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Quanto è stato facile tagliare la lingua al popolo sardo? – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Il dibattito lanciato sabato scorso da S’Indipendente sul disordine internazionale come finestra per parlare di autodeterminazione della Sardegna continua ad arricchirsi, ne hanno parlato Maurizio Onnis, Omar Onnis, Federica Marrocu, Alessandro Mongili e Bustianu Cumpostu.

Riparto ancora dalla Groenlandia, perché ha aperto diversi fronti: ha esacerbato una cesura tra gli “occidenti” (al plurale), dal momento che mette gli USA contro l’UE e apre uno scontro all’interno della NATO.
Inoltre, ha posto la questione Inuit, e i rapporti con la Danimarca, aprendo una questione di indipendenza dentro gli stati europei.

Il primo ministro ha dichiarato che tra USA e Danimarca, se messo alle strette, sceglierebbe la seconda.

Questo dovrebbe far riflettere anche i sardi indipendentisti-isolazionisti (“si deve parlare solo di Sardegna e non di questioni internazionali”): al momento della necessità, dentro una logica indipendentista, occorre essere inseriti in un contesto fatto di relazioni forti e durature, e lo sbocco europeo, purché riconosca le nazioni senza stato, sulla base della lezione appresa da Simon Mossa, è l’unico possibile.

Il primo ministro della Groenlandia, in accordo con la Danimarca, rifiuta la vendita “La Groenlandia non si compra”, per gli USA potrebbe costare 700 miliardi.

Mi chiedo cosa avrebbero fatto i sardi di fronte a questa offerta economica, sempre per rimanere in tema di vendita dei terreni per la speculazione energetica, in tema basi militari che “ci portano lavoro“, per rimanere in tema Ovidio Marras (un sardo atipico), per rimanere in tema con la vendita della Costa Smeralda, e così via.

A proposito di svendita, ma ci spostiamo sul culturale, Björk, nell’invitare i groenlandesi a dichiarare l’indipendenza, pone particolare enfasi sulla questione della lingua: “non abbiamo perso la nostra lingua (i miei figli ora parlerebbero danese)“.

Quale persona, a domanda diretta, accetterebbe di rinunciare alla propria lingua e farla morire, per abbracciare quella del dominatore? Io credo nessuno al mondo sano di mente lo farebbe.
E allora, perché noi sardi lo abbiamo accettato? Quali meccanismi più subdoli hanno funzionato?

Gli islandesi sono riusciti a preservare la loro lingua, grazie all’indipendenza, gli irlandesi no, seppure siano indipendenti da molto prima.

Come decade una lingua?

Scriveva Cicitu Masala, “entravamo a scuola intelligenti e vispi, uscivamo silenti e tonti”. Una lingua ufficiale entra a scuola, viene ritenuta colta, è pervasiva in tutti i media e contesti; l’altra non entra a scuola, viene ritenuta non colta e inutile.

Il colonialismo linguistico (si chiama proprio così) usa metodi raffinati e suadenti, non ti obbliga:

  1. Si appoggia ad una classe locale ricca ed istruita connivente con il colonizzatore (in genere borghesi, pubblici funzionari altolocati, lacchè vari) che parla la lingua del colonizzatore;
  2. La classe povera subisce questi modelli, per cui cerca di imitare chi sta sopra;
  3. Si crea lo stigma su chi parla la lingua locale = povero e ignorante; chi parla la lingua del colonizzatore = ricco ed istruito.

Eppure saremmo entrati nella modernità con la nostra lingua, come tutti i popoli del mondo. A sentire parlare gli anti-sardofoni, se avessimo continuato a parlare il sardo non avremmo avuto il condizionatore, ma sa forredda, non il PC e Internet, ma i piccioni viaggiatori.

Le commedie di Tziu Paddori sono un esempio eclatante di questo meccanismo: andrebbero studiate a scuola come esempio di autocolonialismo. Invece, vengono recitate ancora oggi, ancora per riderne, non come testimonianza coloniale.

