se questo non è “genocidio””.
La conclusione è il “Paradosso Gramsci-Kane“: l’invito di Gramsci ad istruirsi si risolve con il risultato opposto: avremmo catene ancora più strette alle caviglie.
Questo paradosso si risolve solamente con la scuola sarda, ed è qualcosa che si può fare già con questo statuto, i poteri esistono, ma i partiti italiani in regione non hanno interesse in tal senso.
Catene Economiche, piani di Rinascita e oppressione fiscale in cambio di assistenzialismo improduttivo
“Come facciamo a sostenerci?“, oppure “non abbiamo risorse“.
Posto che risorse ne abbiamo e anche parecchie, visto il destino dell’Africa e del Venezuela, non è detto che sia una benedizione. Le risorse principali dovrebbero essere i sardi stessi e le loro capacità, purché sostenute dalla “fiducia” di cui parlava Simon Mossa.
Chi ha affrontato strutturalmente il problema economico, partendo dai residui fiscali attingendo agli studi di un’associazione veneta, ha concluso che siamo deficitari, dunque la discussione sull’indipendenza può attendere al mese di MàjuMai.
Il problema è che si analizza la fotografia dello status quo dei parametri che, ricordo, sono tutti condizionati fortemente dallo stare sotto l’Italia, e non si analizza una situazione dinamica che si innescherebbe.
Negli ultimi decenni sia gli stati dell’Asia orientale sia quelli dell’Europa dell’Est hanno mostrato una chiara convergenza economica verso le aree più sviluppate. Partendo da livelli di reddito più bassi, hanno registrato tassi di crescita superiori. Malta ha un reddito superiore al nostro.
Rimando all’economista Robert Solow, sulla teoria economica della convergenza delle economie.
La politica economica viene decisa principalmente a Roma: il Piano di Rinascita sappiamo che non ha finanziato l’industrializzazione degli artigiani e della filiera agroalimentare, a partire dalla fornitura di semplici mungitrici per i pastori.
Oggi rimangono le cattedrali arrugginite di Porto Torres e Ottana, arte postmoderna del post capitalismo industriale.
Con la speculazione energetica stiamo assistendo allo stesso metodo estrattivo, si finanzieranno direttamente le multinazionali “prendi i soldi e scappa” mentre chi vive di turismo, agricoltura, pesca subirà una perdita secca.
Ci rimarranno le ferraglie ad arrugginirsi nei secoli dei secoli.
Il trasporto delle merci è essenziale, le navi che arrivano cariche devono ottimizzare i costi e ripartire nuovamente cariche, e ciò consente un abbassamento dei costi di trasporto per le nostre merci.
Non solo lo sviluppo del Porto Canale è stato sacrificato per quello di Gioia Tauro, ma commissario del Porto Canale è Domenico Bagalà, che ha i suoi natali proprio a Gioia Tauro, sul cui porto ha lavorato. Era stato nominato da Salvini.
Se non possono attraccare le grandi navi perderemmo la partita, esiste un problema strutturale di bassi fondali e di banchine.
Un aspetto sempre poco considerato è quello fiscale, se escludiamo qualche battaglia di bandiera della zona franca.
Qualche anno fa era emerso che Sassari aveva la pressione fiscale aziendale più alta d’Italia, arrivava al 66,5%.
Com’è possibile che una azienda di Ovodda debba subire la stessa pressione fiscale di un’azienda di Milano.
Con la pressione fiscale viene tarpata l’economia privata, in cambio di assistenzialismo improduttivo.
Non solo è un modello improduttivo, ma ci illude del fatto che senza il sostegno italiano non saremmo in grado di cavarcela da soli: un guinzaglio che è anche fune per impiccarci.
Un’indipendenza decisionale su fisco e salari, potrebbe ridurre il cuneo fiscale, attrarre investimenti, trattenere l’emigrazione e favorire il rientro a casa di tanti emigrati.
Catena Politica, la struttura tentacolare di potere dei partiti
La settimana scorsa su S’Indipendente abbiamo visto il sistema legato a F2i e alla Fondazione di Sardegna, con i tentacoli su aeroporti e rinnovabili.
La Fondazione è un gigantesco bacino finanziario, politico ed elettorale: da un lato investe in strutture economiche e mediatiche, controllandole direttamente; dall’altra con i ricavi dei dividendi di queste partecipazioni, finanzia attività più o meno culturali, che possono tornare utili al momento del voto.