La scelta linguistica è una scelta di popolo, non è una scelta individuale, ci nasciamo dentro, e ne siamo schiavi, se non capiamo questo meccanismo la lingua sarda non si salva.
Non è una giustificazione sul perché questo articolo è scritto in italiano, ma in sardo mi leggerebbe un terzo dei lettori, o meno. Esistono pochi lettori in sardo, prima ancora che scrittori.

E dunque, se di scelta di popolo si tratta, non bastano gli sforzi individuali o di singole associazioni, tra cui ANS, per rivitalizzarla, ma serve la scuola sarda.

Si può fare la scuola sarda con gli attuali poteri dello statuto speciale?

Di fatto il potere è presente nello statuto (art.5):

Salva la competenza prevista nei due precedenti articoli, la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione e attuazione, sulle seguenti materie:
a) istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi;

Ma non viene applicato da alcuna legge regionale, che i partiti in consiglio nemmeno si sognano di metterla tra le priorità assolute ed emergenziali, data la situazione di imminente perdita definitiva della lingua sarda.

Diceva Cicitu Masala: “ad un popolo puoi togliere tutto, ma se gli lasci la lingua, questo popolo continuerà ad esistere; se a questo popolo tu gli lasci tutto, ma gli tagli la lingua, questo popolo non esisterà più!”.

Ed ecco perché non viene attuata quella legge statutaria: è il progetto italiano (“fare gli italiani”, disfacendo i sardi), il “genocidio” di cui parlava Simon Mossa.

Le generazioni del ‘900 e del 2000 saranno ricordate nei secoli come quelle che hanno accettato la cancellazione della propria lingua.
E si chiederanno cosa avremmo potuto fare e non abbiamo fatto.
Fare la scuola sarda è il passaggio cruciale, proprio perché è una questione di popolo.
Invece, dentro l’Italia andiamo nella direzione opposta.

Le scuole sarde vengono commissariate dallo stato italiano

L’Italia commissaria la Sardegna, proprio sul tema scuola (Regione commissariata sulla scuola, Todde: «Scelta sbagliata, no a tagli burocratici»), e siamo qui ancora una volta a difenderci dall’assalto dell’ultimo e più feroce tra tutti i dominatori, a parere di chi scrive.
In appena 160 anni, l’italia è quasi riuscita a completare l’opera della cancellazione della lingua sarda, là dove non erano riusciti spagnoli e aragonesi in 400 anni.

Ad istituire la lingua italiana in Sardegna, per cancellare le influenze iberiche, non a caso, fu il ministro piemontese Bogino, il primo vero boia della lingua sarda.

Scrive l’Unione Sarda: “Dimensionamento, pesante decisione del governo. La presidente Todde: «L’istruzione prima di tutto, abbiamo adottato criteri che si adattano alla nostra realtà»

Il commissariamento è un atto grave e calato dall’alto, sottolineando che la dispersione scolastica nell’Isola raggiunge il 14,5%, dato che dovrebbe spingere a rafforzare il sistema educativo. La Cgil parla di scelta «gravissima» e lesiva dell’autonomia regionale; la Cisl chiede «un piano che tenga conto delle peculiarità del territorio»; la Uil definisce il provvedimento «inaccettabile» e fondato solo sui numeri. I Cobas Sardegna tempo fa avevano fatto circolare una petizione contro il dimensionamento scolastico e denunciano il fatto che la regione “decide di non decidere sul prossimo dimensionamento Scolastico 2026/2027 e chiede al Ministero di fare il lavoro sporco al quale però anticipa che collaborerà”

L’assessora Ilaria Portas sulla Nuova Sardegna: «I numeri che ci hanno assegnato li contestiamo perché non sono reali ma stimati. Per poter agire dobbiamo almeno aspettare il merito della sentenza del Consiglio di Stato».

Eppure l’assessora Portas aveva aderito all’appello di ANS e aveva fatto la campagna elettorale in sardo, una certa sensibilità dovrebbe averla per proporre una legge sulla scuola sarda che insegni lingua, storia e letteratura sarda obbligatoriamente. O era propaganda elettorale?

Floursid: inchiesta aperta dalla Procura di Cagliari

Da un post di Report: Indagine aperta per la mancata bonifica delle aree inquinate dall’attività industriale della Floursid. È quanto si apprende in queste ore dalla Procura della Repubblica di Cagliari. Mentre il sindaco di Assemini Mario Puddu alla fine di dicembre ha emanato un’ordinanza per rendere esecutiva la bonifica dell’area industriale di Macchiareddu dove i dipendenti della Floursid avrebbero interrato rifiuti industriali e sversato fanghi. Tutto nasce nel 2017 quando vengono arrestati per disastro ambientale i vertici della Fluorsid, l’azienda di Assemini del presidente del Cagliari Calcio Tommaso Giulini, non indagato in questa vicenda.”

Fluorsid risponde a Report: “Mai previste bonifiche dei terreni, il suolo del sito non è contaminato“.
In pratica ammettono di non aver mai fatto le bonifiche.

CagliariToday ricostruisce la storia: Il caso Fluorsid, dalla prima inchiesta ambientale all’ultima ordinanza (e cosa sta succedendo oggi).

Scrive il GrIG: Il grande bluff della bonifica Fluorsid – cinque anni di nulla, veleni ancora lì. La Procura apre due nuove inchieste.
C’era un patto nel 2019: niente carcere in cambio del risanamento. Ma a Macchiareddu i “crostoni” chimici sono rimasti al loro posto. Il sindaco di Assemini ordina la rimozione, gli ambientalisti insorgono: “Giustizia presa in giro”.

Inquinamento industriale Fluorsid, la Procura della Repubblica di Cagliari indaga sulla mancata bonifica ambientale delle aree inquinate.

Decreto energia, pale e pannelli nel 15% del territorio sardo

Secondo l’Unione Sarda, con il decreto energia del Governo pale e pannelli nel 15% della Sardegna. Assalto al paesaggio, sulle rinnovabili il Governo silenzia la Regione

C’era stato un appello dei comitati Pratobello24 (Appello urgente ai deputati sardi: domani si vota il dl 175. Difendete la nostra terra!).

L’appello era caduto nel vuoto, i parlamentari Pietro Pittalis, Ugo Cappellacci, Francesco Mura, Gianni Lampis, Barbara Polo votano a favore.
Il Coordinamento di Gallura attacca con delle foto con la scritta traditori, mentre a Salvatore Deidda che si è astenuto viene ribattezzato Ponzio Pilato.

Sa Cida in 1 Minutu

Ambiente e Energia

Allarme salute a Sarroch: benzene vicino alle scuole e “danni al dna dei bambini” (CagliariToday)

In Sardegna è già attiva la prima batteria a CO2 al mondo: ecco i numeri (everyeye.it)

412-Bis

In Sardegna 192 posti di 41bis: “Aumenteranno fino a 240, non dobbiamo essere un’Isola-carcere” (YouTG.net)

Detenuti al 41 bis in Sardegna, l’appello della garante: «Urge convocazione della Camera» (Unione Sarda)

Polemica sui 41-bis in Sardegna: i mafiosi in arrivo a Badu e’ Carros, Uta e Bancali – I NUMERI (La Nuova Sardegna)

Caso 41bis, Todde conferma: «Le carceri di Sassari, Nuoro e Uta saranno destinate solo ai boss» (La Nuova Sardegna)

Il piano del Governo sul 41 bis è ufficiale: sette istituti «esclusivamente dedicati», tre in Sardegna (Unione Sarda)

Da Riina a Vallanzasca, Cutolo e Calò: tutti i detenuti “illustri” passati per le carceri sarde (La Nuova Sardegna)