Ma potremmo estendere ai tentacoli delle tre M (massoni, mattone, medici) più la quarta M (militari).
I partiti italiani (destra e sinistra) sono le cinghie di trasmissione del potere romano. Quel poco di autonomia che proviene dallo statuto viene gestito in maniera feudale.
Ad esempio, Todde, nella sua intervista alla Nuova Sardegna, ha dichiarato che il coordinatore regionale che sostituirà Licheri sarà deciso da Conte: a chi renderà conto il nuovo vassallo?
Abbiamo solo 16 parlamentari su 600, non siamo rappresentati in Europa, la legge elettorale regionale blocca l’accesso ai partiti sardi non schierati dentro il duopolio italico, le proposte di legge popolare vengono cestinate, chi protesta riceve denunce, sgomberi, viene arrestato.
“E la chiamano democrazia” (cit).
“Meglio una Repubblica di straccioni che una colonia di miserabili”
Tuonava Simon Mossa.
L’indipendenza è una questione di dignità, prima ancora che di calcoli utilitaristici.
Nasciamo nel costume e nella tradizione, abituati allo status quo dentro schemi politico-sociali predefiniti, dentro il linguaggio di cui siamo schiavi, per cui liberarci richiede una rivoluzione mentale e uno sforzo eccezionale.
È il tempo dei poeti, dei filosofi, degli scrittori, degli intellettuali, occorre rompere il muro del linguaggio, per elaborare nuove riflessioni che siano stelle polari nelle azioni di liberazione.
Chiudiamo con le parole potenti di Tahar Lamri nella sua lettera agli Inuit della Groenlandia, che sembra dedicata ai tanti “non siamo pronti”.
“Noi colonizzati abbiamo imparato una verità che i Camus del mondo non impareranno mai: non sei mai “pronto” per la libertà agli occhi di chi ti domina. Sei pronto solo quando smetti di chiedere il permesso e la prendi.”
Nuovo ordine mondiale, le reazioni dell’autodeterminazione sarda (in ordine alfabetico)
Liberu. Giù le mani dal Venezuela! L’aggressione del Venezuela da parte degli Usa con conseguente irreperibilita’ del legittimo presidente Maduro, e’ un atto di terrorismo internazionale. Un’aggressione imperialista contro la sovranita’ delle nazioni ed il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Rossomori. Per la forza del diritto, contro il diritto della forza. Con questa proditoria azione piratesca gli Stati Uniti contribuiscono a sgretolare uno dei pilastri fondamentali del Diritto Internazionale, ovvero che uno Stato non può aggredirne un altro se non in caso di autodifesa e con l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come già successo in altri scenari.
Sardegna chiama Sardegna. Con un atto gravissimo e criminale gli Stati Uniti d’America hanno portato a termine un vero e proprio golpe in Venezuela: bombardamenti sulla capitale e sequestro del presidente. Un’aggressione militare che costituisce una palese violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Sardigna Natzione Indipendentzia. Il mondo scopre la Groenlandia ma nasconde i groenlandesi. Quante Groenlandie ci sono nel mondo?
Di chi è la Groenlandia, la terra che il rapace americano vuole prendersi per il semplice motivo che gli serve? Ne dichiara il possesso la Danimarca che, pur dichiarando di non volerla vendere, nei fatti ne dichiara la possibilità di farlo, ignorando del tutto che in Groenlandia ci sono gli Inuit, i groenlandesi.
41-bis e sovrafollamento carceri: rivolta dalla “colonia penale”
Basta colonialismo penale, Badu ‘e Carros diventa fortezza per soli detenuti in regime 41 bis. Polemica sui 41-bis in Sardegna: i mafiosi in arrivo a Badu e’ Carros, Uta e Bancali – I NUMERI
Fiamme in cella e arredi distrutti, scoppia la rivolta nel carcere di Massama (Oristano). Gli agenti: «Siamo stremati». Scrive l’Unione Sarda: “Una giornata ad alta tensione nel carcere di Massama. Come denuncia il sindacato Sinappe, c’è stata una vera rivolta con disordini e azioni forti dei detenuti in diversi reparti contemporaneamente. Nel reparto 1B, alcuni detenuti hanno distrutto completamente gli arredi del corridoio, hanno danneggiato un tubo dell’acqua e appiccato un principio d’incendio.”