Politica e Affari

Assolta l’attivista accusata di diffamazione aggravata dall’RWM (Associazione Libertade)

Asl, opposizione all’attacco dopo il verdetto del Tar: «Gestione Todde disastrosa». FdI: «Serve un fondo ripara-danni» (Unione Sarda)

Nessuno taglia le tasse, Ryanair vola via dalla Sardegna (Unione Sarda)

Fusione aeroporti, avanti contro tutti: «Accordi conclusi nei prossimi mesi» (Unione Sarda)

Aerei sul canale di Sardegna: operazione SAR o legata al passaggio delle navi russe? (Sardegnanotizie24)

Export, mercato a due velocità per le imprese sarde negli Usa (Unione Sarda)

Finanziaria, accordo sui 100 milioni ai Comuni. Migliaia di emendamenti dall’opposizione (Unione Sarda)

Tutti “pazzi” per il mega polo commerciale a Elmas: sicuri anche Max Factory, Legami e WindTre (Cagliarinews). Ricordiamo che il polo commerciale è legato a chi gestirà gli aeroporti

Einstein Telescope, firmato l’accordo Sardegna-Sassonia (RaiNews)

Via libera al ddl su invecchiamento attivo. Todde: “Anziani risorsa centrale” (Sardegna Live)

Finalmente una inchiesta de La Nuova Sardegna

Questa settimana la Nuova Sardegna pubblica in anteprima una inchiesta seria, per cui la solita rubrica torna la settimana prossima: Abusi su minori: 37 casi in Sardegna, la Chiesa sotto accusa


Immagine: manifestosardo.org

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2 commenti

  1. «Non è una giustificazione sul perché questo articolo è scritto in italiano, ma in sardo mi leggerebbe un terzo dei lettori, o meno» e pro bogare faedhu e iscrìere in limba nostra ispetades a candho sos àteros duos tertzos ant a faedhare e cumprèndhere totugantos su sardu. Bravi!
    Bravos: si depides nàrrere fintzas solu duas peràulas sighide bois puru a faedhare e iscrìere in italianu pro fàghere cumprèndhere e cunvertire cussos de sa polìtica mìsera e miseràbbile a cambiare carchi cosa de significativu de su ‘guvernu’ issoro e azuare a sos chi l’ant pérdida o la sunt perdindhe a recuperare sa limba naturale nostra!
    Si no semus bonos ancora a pistare abba, chircamus de èssere bonos a predicare bene e razzolare male, o mancari faghimus professione de schizofrenia chentza mancu l’ischire.
    Ma isperamus gai etotu de mòrrere fintzas chentza limba nudha, e mancari faedhendhe in limba AI (no naro a tontesa naturale) e, in prus, sa libbertade e responsabbilidade de totu su chi faghimus est fintzas a… ispetare e balanzare puru su tìtulu de Mastros Iseta.

  2. Saludi Mario Puddu,
    si chi at scritu no est totu sballiau, e depu nai chi mi dd’abetamu puru s’arrespusta.
    Apu circau de anticipai in s’artìculu, ma biu ca est serbiu a pagu e nudda.
    No apu scritu ca depeus abetai de chistionai “candho sos àteros duos tertzos ant a faedhare e cumprèndhere totugantos su sardu”, ma apu scritu ca su dde chistionai sa lìngua, calisisiat lìngua, est no est unu scioberu individuali e basta, ma est una cosa chi arrennescit diaderus candu est fata totus in paris.
    Sa scola sarda est sa manera de fai unu caminu de pòpulu, po inghitzai una cosa chi no siat a “macchia di leopardo”, e candu su pipiu bessit de domu no ddui est nisciunu po ddu chistionai.
    Chi no gherraus po sa scola sarda su sardu si nci morit.
    E cun custu tocat chi si pongaus totu a essi Mastros de pressi, po gherrai po sa scola sarda.

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