«Un tavolo di confronto tra Ministero, Regione ed enti locali sui detenuti al 41 bis». In arrivo il sottosegretario Delmastro
Sa Cida in 1 Minutu
Ambiente e Energia
Terna, completata la posa del ramo ovest del Tyrrhenian Link: collegherà Sicilia e Sardegna
Il Coordinamento di Gallura denuncia un potenziale pericolo del DL 175 sulle rinnovabili
Comunità energetiche rinnovabili, tagliate le risorse: la protesta dei sindaci (anche) bresciani che scrivono al ministro
Ancora fumo e fiamme alla Saras: «Guasto alle linee elettriche». E il sindaco chiede un incontro
Inquinamento industriale Fluorsid, vogliamo bonificare o no le aree inquinate? Dal blog del GrIG
Rifiuti industriali ad Assemini, Fluorsid dovrà rimuoverli entro 180 giorni: l’ordinanza del sindaco Puddu
Cagliari: “Con l’hotel superlusso nell’ex ospedale Marino di Zuncheddu un bene pubblico viene sottratto ai cittadini”
Prezzi, il gasolio ha sorpassato la benzina: Sardegna tra le regioni più care d’Italia
Is Urigus, i residenti mettono in (s)vendita le case per protesta: “No alla discarica” dei veleni a due passi dalle case
Il nodo per la difesa dell’UE è l’energia, ed è un problema serio
Rio Tinto punta su Glencore: proposta una mega fusione da 260 miliardi – Il Sole 24 ORE
Politica e Affari
Stangata sul trasporto merci: nell’Isola rincari sino al 50%
Studio per il rilancio dei porti sardi, l’Authority chiama (e paga) il Financial Times
Il rapporto dell’Antitrust sul caro-voli per l’Isola: «Nessuna collusione tra le compagnie»
Un cielo equo per la Sardegna (dal blog di Sandro Usai)
Olbia celebra il Principe Aga Khan: l’aeroporto cambia nome
Il giornalista Mario Guerrini denuncia sul suo canale Facebook un attacco alla sua persona da parte della massoneria, attraverso un comunicato ufficiale su Facebook, a proposito delle critiche del giornalista alle nomine della sanità di Todde. Aveva scritto che 6 dei 9 direttori generali erano massoni o contigui alla massoneria.
Alessandra Todde: «Terrò la Sanità per tutto il tempo necessario» e annuncia l’intenzione di ricandidarsi alla Regione nel 2029: «Tornare a Roma? Non ci penso proprio»
Regione, Silvio Lai: «La sanità richiede una guida a tempo pieno»
Sanità, Alessandra Todde categorica: «È una mia responsabilità»
Sanità e Finanziaria, è scontro. Il centrodestra: «Todde chieda scusa al consiglio». L’opposizione: «Grave dare all’assemblea la colpa della bocciatura in Consulta dei commissariamenti delle Asl». Comandini: «Collaborare per il bene dell’Isola»
Lavoro, aumentano le assunzioni e i contratti a tempo indeterminato: +3% – i dati
Dermatite bovina, l’incubo è finito: riparte la movimentazione dei capi
Cultura
Longevità sarda, altro che fattori ereditari: uno studio svela i veri segreti dei nostri centenari – Ecco quali sono
“Nemos andando per mare“, proiezione a Quartu, mercoledì 14 gennaio alle 18,00
Che fine ha fatto Sardiniapost? Il 1 dicembre 2025 l’editore Dante Mazzitelli aveva annunciato la ripartenza, ma ad oggi non ha scritto una riga.
Tonino Bertoleoni: «Io, sovrano dell’isola di Tavolara: il regno più piccolo del mondo»
Le spericolate inchieste della Nuova Sardegna
L’abbraccio tra Paolo Ruffini e la spettatrice sarda arrivata a Firenze per il suo spettacolo diventa virale. Il momento è stato condiviso su Instagram ed è stato visto 1,6 milioni di volte.
Sassari. Un incontro semplice, carico di emozione, a margine di Din Don Down, lo spettacolo teatrale di Paolo Ruffini con la Compagnia Mayor von Frinzius. È lo stesso Ruffini a condividerlo su Instagram: nel video (visto 1,6 milioni di volte) compare Nora, una spettatrice arrivata apposta dalla Cagliari fino a Firenze per assistere allo spettacolo.
Sassari, Massimo Lopez racconta il furto sventato dal sindaco Mascia: «Sembrava Spiderman»
Immagine: mad-in-italy.com















